Chi compra casa ha bisogno di certezza, mentre intorno l’incertezza da pandemia avvolge tutto. È la spiegazione semplice della predominanza assoluta dei mutui a tasso fisso – che è un trend in atto dal 2015 ma che nel 2020 ha raggiunto il picco massimo, con una quota del 95%. Il motivo più tecnico è che «tassi fissi e variabili oggi si equivalgono e dunque un tasso fisso è come una polizza di assicurazione a basso costo, che consente alle famiglie di controllare la spesa del mutuo senza doverla gestire in funzione di imprevedibili andamenti del corso del denaro». A dirlo a MFMilano Finanza è Roberto Anedda, direttore Marketing di MutuiOnline.it, piattaforma che aggrega le offerte di tutte le principali banche presenti sul mercato italiano.
Quanto ai tassi, in funzione del Covid e delle incertezze che ne conseguono, c’era stata in aprile una leggera ripresa dell’Euribor, «che però in maggio è tornato sui minimi e oggi quota a -0,46% a un mese e -0,27% a tre mesi. Hanno influito sul rialzo i movimenti interbancari perché gli istituti finanziari hanno provveduto a dotarsi di capitale di copertura», spiega Anedda. Sul lungo periodo invece «sono rimasti stabilmente in calo gli indici Eurirs e anche rispetto ai valori di aprile c’è stato un ulteriore appiattimento verso il basso, con valori di poco superiori allo zero o in negativo. Fino a dieci anni il livello è a -0,10%, e tra i dieci e i trent’anni oscilla intorno alla parità. Questo ha generato il crollo sui tassi fissi che a maggio hanno visto valori simili ai sui variabili, con offerte anche ampiamente sotto l’1% per entrambe le categorie. «Viene così del tutto a mancare la convenienza del variabile anche alla luce del movimento verso l’alto dell’Euribor, seppure solo di assestamento. Il tasso fisso era favorito anche prima della pandemia, ma il trend si è rafforzato e lo scenario potrebbe durare anche oltre l’anno».
Quanto alle richieste di mutui, nei mesi tra febbraio e aprile giocoforza si sono notevolmente ridotte, a causa della minore operatività delle banche e delle difficoltà per le persone di muoversi: «Tutto è stato rimandato a tempi migliori. Si è arrivato a un dimezzamento nei flussi di richiesta di erogazioni, più per acquisto che per surroga che è più semplice da gestire anche a distanza. Considerando che l’anno era partito molto bene. Ma se il periodo di lockdown ha inciso sulle operazioni nuove, da inizio maggio anche queste si sono riprese e i flussi sono tornati molto simili a quelli del pre Covid. Inoltre, i mutui per l’acquisto della prima casa sono balzati al 46,1% del totale dal 30,8% del periodo gennaio-marzo», dice Anedda.
«È ancora presto per valutare quanta sia la componente di recupero di ciò che era stato sospeso e quanto sia da attribuire a un rinnovato interesse per l’immobiliare. Certamente stiamo assistendo a un ritorno dei mutui per acquisto più che a surroghe che avevano dominato lo scenario a inizio anno e nel 2019. Si aprono possibilità interessanti, per chi ha possibilità finanziarie, perché i prezzi immobiliari sono contenuti e non si attendono rialzi. E di certo, c’è una quota aggiuntiva di persone che ricorrono all’online più di prima, considerando che per quanto riguarda i mutui ci si può spingere avanti in tutte le operazioni di esplorazione del mercato in un momento di difficoltà di mobilità e sicurezza». Anche questo trend è stato influenzato dall’appiattimento dei tassi a livelli prossimi allo zero, che riduce per gli utenti appartenenti a fasce di reddito e patrimonio medio-alto i margini di personalizzazione dell’offerta e fa perdere, anche a questa tipologia di clientela, l’interesse di rivolgersi in filiale. «In questo modo», conclude Anedda, «sfrutta il canale online per assicurarsi le migliori condizioni di mercato, contribuendo all’innalzamento dell’importo medio del mutuo erogato, passato da 140 mila a 160 mila euro». (riproduzione riservata)