Dopo oltre un anno da quando gli attivi di rischio hanno iniziato a prosperare, gli analisti del team di ricerca di Morgan Stanley hanno aggiornato le loro ipotesi riguardo ai rendimenti a lungo termine al fine di stabilire se e dove gli investitori potranno ancora trovare dei ritorni soddisfacenti. Mentre i rendimenti attesi sono relativamente contenuti su tutta la linea, esistono opportunità di valore sia tra le diverse asset class sia tra le singole regioni. Attualmente, gli analisti ritengono che le azioni abbiano un vantaggio sul credito in termini di rischio-rendimento, con opportunità soprattutto fuori dagli Usa, in particolare in Europa.
"Il nostro framework vede l'equity risk premium (o premio al rischio azionario, ndr) dell'S&P 500 al 3%, al di sotto della media storica e più basso rispetto ai massimi del 6,6% quando i titoli hanno raggiunto i minimi nel 2020. Il quadro per le altre regioni è leggermente meglio, con il premio al rischio azionario per l'Europa, il Giappone e i mercati emergenti generalmente in bilico sopra al di sopra delle proprie medie storiche", sottolineano da Morgan Stanley.
Data la crescita a due cifre degli utili prevista sia per quest'anno sia per il prossimo, "può sembrare un po' sorprendente che i premi al rischio azionari non siano tanto elevati. Tuttavia, la nostra analisi basata sia sull'aumento degli utili che sulle valutazioni azionarie, suggerisce che sia quest'ultima componente, abbastanza tirata, a pesare sui rendimenti nominali attesi che, a loro volta, pesano sui premi al rischio", evidenziano gli esperti, secondo cui la componente "repricing", necessaria affinché i multipli ritornino a una media di lungo periodo corretta per il settore, penalizzerà maggiormente l'S&P 500 e l'Msci emerging markets, dove i p/e forward sono attualmente del 34% e del 20% al di sopra della media a 20 anni.
Inoltre, la configurazione diversa della ricchezza tra i vari Paesi fa sì che anche la compressione del premio al rischio azionario sia stata disomogenea. In particolare, mentre il premio al rischio dell'S&P 500 è ora tornato ai minimi pre-pandemici, quello dell'Msci Europe è rimasto elevato, spingendo il divario tra i due sui massimi a 30 anni. Al contrario, i premi al rischio di S&P 500 e Msci emerging markets hanno mostrato un andamento convergente nell'ultimo anno, tanto che i mercati emergenti ora sembrano più economici rispetto agli Stati Uniti e a quanto avvenuto all'ultimo decennio.
Per quanto riguarda il credito, vi è una minor divergenza. "Il nostro modello vede i premi al rischio high yield degli Stati Uniti a 0,7 punti base, giù dai massimi di 800 punti base nel marzo dello scorso anno, mentre i premi al rischio high yield europei sono a 51 punti base, anche in questo caso in netto calo rispetto ai 350 un anno fa", evidenziano da Morgan Stanley.
I credit risk premium negli Stati Uniti e in Europa si sono mossi in tandem quest'ultimo anno e di fatto lo spread tra i due si è compresso dall'anno scorso, con il credito statunitense che non sembra più a buon mercato rispetto a quello europeo, ancor prima che si considerino i fondamentali. Il quadro è simile per il premio al rischio degli high yield Usa rispetto a quello dei mercati emergenti in dollari, dato che entrambi hanno visto un ribasso l'anno scorso.
"Un risultato della compressione senza precedenti della velocità con cui il premio al rischio di credito si è contratto è che mentre il premio al rischio azionario sembra nella media nel contesto della storia recente sembra ancora alto rispetto al credito. Questo è il caso in Europa e nei paesi emergenti, dove la differenza tra le due è la più alta da almeno dieci anni a questa parte. Tutto ciò suggerisce che, nel contesto attuale, le azioni possano essere sovrappesate rispetto al credito", sottolineano gli esperti.
Considerando uno scenario definito dagli analisti "medio", ci vogliono 23 mesi perché il premio al rischio dell'S&P 500 scenda dai massimi ai minimi, con una compressione pari a circa 500 punti base o 18 punti base ogni mese. La situazione attuale, in realtà, non sembra così straordinaria, con l'equity risk premium che si è contratto a una velocità superiore alla media ed è tuttora all'interno del range interquartile. "Ciò che è notevole è che, storicamente, un'equity risk premium sulla mediana ha uno spazio limitato per contrarsi; in generale, la maggior parte della compressione è dietro di noi ed è probabile che l'equity risk premium dell'S&P 500 si possa muovere lateralmente d'ora in avanti", prevedono a Morgan Stanley.
Il quadro è diverso per gli stock europei. Di media, per far si che l'equity risk premium passi dai massimi ai minimi ci vogliono circa 20 mesi, nei quali il calo è di circa 500 punti base. "Come mostrano le nostre analisi, a differenza del premio al rischio per il mercato statunitense, quello per l'Msci Europe tende a continuare a contrarsi anche dopo 12 mesi dal massimo raggiunto, il che suggerisce che il mercato potrebbe ancora avere spazio per arricchirsi", concludono da Morgan Stanley. (riproduzione riservata)