Nuovo capitolo della saga che vede protagonisti Monika Bacardi e Andrea Iervolino, fondatori e principali azionisti di Sipario Movies (ex Ilbe, poi Lbe), società di produzione di contenuti cinematografici e televisivi quotata su Egm che ha appena presentato presso il tribunale civile di Roma l’istanza di liquidazione giudiziale in proprio.
Nella nota in cui l’azienda ha comunicato al mercato la presentazione dell’istanza, sono state elencate (senza fare nomi e cognomi) quelle che secondo l’attuale management descrive come «le cause della crisi».
Queste sono, spiega la nota, «riconducibili a cinque macro-filoni di meccanismi illeciti adottati dai precedenti organi amministrativi delegati della società che hanno non solo determinato la richiesta, l’ottenimento e l’utilizzo di crediti fiscali cinematografici illegittimi, ma anche la dissipazione di attivi e risorse societarie a beneficio di terze economie».
La guerra tra i due fondatori, tra accuse reciproche e cambi di nome del gruppo, va avanti ormai da mesi. Tra le varie accuse che Monika Bacardi rivolge al suo ex socio ci sono quelle di aver tentato una fusione impropria tra l’allora Ilbe e il social network Tatatu di sua creazione, di aver usato le risorse si Ilbe per i progetti di Tatatu e di avere, in definitiva, operato concorrenza sleale nei confronti della sua prima società.
Per tutta risposta Iervolino, lo scorso febbraio, ha fatto sapere che «sotto la mia gestione Sipario ha sempre operato con il massimo rigore», e pertanto «le critiche avanzate dall’attuale cda, nominato da Monika Bacardi (anche se Iervolino è azionista di maggioranza relativa con la holding IA Media, ndr) appaiono pretestuose e prive di fondamento, mirando unicamente a screditare non solo un modello di business consolidato, ma anche la mia persona».
Resta il fatto che per Sipario si prospetta il più triste degli epiloghi. Il 18 febbraio l’assemblea straordinaria degli azionisti ha definito la messa in liquidazione del gruppo. Una vicenda tutta da chiarire, come ha messo in luce MF-Milano Finanza: una società che nel bilancio 2023 ha mostrato ricavi per 172 milioni e utile netto pari a 4,7 milioni pochi mesi dopo è infatti finita nientemeno che in liquidazione con una perdita di 117 milioni di euro. (riproduzione riservata)