La Cassazione conferma l'assoluzione di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, rispettivamente ex presidente ed ex amministratore delegato di Montepaschi, dalle accuse di aggiotaggio e false comunicazioni sociali fino alla semestrale 2015 della banca senese.
Giovedì 20 febbraio la quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati dalla procura generale di Milano e dalla parte civile Bluebell di Giuseppe Bivona (condannata a pagare le spese processuali) contro la sentenza di assoluzione della Corte d'appello di Milano dell'11 dicembre.
I giudici hanno quindi accolto la richiesta del sostituto procuratore Luigi Giordano secondo il quale i ricorsi dovevano essere rigettati «in parte perché infondati e in parte perché inammissibili». In questo modo la procura della Cassazione ha sposato un orientamento diverso da quello della procura generale di Milano, che aveva fatto ricorso contro l’assoluzione dei due imputati.
Gli avvocati difensori di Profumo e Viola - Franco Coppi, Adriano Raffaelli, Francesco Mucciarelli e Roberto Borgogno - avevano chiesto di respingere entrambi i ricorsi perché «manifestamente inammissibili». L’11 dicembre del 2023 Profumo e Viola erano stati assolti in secondo grado dalla Corte d'appello di Milano dopo che in primo grado, il 15 ottobre 2020, erano stati condannati entrambi a 6 anni. Questa assoluzione definitiva arriva dopo che sempre la Cassazione aveva confermato le assoluzioni anche nel processo a carico della precedente gestione di Mps, quando presidente era Giuseppe Mussari e direttore generale Antonio Vigni.
A MF-Milano Finanza Profumo ha commentato così la sentenza: «Ne ero certo. Sono sempre stato convinto di aver operato correttamente. Sono felice ma, dopo dieci anni, anche stanco. È stata una vicenda stancante».
Il procedimento a carico di Profumo e Viola era incentrato sull'accusa di aver contabilizzato in maniera scorretta i contratti Alexandria e Santorini (mai da loro considerati come derivati) nella semestrale 2015 di Mps, usando il metodo «a saldi aperti» invece che «a saldi chiusi», come fatto negli anni precedenti; un sistema di contabilizzazione che nell’ipotesi dei pm sarebbe servito a coprire in bilancio un «buco» di 700 milioni.
La sentenza rimodula in maniera ulteriormente favorevole a Mps i rischi legali. Quelli su Profumo e Viola comunque erano già stati esclusi dal petitum a carico della banca. Oggi rimane in piedi solo il filone della contabilizzazione degli npl per il quale la banca è stata convocata per responsabilità civile. Il processo è ancora in udienza preliminare (riprenderà il 28 febbraio). Ma anche questa appare destinata a ridimensionarsi dopo la pronuncia di appello in sede civile favorevole a Mps nella causa promossa dal fondo Alken che verte anche sugli npl. Il petitum complessivo su queste partite è di circa 1,2 miliardi. In caso di vittoria per la banca potrebbero rivelarsi preziosi nell’ops su Mediobanca. (riproduzione riservata)