Luigi Lovaglio rivendica la paternità e la logica industriale dell’operazione Mediobanca-Mps. «È una mia idea che presentai al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti tre anni fa nel giorno del suo compleanno: era il 16 dicembre del 2022», ha detto l’amministratore delegato del Monte intervenendo ieri al Senato. E si tratta di un’operazione «ampiamente» di mercato. L’alleanza con Piazzetta Cuccia - «non una fusione né un’integrazione» - mette infatti insieme «due storici marchi della finanza italiana, distinti ma complementari, che saranno al servizio di imprese e famiglie».
A meno di ventiquattr’ore dal vertice milanese di mercoledì 8 ottobre con le prime linee di Mediobanca, Lovaglio è stato il primo amministratore delegato di una banca ad aver accettato l’invito del presidente della commissione di inchiesta sul sistema bancario a Palazzo Madama, Pierantonio Zanettin, per far luce sul risiko bancario.
«Siamo vivendo un processo di consolidamento bancario e credo sia stato importante per Mps partecipare da protagonista a questo processo. Siamo arrivati a questo punto grazie al prezioso lavoro dei colleghi del Monte. Questo clima positivo ha portato ad avviare i lavori per questa importante combinazione (con Mediobanca, ndr) che sarà completamente a servizio imprese e famiglie. Puntiamo sulla diversità delle due realtà, si parla di alleanza non di merger né di integrazione».
«Nel 2022 presentai una slide al ministro Giorgetti che conteneva tre obiettivi: andare lentamente sul mercato, avviare una combinazione tra pari e lavorare a un progetto di trasformazione attraverso l’unione con Mediobanca», ha detto rivolgendosi ai senatori. Era quindi già tutto previsto. Anche se qualche dubbio c’era. Lovaglio ha spiegato che ad aver messo in moto tutto è stata l’ops di Unicredit su Banco Bpm: «A quel punto Bper era al lavoro su Sondrio e noi non volevamo stare da soli».
Mps e Piazzetta Cuccia sono «due realtà distinte ed è proprio questo ciò che andrà a beneficio degli stakeholder: cittadini, imprese, azionisti. Mediobanca e Mps vantano un patrimonio straordinario e vogliamo coltivare questi due marchi, arricchirli e utilizzare al meglio il loro posizionamento. Il progetto non si basa né su chiusure di filari né su licenziamenti: mettiamo insieme le due forze e puntiamo sulla crescita dei ricavi. Saremo concentrati a espandere la nostra attività».
«L’operazione Mediobanca», ha puntualizzato Lovaglio, «ha un solo grande obiettivo da raggiungere: servire meglio le nostre imprese, le famiglie, proteggere il risparmio e offrire servizi che altrimenti non potremmo offrire sotto lo stesso tetto. Tetto che metterà insieme l’azienda Mediobanca con il suo brand e l’azienda Mps con il suo brand. Parliamo di oltre 300 miliardi di risparmi e 6 milioni di clienti. Potremmo fare investimenti: 170 milioni di euro messi insieme tra le due banche, tutti a servizi della nostra clientela». Insomma, ha chiosato Lovaglio, «una delle operazioni più brillanti portata a termine del governo, in maniera trasparente, a beneficio del mercato».
Il banchiere ha quindi sgomberato il campo dai dubbi sull’azionariato del Monte, chiarendo che Rocca Salimbeni «non è controllata da due soggetti (Delfin e Caltagirone, ndr) che hanno quote vicine al 27%», perché «quasi il 70% del capitale è in mano a fondi italiani e internazionali». Insomma, quanto hanno sempre sostenuto Alberto Nagel e Philippe Donnet a proposito rispettivamente di Mediobanca e Generali.
Nessun opinione, invece, sul collocamento da parte del Mef della terza tranche di azioni che ha portato nell’azionariato Delfin, Caltagirone e Banco. Anche se sul Leone Lovaglio qualcosa ha detto: «Generali rappresenta una forma di reddito ed è quindi benvenuta nel nostro conto economico. Guardiamo a questo investimento con un’ottica industriale. La regola di casa di Mps è di generare un euro in più di valore per tutti gli stakeholder: che sono anche dipendenti e territorio. Se questo numeretto (il dividendo per azione, ndr) continua a crescere è irrilevante chi sono i principali azionisti che incasseranno questo dividendo».
Tra le domande poste all’ad, una in particolare si riferiva alla solidità dell’istituto anche in funzione della presenza del Tesoro in Mps. «Siamo forse l’unica banca che ha una partecipazione statale ma non ritengo questo motivo di vulnerabilità. Credo che quest’ultima sia data da alcuni parametri e Mps ha coefficiente patrimoniale più alto d’Europa. La vulnerabilità non necessariamente dipende dall’azionariato: abbiamo lo Stato, vero, ma come abbiamo tanti azionisti importanti. Credo che non ci sia nessun rischio di vulnerabilità bancaria».
In merito al futuro del Monte, Lovaglio ha parlato di Banco Bpm come «un’ottima banca con cui collaboriamo attraverso Anima», ma ha poi precisato che «oggi siamo completamente focalizzati a portare avanti questo progetto (con Mediobanca, ndr) in relazione al quale la velocità è fondamentale e che vogliamo realizzare a beneficio dei clienti, dei dipendenti e dei territori».
Infine, rispetto al possibile delisting di Piazzetta Cuccia, Lovaglio ha risposto che: «È presto per dire cosa faremo del titolo Mediobanca» ma «una cosa è certa, il brand è sacro, così come è sacro quello di Mps». (riproduzione riservata)