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Morgan Stanley: l'offerta limitata spingerà il Brent a 70 dollari entro l'estate
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Morgan Stanley: l'offerta limitata spingerà il Brent a 70 dollari entro l'estate

di Marco Vignali
07 aprile 2021, 12:20

Le nuove stime sulla produzione dell'Opec+ sono in linea con le precedenti ipotesi degli analisti, ma mentre nel breve termine vi sono alcuni segnali di calma nel mercato nel corso dell'estate il Brent toccherà nuovamente i massimi di marzo. Per il 2021 stimata una scarsità di offerta per 1,4 milioni di barili al giorno

Dopo la posizione decisamente falco adottata dall'Opec+ nel corso della sua ultima riunione, secondo gli analisti di Morgan Stanley c'era la possibilità che i membri dell’associazione potessero sorprendere gli investitori per l’ennesima volta, in questo caso rinnovando i tagli esistenti e mantenendo il mercato più tirato più a lungo. Tuttavia, questa fattispecie non si è materializzata, e l’Opec+ ha annunciato un aumento delle quote di produzione dell’ordine di 2,15 milioni di barili al giorno, ripartito sui mesi tra aprile e luglio, a cui si andrà ad aggiungere anche l’allentamento volontario da 1 milione di barili al giorno operato dall'Arabia Saudita. Nonostante questa decisione abbia sorpreso e non poco il mercato, gli strategist di Morgan Stanley avevano in realtà previsto un aumento di 2,14 milioni di barili al giorno nel medesimo periodo, in linea sostanzialmente con quanto si è poi verificato.

Di conseguenza, l'annuncio dell’Opec+ lascia sostanzialmente invariate le previsioni degli analisti della banca d’affari. Tuttavia, “aggiorniamo i nostri modelli alla luce dei recenti dati sulla domanda provenienti dall'IEA, leggermente più deboli del previsto, così come i dati sulla produzione statunitense, leggermente più forte. Di conseguenza, i restanti tre quarti del 2021 registreranno una scarsità di offerta per circa 1,4 milioni di barili al giorno rispetto ai precedenti 1,5 milioni stimati”, analizzano da Morgan Stanley.

Anche se vi sono ancora tensioni ed incertezze, il mercato del petrolio “non è di certo una strada con un solo senso di percorrenza. Infatti, l'aumento dei casi Covid-19 solleva giustamente nuove preoccupazioni sul ritmo della ripresa della domanda, ma vi sono anche alcuni segnali che il mercato fisico del petrolio si è un po' “ammorbidito” di recente: il differenziale dell'Africa occidentale, spesso un indicatore in grado di anticipare il trend futuro, ha invertito il suo andamento, mentre nel mercato del Mare del Nord la Dfl si è indebolita e la curva dei Cfd si è appiattita. Inoltre, i margini di raffinazione a termine sono nuovamente sotto pressione, con tali fattori potranno senza dubbio influire sui prezzi a brevissimo termine”, sostengono gli strategist.

Anche se le stime su quanto l'offerta risulterà insufficiente sono diminuite marginalmente, “vediamo ancora la possibilità che le scorte possano esaurirsi rapidamente. Infatti, tenendo conto dei recenti dati di inventario, la nostra stima di quando gli inventari dell'Ocse potranno tornare alla loro media del periodo 2015-2019 è mutata solo leggermente, dalla fine all'inizio del terzo trimestre. Quando la ripresa della domanda sarà in pieno svolgimento, potremo assistere a dei prezzi sui livelli massimi di inizio marzo, vale a dire 70 dollari al barile per quanto il Brent”, sottolineano da Morgan Stanley.

In questa fase, tuttavia, gli analisti si dicono “riluttanti” nel prevedere livelli più elevati rispetto agli attuali. Per spingere i prezzi al di sopra dei valori odierni, con Brent e Wti che stamani scambiano a 62,5 e 59,10 dollari barile, vi sono due alternative: o la curva dei contratti forward si muoverà verso un livello insolito di backwardation, con i prezzi a termine a 12 mesi che dovranno passare a premio rispetto a quelli a pronti, o gli stessi prezzi a pronti dovranno aumentare di un importo insolito, portando sostanzialmente ad una situazione analoga alla prima. “Anche riteniamo che vi sia dinnanzi un periodo di forte sotto-offerta, che dovrebbe spingere i prezzi su livelli più elevati, questi fattori eserciteranno una certa attrazione gravitazionale verso il livello di 70 dollari al barile per il Brent”, concludono gli strategist.

Nel corso della mattinata i prezzi del petrolio si sono mossi al ribasso malgrado le prospettive di una crescita globale più robusta, mentre le trattative per rilanciare l'accordo sul nucleare iraniano aprono alla possibilità di un allentamento delle sanzioni sulle esportazioni di petrolio del Paese. Il Fondo monetario internazionale, nella giornata di ieri, ha rivelato che la spesa pubblica senza precedenti dovuta alla lotta alla pandemia spingerà la crescita globale al 6% nel 2021, un tasso mai toccato dagli anni '70. D'altro canto, un possibile aumento delle scorte di carburante negli Usa e le trattative con l'Iran pesano sul sentiment generale: le riserve di greggio degli Stati Uniti sono calate di 2,6 milioni di barili nella settimana terminata il 2 aprile, mentre le scorte di carburante sono aumentate di 4,6 milioni di barili e quelle di greggio distillato di 2,8 milioni di barili, secondo tre fonti che hanno citato l'American Petroleum Institute (Api).

Nella giornata di ieri, l'Iran e gli Stati parte del trattato sul nucleare si sono incontrati per delle trattative definite "costruttive", e hanno concordato la formazione di gruppi di lavoro per discutere la possibilità di rilanciare il trattato del 2015, il che potrebbe spingere Washington a rimuovere le sanzioni sul settore energetico iraniano, aumentando ulteriormente l'offerta di petrolio. (riproduzione riservata)



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