Poche settimane dopo aver tagliato il traguardo dei 4 miliardi di euro di masse Moneyfarm celebra un nuovo risultato: i conti del 2022, chiuso con un fatturato di 14,5 milioni di sterline (la holding Mfm, controllante della fintech specializzata in consulenza finanziaria indipendente, ha sede nel Regno Unito), in crescita del 47% rispetto ai 9,8 dell’anno precedente nonostante le condizioni di mercato avverse. Numeri che dipendono in larga parte dal business italiano, rappresentativo di 11,5 milioni di sterline di ricavi, il 79% del totale (il resto, 3 milioni, proviene dal mercato britannico).
Il tutto a fronte di una perdita che, complici le spese amministrative della holding lievitate da 22 a 30,5 milioni, è aumentata da 11,9 a 14,3 milioni di sterline. Mentre la perdita della controllata Mfm Investment, interamente in mano alla holding, è salita a 12,7 milioni dai 10,8 dell’anno precedente. Nulla che non fosse previsto dal management della scaleup fintech guidata dal fondatore e amministratore delegato Giovanni Daprà (che ha creato Moneyfarm nel 2011 insieme a Paolo Galvani), tanto che nell’evoluzione prevedibile della gestione non è previsto il raggiungimento del break-even almeno per il 2023, «dati gli obiettivi di crescita che la società si è posta e gli investimenti necessari per sviluppare il proprio business».
Resta il fatto che Moneyfarm, in controtendenza rispetto al mercato e vista anche la sua giovane età, sia riuscita nel corso del 2022 ad aumentare le proprie masse, salite da 2 a 2,4 miliardi di sterline (in euro, 2,8 miliardi). Complice il mercato favorevole, nel 2023 il gruppo ha peraltro già superato il già citato obiettivo dei 4 miliardi di euro.
Insomma, la scaleup italiana del risparmio gestito ad alto contenuto digitale viaggia a vele spiegate. A certificarlo anche il round di investimento da 53 milioni di euro chiuso all’inizio del 2022, guidato da M&G Investments e Poste Italiane, che ha portato la valutazione della società, secondo quanto stimato dal portale di venture capital Dealroom, a una valutazione tra 217 e 325 milioni di euro. Le Poste peraltro sono entrate nel capitale di Moneyfarm già nel 2019, partecipando a un round di investimento da 40 milioni di euro, cui aveva fatto seguito un accordo di open innovation per la gestione digitale del risparmio. (riproduzione riservata)