È rilevante l'interesse che l'operazione Montepaschi sta suscitando, insieme con l'interrogarsi sul possibile approdo finale, magari non a breve distanza, molto dipendendo dal futuro della partecipazione dell'11,7% di cui è titolare il Tesoro. Ciò che si può ancora osservare si collega, in parte, alla storia recente del Monte icasticamente tratteggiata da Paolo Panerai nel settimanale Milano Finanza in edicola.
In sostanza, quel che agli inizi del 2000 il Monte non volle fare, cioè aggregarsi con Bnl, oggi, dopo oltre vent’anni, si inizia a compiere con la cessione del 15% dell'interessenza dello Stato. Allora la Banca d'Italia non chiese che la partecipazione della fondazione dell'istituto scendesse intorno al 20% per rendere possibile un'operazione di concentrazione paritaria con la Bnl, ma che l'interessenza si riducesse a un altro livello in ottemperanza alla cosiddetta «legge Ciampi» sulle fondazioni con partecipazioni bancarie. Non lo si volle fare e si proseguì senza affrontare i nodi di questo rapporto che, a un certo punto, videro la fondazione assumere finanche finanziamenti bancari per partecipare ad aumenti di capitale del Monte.
In ciò si condensava un tipo di rapporto con l'ente conferente (e con altri soggetti territoriali, istituzionali, economici, sociali e addirittura religiosi) che conteneva in nuce le cause del precipizio che poi si sarebbe aperto con l'acquisizione di Antonveneta, autorizzata dalla Vigilanza a seguito di un'istruttoria che, almeno in sede storica, ancora merita un'approfondita analisi, di cui spesso si richiama l'esigenza nonostante il tempo trascorso, a dimostrazione di una ferita ancora inspiegabilmente mantenuta oggettivamente aperta.
Ma un altro aspetto della decisa risalita della china da parte del Monte va considerato, dopo la rinuncia ora indicata che insegna la necessità di cogliere il tempo giusto di un'operazione e di non confidare sull'immutabilità del contesto. Si tratta del sostegno pubblico concesso con la ricapitalizzazione precauzionale. In effetti, il lavoro svolto, tra grandi difficoltà, dai predecessori dell'attuale amministratore delegato, in particolare da Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, lo straordinario ed efficace impegno di Luigi Lovaglio, l'unanime fondamentale apporto del personale tutto a cominciare dall'adesione all'eccezionale piano di 4 mila esuberi, ma non certo per ultimo, nel misurarne l'importanza, l'apporto dello Stato al capitale in via precauzionale e ciò che ha significato anche come effetto annuncio: questi sono i fattori che hanno riportato la banca all'utile e a un'immagine completamente diversa, tanto da poter fare ipotizzare, al limite, anche un Monte che, con l'azionariato ora modificato, possa pure curare l'opzione stand alone, la quale un tempo appariva del tutto esclusa, tanto da collocare l'Istituto nel ruolo di «aggregando», neppure partner, dunque, di una concentrazione paritaria.
Si vedrà ma, quali che saranno gli sviluppi, l'identità dell'Istituto con le misure necessarie a tal fine si è rafforzata e se si progredirà nell'integrazione con il nuovo assetto non si potrà non tenerne conto. La ricapitalizzazione a carico del Tesoro, considerata come una deroga alla direttiva europea sul bail-in e sul burden sharing, ha dimostrato che si può molto efficacemente sostenere, in via eccezionale, un istituto in difficoltà e che lo Stato, a poco a poco, si può ripagare degli oneri sostenuti (al di là della questione di immagine e di reputazione).
Finora con le sole vendite sono stati introitati complessivamente 4 miliardi circa (a fronte dei 7 di tutto l'intervento pubblico). In sostanza, vista nei suoi possibili sviluppi (il Tesoro detiene ancora l'11,7% della Banca) l'operazione potrebbe non pesare eccessivamente sul Tesoro. L'operazione Montepaschi potrebbe avere pure il merito di aver contribuito a riproporre il tema degli interventi nei casi di difficoltà di banche e, soprattutto, la questione della risoluzione, dell'inadeguato fondo di dotazione unico europeo, della relativa normativa: uno, quest'ultimo, dei tre pilastri dell'Unione Bancaria finora non adeguatamente affrontato insieme con l'altro dell'assicurazione dei depositi, che ancora appare lontanissima dall'essere introdotta. (riproduzione riservata)