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Mps: il Mef cede il 15% e incassa 1,1 miliardi, Banco Bpm sale al 5%. Cosa cambia ora

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Mps, il Tesoro vende il 15%. Comprano Banco Bpm, Anima, Caltagirone e Del Vecchio. Giorgetti: rafforzato il fronte italiano

13 novembre 2024, 18:11 Ultimo aggiornamento: 14 novembre 2024, 08:13

L’istituto milanese prende il 5%: operazione di natura industriale coerente con l’opa su Anima, che a sua volta acquista il 3% e sale al 4%. E torna a Siena Francesco Gaetano Caltagirone, che si accaparra il 3,5%. Stessa quota per Delfin, la holding dei Del Vecchio.  Il prezzo incorpora un premio del 5%. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: mossa importante in modo serio e riservato. Banco Bpm non salirà sopra il 10% | Il video

Nasce una cordata italiana per il Montepaschi tornato privato. A quasi un anno esatto dall'avvio della privatizzazione, il Tesoro vende la terza tranche di Mps. Mercoledì 13 via XX Settembre ha collocato il 15% della banca senese incassando 1,1 miliardi di euro, a un prezzo che incorpora un premio del 5% sulla chiusura di 5,52 euro.

L’istituto senese si ritrova con un importante nuovo socio forte: Banco Bpm, che ha rilevato il 5%. Nella tarda serata di mercoledì 13 novembre Banco Bpm, con una nota al termine di un cda straordinario, ha ufficializzato di aver acquisito il 5% di Monte dei Paschi nell’accelerated bookbuilding curato dalla sua merchant bank Banca Akros. L’investimento dovrebbe essere di circa 370 milioni.

Accanto al Banco c’è Anima, la sgr su cui l’istituto milanese ha  appena lanciato un’opa sul 100%, che ha preso un’altra quota del 3% (pari a 219 milioni) portando così al 4% la sua partecipazione in Siena.

E poi spuntano due colossi della finanza italiana. Da un lato Francesco Gaetano Caltagirone ha rilevato il 3,5%: per lui è un ritorno a Siena, essendo stato l’ingegnere romano agli inizi del Duemila socio forte e vicepresidente di Mps fino al 2012. 

La cordata italiana di cui parlavano alcuni rumors durante il collocamento si completa con Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio – gli eredi del fondatore di EssilorLuxottica Leonardo Del Vecchio – che da fonti finanziarie risulta aver rilevato il restante 3,5% delle azioni Mps collocate dal Tesoro. 

Della cordata non farebbe dunque parte quella compagine capitanata dal patron di Finint, Enrico Marchi, di cui si era parlato nei giorni scorsi (e della quale avrebbe dovuto fare parte Leonardo Maria Del Vecchio, uno dei soci di Delfin). 

L’incrocio di partecipazioni finanziarie del fronte italiano

Le posizioni dei quattro acquirenti sono fra di loro incrociate: Banco Bpm ha in corso un’opa su Anima, che a sua volta è il fornitore di gestioni patrimoniali per Mps (e già azionista di Siena con l’1%). Caltagirone è azionista di Anima e di Banco Bpm e insieme con Delfin è socio rilevante di Mediobanca e di Generali. Delfin, a sua volta, è il primo azionista privato di Unicredit con il 2,6%.

Le ragioni di Banco Bpm

Banco Bpm spiega in una nota che la mossa su Mps «si inserisce nel contesto più ampio dell’opa su Anima ed è coerente con la strategia del gruppo di rafforzamento delle proprie fabbriche prodotto. Mps è infatti il primo distributore di prodotti del gruppo Anima, dopo Banco Bpm, e rappresenta un partner strategico per la crescita futura di Anima e delle sue controllate». Proprio per questo non intende chiedere alla Bce l’autorizzazione a «superare la soglia del 10%; il gruppo rimane focalizzato sugli obiettivi del piano 2023/26, confermando la propria strategia stand alone».

Nessun effetto sui dividendi di Banco Bpm

L’operazione – continua la nota – dimostra inoltre l’apprezzamento di Banco Bpm per i risultati e i progressi realizzati negli ultimi anni dall’attuale management e dal consiglio di amministrazione di Mps», e sottolinea che l’impatto sul Cet1 a settembre è di -9 punti base e quindi «non influirà sulla politica di distribuzione esistente.

Sulla base delle ultime stime di consensus di Mps, l’investimento genererà un rendimento annuo del 14% circa sotto forma di dividendi, con un impatto positivo sull’utile per azione pari a circa il 2,5%». Anche il ceo di Anima, Alessandro Melzi d’Eril sottolinea in una nota che «da sempre Anima ha come priorità il rafforzamento delle relazioni strategiche al centro del suo modello multi-partnership» e che «non poteva esserci occasione migliore» del collocamento delle azioni Mps.

L’incrocio Banco-Anima-Mps e i pretendenti Agricole e Unipol

Ma non c’è solo una ragione industriale nella scelta del Banco. C’è anche una ragione difensiva nei confronti di un’eventuale mossa accrescitiva da parte del suo principale azionista, la francese Crédit Agricole che ha poco più del 9% del capitale e che potrebbe mettere in campo un’operazione analoga a quella di Unicredit su Commerzbank.

In questo modo, da un lato l’opa su Anima, dall’altro la mossa su Mps potrebbero rappresentare una blindatura tutta italiana su tre istituzioni finanziarie importanti. Ma allontana anche l’ipotesi di un approdo a Siena di Unipol, che non a caso nei giorni scorsi ha tuonato contro i benefici patrimoniali del cosiddetto Danish Compromise che Banco Bpm attraverso la sua controllata assicurativa può utilizzare nell’acquisizione di Anima, mentre non può utilizzarlo una compagnia assicurativa per acquisire una banca.

Le future mosse del Tesoro

La linea dell’italianità compare dalle parole del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti: «Abbiamo portato a termine un’azione importante come avevamo annunciato nelle sedi istituzionali prevedendo la realizzazione di un’operazione di politica bancaria e finanziaria italiana volta a rafforzare l’azionariato di un player importante nel mercato del credito in modo serio e riservato come da sempre dichiarato in questi due anni di governo».

Cancellati i vincoli degli Aiuti di Stato

Con l'operazione la quota del Tesoro passa dal 26,7% a circa 11%, scendendo quindi sotto il 20%, soglia fissata dalla Commissione Europea come obiettivo della privatizzazione. Con questa mossa il Monte torna a essere una banca totalmente dopo un regime di ricapitalizzazione precauzionale durato oltre sette anni. Saltano i vincoli alla distribuzione di dividendi, il tetto alle retribuzioni dei manager e il divieto di m&a. Ora Siena può giocare su tutto il campo del risiko bancario. 

La strategia del Tesoro e il ruolo di Bpm

La vendita era nell’aria. A ottobre il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti aveva annunciato la volontà di vendere una nuova tranche della banca entro la fine dell’anno. Dopo la presentazione dei brillanti risultati trimestrali del Monte, la cessione era questione di giorni. Anche perché nel frattempo il titolo dell’istituto ha toccato un nuovo record a 5,5 euro tra robusti volumi, portando a +105,59% la performance degli ultimi 12 mesi.

Con mercati ancora liquidi e il settore bancario ancora nel portafoglio di molti fondi, il Tesoro ha scelto dunque di battere per la terza volta la strada del collocamento sul mercato. La ricetta si è rivelata efficace nei due precedenti accelerated bookbuilding: un primo 25% è stato ceduto a novembre 2023 per oltre 900 milioni (2,92 euro per azione), mentre un secondo 12,5% è finito sul mercato alla fine di marzo di quest’anno per un incasso di 650 milioni (4,5 euro).

Al contempo però il Tesoro ha scelto di pilotare i futuri assetti proprietari del Monte per evitare che la perdita del controllo di fatto destabilizzasse la banca. Da un lato via XX Settembre sarebbe andata alla ricerca di un interlocutore industriale forte alternativo a Unipol. La scelta è infine caduta su Banco Bpm, istituto storicamente vicino alla Lega e finanziariamente attrezzato per affrontare un’aggregazione con Siena.  

Lo snodo di Anima

Un primo segnale di avvicinamento di Banco Bpm e Mps è stata l’opa su Anima lanciata dall’istituto guidato da Giuseppe Castagna la scorsa settimana. L’asset manager milanese guidato da Alessandro Melzi d’Eril è non solo partner del Banco e del Monte nel wealth management ma anche azionista di Siena con una quota attorno all’1% acquisita nel corso dell’aumento di capitale del 2022. Molti osservatori hanno quindi letto l’operazione non solo come un arrocco difensivo del Banco contro eventuali raid ostili, ma anche come la mossa preparatoria di un blitz sul Monte. 

Le reazioni politiche

«Bene la decisione del Mef di mettere sul mercato un'altra quota di azioni del Mps. Quella delle privatizzazioni è la giusta strada da seguire, da sempre indicata da Forza Italia. Non abbiamo bisogno di banche di Stato», ha scritto in una nota il segretario di Forza Italia, Antonio Tajani. (riproduzione riservata)



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