L’inflazione dell’Eurozona è attesa in accelerazione nel mese di marzo, con un tasso che potrebbe avvicinarsi al 3% (2,7%) su base annua, in aumento rispetto all’1,9% registrato a febbraio. Le stime degli analisti di Moody’s indicano come principale fattore di pressione il comparto energetico, tornato a esercitare un ruolo determinante nella dinamica dei prezzi dopo la fase di relativa stabilizzazione osservata nei mesi precedenti. Secondo le valutazioni di Moody’s Analytics, l’aumento dei prezzi dei carburanti rappresenta il principale elemento alla base della ripresa dell’inflazione, riflettendo sia il recente rialzo delle quotazioni petrolifere sia le tensioni sul mercato dei prodotti raffinati.
Nel dettaglio, i prezzi dei carburanti sono stimati in crescita di circa il 24% su base mensile, una dinamica che, pur risultando inferiore rispetto all’aumento delle quotazioni del greggio, evidenzia comunque un significativo effetto di trasmissione sui prezzi al consumo.
A incidere sulla dinamica dei prezzi finali contribuiscono diversi fattori strutturali, tra cui l’elevato peso della componente fiscale e l’aumento dei margini di raffinazione, in particolare nel segmento del diesel, dove persistono tensioni legate alla disponibilità globale di prodotto. Nel complesso, il comparto energetico potrebbe contribuire per circa un punto percentuale all’incremento dell’inflazione headline, confermandosi il principale driver della fase di rialzo.
Diversa appare la dinamica per gas ed elettricità, dove l’impatto sui prezzi al consumo tende a manifestarsi con maggiore gradualità, anche per effetto della diffusione di contratti a prezzo fisso e di meccanismi di aggiornamento tariffario differito. Nonostante il progressivo aumento dei contratti indicizzati ai prezzi di mercato registrato negli ultimi anni, il pass-through degli aumenti energetici sui consumatori finali rimane parziale nel breve periodo.
Sul fronte dei beni alimentari, le stime indicano un incremento più moderato, nell’ordine dello 0,25% su base mensile, attribuibile principalmente a fattori climatici che hanno inciso sulla produzione agricola in alcune aree dell’Europa meridionale. Al momento non emergono ancora effetti indiretti significativi derivanti dalle tensioni geopolitiche sulle altre componenti del paniere.
Anche il comparto dei servizi dovrebbe mantenere una dinamica relativamente contenuta, con aumenti circoscritti in alcuni segmenti dei trasporti, in particolare nel trasporto aereo, e una sostanziale stabilizzazione in altri comparti.
Nonostante la risalita dell’inflazione, il quadro complessivo non sembra tale da giustificare, nell’immediato, un inasprimento della politica monetaria da parte della Banca centrale europea. Le proiezioni indicano infatti un possibile picco dell’inflazione intorno al 3,1% nei mesi primaverili, seguito da un graduale rientro verso livelli prossimi al 2,5% entro la fine dell’anno, coerentemente con un progressivo riassorbimento delle pressioni energetiche.
In questo contesto, l’attenzione dell’Eurotower resterà focalizzata soprattutto sulla componente core e sulla trasmissione degli shock energetici all’economia reale, elementi chiave per valutare l’evoluzione del percorso di normalizzazione monetaria.
Resta tuttavia elevato il grado di incertezza legato all’evoluzione del quadro internazionale e, in particolare, alle dinamiche dei mercati energetici, che continuano a rappresentare il principale fattore di rischio per la stabilità dei prezzi nel breve periodo. In tale contesto, la traiettoria dell’inflazione europea continuerà a dipendere in larga misura dall’evoluzione dei prezzi delle materie prime energetiche e dalla capacità del sistema economico di assorbire shock esogeni senza effetti di secondo livello su salari e prezzi. (riproduzione riservata)