Lo stato di salute della concorrenza in Italia è «particolarmente buono, le imprese competono nei rispettivi mercati in piena concorrenza, libertà, competizione e trasparenza». Anche perché l'Antitrust fa buona guardia: «Il 2025 è stato il miglior anno della sua storia. Non c’è nessuna autorità al mondo che abbia fatto casi qualitativamente e quantitativamente analoghi, avendo erogato 1,5 miliardi di sanzioni», spiega il presidente Roberto Rustichelli, intervistato da Silvia Sgaravatti e Roberto Sommella durante Motore Italia-Roma Capitale, evento di Class Editori e Milano Finanza.
Domanda. Presidente Rustichelli, la concorrenza in Italia funziona ma c’è però qualche aspetto ancora da limare?
Risposta. Permangono piccole sacche di inefficienza competitiva, economicamente poco significative anche se mediaticamente molto sensibili, per quanto riguarda i tassisti e i balneari. Ma soprattutto il mercato dei servizi pubblici locali va aperto alla competizione: ad oggi abbiamo troppi affidamenti in house nelle partecipate pubbliche locali, spesso non giustificati sotto il profilo economico e normativo. Questo è un mercato cui l’autorità presta molta attenzione, anche se non ha i poteri che ha per le altre società private. Si tratta di un mercato che veramente andrebbe aperto. Però per il resto l’Italia è un Paese dove le imprese concorrono in modo equo e trasparente.
D. Un caso importante su cui siete intervenuti recentemente è quello dell’integrazione tra Meta e la sua intelligenza artificiale: qual è il cuore dell’istruttoria?
R. A luglio scorso abbiamo aperto un caso, che è ancora in corso, nei confronti di Meta per presunto abuso di posizione dominante nei confronti delle imprese concorrenti che gestiscono l’Intelligenza Artificiale per l’inserimento del chatbot Meta AI sulla piattaforma Whatsapp. Per capirci è il pallino che appare quando apriamo Whatsapp.
D. Che provvedimento avete adottato?
R. A dicembre l’autorità italiana ha adottato un cautelare d’urgenza contro Meta. Perché questa aveva da un lato, dal 15 ottobre, stabilito che nove imprese che gestiscono l’AI non potessero più entrare nella piattaforma di Whatsapp (che conta il 90% degli utenti italiani e l’80% di quelli europei, ndr). E, dall’altro lato, aveva previsto che le aziende concorrenti che stavano sulla piattaforma Whatsapp fossero escluse con decorrenza 15 gennaio. Si tratta di un caso antitrust sotto il profilo dei mercati digitali e in particolare nel campo dell’intelligenza artificiale. Ed è una situazione molto complicata perché l’utente dell’intelligenza artificiale ha un problema di lock-in, di catenaccio.
D. Cosa si intende per catenaccio?
R. È difficile una volta che si utilizza un chatbot passare ai chatbot concorrenti, questo perché l’AI si allena. È come quando si ha un vestito su misura, perché si dovrebbe andare a comprare in un negozio un vestito normale? Dunque c’è un problema di switching cost. Poi ovviamente quando si è sulla piattaforma WhatsApp è molto comodo cliccare il chatbot di Meta AI e questo complica ancora le cose. Vedremo come andrà a finire, altro non posso dire perché il caso è ancora in corso.
D. Quanto è faticoso contrastare questi nuovi monopoli digitali?
R. Non è in pericolo solo la concorrenza ma i valori democratici del mondo. Queste società sono diventate troppo grandi, troppo potenti. Basti pensare che le prime cinque società tech capitalizzano quasi 15 mila miliardi, il pil italiano di sette anni e mezzo. Quindi immaginate la potenza economica che riescono a esprimere. E controllano anche le menti attraverso le infrastrutture digitali e la rete. È un problema molto serio.
D. Come mai negli Usa, luogo di nascita dell’Antitrust, non sono intervenuti?
R. Io credo che gli Stati Uniti abbiano sottovalutato e siano stati molto lassisti nel regolare il mercato al sorgere di queste nuove realtà e adesso sono oramai troppo grandi e potenti: credo davvero che sia in pericolo la democrazia.
D. Calandoci di nuovo nella realtà italiana e in particolare romana, l’Antitrust è dovuta intervenire sulla vendita dei biglietti per il Colosseo. Perché?
R. Qui l’autorità ha esercitato i suoi poteri in materia di tutela del consumatore. Abbiamo ricevuto moltissime segnalazioni da parte di turisti che non riuscivano a comprare il biglietto del parco del Colosseo, il monumento più visitato al mondo. L’autorità è intervenuta, ha fatto ispezioni e si è accorta che alcune società hanno posto in essere pratiche commerciali scorrette consistenti nell’uso di bot per l’acquisto dei biglietti.
D. Anche qui un problema di bot: nel concreto cosa accadeva?
R. Usano algoritmi che molto rapidamente intervengono sulla piattaforma che vende i biglietti e se li si accaparrano, anche in violazione del divieto previsto dal regolamento del comune di Roma di acquistare oltre un tot di biglietti. Siamo intervenuti e abbiamo comminato 20 milioni di sanzioni, nonché una multa da 7 milioni all’ex società concessionaria CoopCulture per omessa diligenza perché effettivamente non ha esercitato quei doveri di controllo. La scorsa settimana il Tar del Lazio ha respinto i ricorsi avanzati dalle società e da Coopculture, quindi allo stato il caso è confermato legittimo. E i biglietti finalmente si trovano. Anche perché il turista che arriva e non riesce a visitare un monumento come il Colosseo ci resta male, non solo di Roma ma dell’Italia.
D. Restando su Roma, la capitale ha avuto un altro problema con il trasporto pubblico urbano con l’Atac. Che cos’è successo in questo caso?
R. Anche qui avevamo segnalazioni di cittadini e consumatori, soprattutto romani, che ci parlavano di gravi disservizi della concessionaria pubblica al trasporto locale e della metropolitana. Grazie all’intervento dell’Autorità, l’Atac si è obbligata a restituire ai cittadini che avevano l’abbonamento nel 2024 circa 3 milioni di euro. Un risultato molto innovativo nel settore del trasporto pubblico locale. Per di più, adesso l’Atac ha messo a disposizione dei suoi utenti e in particolare degli abbonati un’app su cui basta segnalare il ritardo dell’autobus o della metropolitana superiore ai 15 minuti per avere un rimborso. Un sistema molto efficiente, così finalmente si ottiene quello che già è garantito per il trasporto aereo e ferroviario in caso di ritardo, cioè un rimborso in tutto o in parte di quello che si paga. Spero che questa best practice venga estesa anche ad altre città importanti nel Paese. (riproduzione riservata)