Il prossimo meeting della Banca centrale europea, in programma l’11 marzo, è destinato ad attirare una discreta attenzione. Infatti, dopo l’aumento dei rendimenti negli Usa e le conseguenti implicazioni verificatesi sui mercati finanziari (anche europei), l’istituto di Francoforte avrà sicuramente il suo bel da fare nel calmare gli animi e nel rassicurare spread e investitori.
Morgan Stanley ha svolto una panoramica di quelli che potrebbero essere gli argomenti chiave che verranno trattati, analizzando soprattutto le differenti prospettive per le diverse asset classes. Innanzitutto, una “vera e propria raffica di commenti da parte dei responsabili politici della Bce ha segnalato che l’Eurotower sta monitorando l'aumento dei rendimenti nominali in modo permanente ed è pronta ad utilizzare il Pepp per opporsi ad un inasprimento ingiustificato. Tuttavia, la reazione non è automatica, poiché rendimenti più elevati, insieme a aspettative di inflazione più consistenti, delineano migliori prospettive economiche, e i rendimenti nominali sono solo un elemento della valutazione "olistica" delle condizioni di finanziamento della Bce”, evidenziano gli strategist della banca d’affari, secondo i quali “i rischi sono più elevati, anche perché l'introduzione del vaccino e il Recovery plan sono due elementi che dovrebbero stimolare ulteriormente la crescita”. Ovviamente, le differenze varieranno da Paese a Paese, e sarà compito della Bce verificare se spread più ampi potranno interferire con la trasmissione della politica monetaria, le cui condizioni rimango accomodanti, motivo per cui, data anche la potenza di fuoco residua del Pepp, “non ci aspettiamo ulteriori misure politiche in questa fase”.
Il dibattito principale della prossima riunione si configurerà intorno alla giusta risposta da dare al recente aumento dei rendimenti nominali e all'inasprimento delle condizioni di prestito bancario. “Mentre l'aumento dei rendimenti è stato relativamente modesto finora, lasciando le condizioni finanziarie storicamente deboli, ed è stato sostenuto da notizie positive sul vaccino, l'inasprimento del mercato è avvenuto rapidamente e in modo piuttosto disordinato, prima che l'area dell'euro si avviasse verso una riapertura sicura, con rischi consistenti”, evidenziano gli analisti, secondo cui l’aumento dei rendimenti negli Usa sarebbe più giustificato, dato il forte stimolo fiscale, dalla crescita e dalle attese di inflazione più elevate.
Mentre il quarto trimestre del 2020 è stato migliore delle aspettative, i primi tre mesi del 2021 saranno più deboli di quanto previsto a dicembre, probabilmente rallentando la crescita attesa per l’intero anno. “L'inflazione di febbraio ha battuto un colpo, tenendosi sui livelli dello 0,9% di gennaio, che probabilmente ha spinto le previsioni sulle prospettive di inflazione, aiutate dall'aumento dei prezzi del petrolio. Nonostante queste debolezze, riteniamo che le prospettive a medio termine della Bce rimarranno sostanzialmente invariate: una forte ripresa nel secondo semestre, con la riapertura delle economie e l'avvio dei fondi, ma con un’economia che tornerà sui livelli pre-pandemia solo nella a metà del 2022, con l'inflazione ancora al di sotto dell'obiettivo previsto”, evidenziano gli esperti.
Per quanto riguarda i tassi, l'accento verrà posto sui livelli dei rendimenti nominali e reali coerenti con la sua definizione delle condizioni di finanziamento favorevoli. “Suggeriamo agli investitori di mantenere posizioni lunghe sui Bund a 30 anni rispetto a quelle corte sui Treasury con stesso orizzonte temporale, a seguito del recente commento a favore dei rendimenti di lungo periodo più bassi, in quanto un potenziale aumento di Pepp rafforzerebbe la dinamica negativa dell'offerta netta in Europa. Sul forex, rimaniamo ottimisti sul cambio euro-dollaro, e pensiamo che l’atteggiamento dovish della Bce non lo sarà abbastanza da portarci a rivedere le nostre valutazioni”, concludono da Morgan Stanley. (riproduzione riservata)