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Mps, il risiko bancario in procura a Milano. Quella vendita a premio gestita da Banca Akros a Caltagirone e Delfin

13 giugno 2025, 21:59 Ultimo aggiornamento: 14 giugno 2025, 06:40

La privatizzazione di Mps con l’ingresso di Caltagirone e Delfin finisce sotto la lente dei pm di Milano, dietro segnalazione di Mediobanca La Guardia di Finanza va in Akros a prendere carte e file. Ma l’indagine appare in salita 

Aveva fatto storcere il naso a molti, in Italia e all’estero, la vendita dell’ultima tranche di Montepaschi da parte del Tesoro lo scorso novembre, già poche ore dopo la sua conclusione. Le modalità di collocamento risultarono diverse dalle best practice in operazioni di questo tipo: una sola banca d’affari, la Akros del gruppo Banco Bpm, al posto delle più grandi Jefferies e Ubs che avevano curato le tranche precedenti, appena quattro acquirenti, quantità delle azioni, salite dal 7% al 15% in pochi minuti, e a un prezzo superiore del 5% a quello di mercato anziché a sconto come avviene di solito.


A sorpresa, dietro il Tesoro che rimaneva azionista con poco più dell’11%, quel 15% di Mps finiva in mano a Delfin (3%), Francesco Gaetano Caltagirone (3%), Banco Bpm (5%) e Anima (4%), la sgr oggetto di opa da parte dello stesso Banco Bpm.

Ora quell’operazione, che nelle intenzioni della premier Giorgia Meloni e del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti doveva fungere da trampolino di lancio per la creazione del terzo polo bancario attraverso una fusione tra Bpm, Mps e poi forse anche Mediobanca, finisce sotto la lente dei magistrati di Milano. Ma non sembra un’inchiesta come le altre che negli ultimi vent’anni hanno rivelato il volto opaco delle operazioni finanziarie. Anche perché qui tutto è avvenuto alla luce del sole. Il tema è: è avvenuto anche secondo le regole?

Come funziona un abb

Di solito nei collocamenti veloci di azioni - abb o accelerated bookbuilding - le banche incaricate della vendita contattano quanti più potenziali acquirenti possibili, per ridurre il rischio di invenduto e spalmarlo su decine di investitori istituzionali che rilevano le quote con uno sconto, più o meno piccolo, sul prezzo di listino. Invece nell’abb del 15% di Montepaschi, ceduto per rispettare il termine di fine anno per la privatizzazione della banca senese salvata dallo Stato nel 2017, appena quattro soggetti in pochi minuti sono riusciti ad assicurarsi l’intero pacchetto.

Per riuscirvi Caltagirone, la holding della famiglia Del Vecchio, l’istituto guidato da Giuseppe Castagna e la sgr Anima hanno pagato le azioni non a sconto ma a premio del 5%, per avere la certezza di battere la concorrenza. Ma è andata davvero così?

Aveva destato sorpresa allora il cambio in corsa delle banche global coordinator e bookrunner dell’operazione. Tra le voci circolate ci fu anche quella, raccolta dal Financial Times a dicembre, che la stessa Unicredit aveva tentato di comprare una quota del 10% di Mps ma la sua chiamata a Banca Akros non avrebbe ricevuto risposta.

L'indagine della magistratura

Su questi passaggi stanno indagando da qualche settimana i pm di Milano, in particolare il procuratore aggiunto Roberto Pellicano con i sostituti Giovanni Polizzi e Luca Gaglio, con il coordinamento del procuratore Marcello Viola, sulla base di informazioni e retroscena del risiko bancario contenuti in un esposto di Mediobanca contro un giornalista per diffamazione. Alla base dell’avvio del fascicolo ci sarebbe anche un esposto che Unicredit avrebbe inviato mesi fa in Consob sulla vicenda (la banca guidata da Andrea Orcel ha smentito di essersi rivolta anche alla magistratura).
 

I militari del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza sono stati inviati a inizio maggio in Banca Akros con un ordine di esibizione di documenti, per recuperare file e carte e ricostruire così tutti i passaggi e i contatti tra gli operatori e il mercato. Ci sono già persone fisiche e giuridiche indagate, non rese note, e non è conosciuta neanche l’ipotesi di reato. Da quanto si è saputo, la Procura intende effettuare tutti gli accertamenti necessari nel più breve tempo possibile, anche per evitare interferenze su un terreno privatistico, se non si ravvisassero indizi concreti.

La difesa di Banca Akros

Banca Akros difende il collocamento del 15% di Mps: in una nota diffusa venerdì 13 ha ribadito che «nel proprio ruolo di global coordinator e bookrunner della procedura ha condotto la stessa in modo corretto e trasparente, nel pieno rispetto delle norme e delle prassi che regolano tali operazioni, con la partecipazione di centinaia di investitori istituzionali, tramite piattaforma informatica. Tutti gli ordini pervenuti sono stati raccolti, registrati e processati allo stesso modo, il tutto nei tempi consueti previsti per questo tipo di operazioni».

Il ruolo di Caltagirone e Delfin e le critiche all’operazione

Tra i temi che le ricostruzioni arrivate in Procura sollevano c’è quello della consonanza di interessi tra i vari protagonisti del risiko bancario, in particolare tra Francesco Gaetano Caltagirone e la Delfin guidata dal ceo di EssilorLuxottica Francesco Milleri, che sono entrati (e cresciuti) negli stessi momenti nel capitale di Mediobanca, Generali e Montepaschi. Ci sarà anche da verificare se le azioni siano state vendute a un prezzo congruo, sebbene superiore a quello di mercato di allora.

Secondo i critici dell’operazione, essendo passato di fatto di mano il pacchetto di controllo di Mps - e lo dimostrerebbe il fatto che pochi giorni dopo siano entrati nel board della banca cinque nuovi consiglieri tra i quali Alessandro Caltagirone, figlio dell’Ingegnere - il premio da riconoscere al Tesoro avrebbe dovuto essere decisamente più alto del 5% pagato. Ma è pur vero che era volontà del venditore costituire un nucleo fidato di azionisti italiani, anche nella prospettiva di una fusione con la banca milanese guidata da Giuseppe Castagna, poi ostacolata dall’ops ostile lanciata pochi giorni dopo da Unicredit.

Anche la minaccia - poi concretizzatasi - dell’applicazione estremamente rigorosa del golden power nei confronti del colosso guidato da Andrea Orcel per fermare la scalata a Banco Bpm nella ricostruzione effettuata da Mediobanca verrebbe ricollocata nello stesso scenario di ridisegno governativo dell’assetto bancario italiano, ma comunque il ricorso ai poteri speciali del governo potrebbe finire anch’esso sotto la lente dei magistrati, secondo alcuni esperti legali consultati da Milano Finanza.

C’è da dire però che un’ipotesi di concerto tra Caltagirone e Delfin era stata evidenziata da Mediobanca nel 2022 a Consob e Bankitalia ma era stata archiviata. Anche per questo la strada giudiziaria appare in salita, a meno di colpi di scena che difficilmente in ogni caso arriveranno prima dell’appuntamento cruciale di lunedì 16, quando i soci Mediobanca voteranno sul via libera all’ops su Banca Generali, da pagare con il 13% della compagnia che Piazzetta Cuccia possiede, un modo per il ceo Alberto Nagel per concentrarsi sul risparmio gestito e insieme liberarsi delle azioni di Generali che tanto sono state contestate da parte di Caltagirone e Delfin.

Le reazioni politiche

Le opposizioni intanto sono andate all’attacco. Il M5S parla di «cessione di Mps piena zeppa di anomalie. Oggi i furbetti del quartierino sono tornati e siedono al governo». Per Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, «l’operazione appare opaca, affrettata e potenzialmente lesiva dell’interesse pubblico per finalità di potere ben poco trasparenti». E anche il leader di Azione, Carlo Calenda, è critico: «Tutti i governi hanno cercato di salvaguardare il fatto che il risparmio italiano, che serve per sostenere il debito pubblico italiano, rimanga sotto controllo dell'Italia. Poi lo si può far bene o lo si può far male. In questo caso mi pare che lo abbiano fatto piuttosto male». (riproduzione riservata)



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