Quasi un miliardo di dollari, precisamente 950 milioni di dollari, per mettere una pietra tombale sopra i contenziosi legati al suo vaccino anti-Covid. Tanto costa a Moderna raggiungere un accordo transattivo con due aziende biofarmaceutiche - Arbutus Biopharma Corporation e Genevant Sciences -, secondo le quali la società avrebbe violato brevetti detenuti da loro nello sviluppo del siero.
Dopo il boom della pandemia, Moderna ha chiuso il 2025 con ricavi pari a 2,2 miliardi di dollari (nel 2022, all’apice del successo, il fatturato era stato di 19,3 miliardi) e una perdita netta di 2,8 miliardi. Anche il titolo ha perso terreno, precipitando dai quasi 400 dollari per azione del settembre 2021 ai circa 53 attuali, anche se nell’ultimo anno ha mostrato segnali di ripresa con un balzo del 78% a 12 mesi.
L’intesa, che include tutte le controversie relative ai vaccini Spikevax e mResvia a livello globale (senza royalties future), prevede un pagamento iniziale di 950 milioni di dollari nel terzo trimestre del 2026. Tuttavia, l’esborso complessivo potrebbe salire a 2,25 miliardi di dollari.
Il totale è condizionato a un verdetto della Corte d’Appello federale, dove Moderna ha presentato un ricorso legale separato. Se la Corte dovesse dare torto a Moderna, scatterebbe un pagamento aggiuntivo di 1,3 miliardi che farebbe lievitate il conto, appunto, a 2,25 miliardi.
Nonostante l’impatto miliardario del compromesso, la reazione del mercato è positiva. A Wall Street il titolo di Moderna guadagna circa l’8% dopo meno di un’ora di scambi. Gli investitori premiano così la fine di una lunga controversia che elimina un rischio legale significativo, consentendo alla società di concentrarsi sulla pipeline.
Inoltre, i pagamenti si sono rivelati più contenuti del previsto. Secondo l’analista di Citi Geoffrey Meacham, infatti, il mercato temeva un salasso da oltre 3 miliardi di dollari. (riproduzione riservata)