Si tratta ovviamente di stime, effettuate a partire dalla rendite catastali medie rilevate dall'Agenzia del Territorio. Le aliquote utilizzate in questo esercizio teorico sono quelle medie deliberate dai 100 comuni capoluogo di provincia negli anni scorsi. Per il 2014, invece, si è ipotizzato che i comuni applichino la medesima aliquota Imu del 2013 e aumentino al massimo quella della Tasi, scelta molto frequente tra i comuni capoluogo di provincia che hanno già deliberato per il 2014.
«Negli ultimi anni», sottolinea Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia, «l'incremento della tassazione a livello locale è stato a dir poco eccessivo. Per quanto riguarda gli immobili, con l'Imu e, da quanto si è capito finora, anche con la Tasi, i sindaci hanno cercato di non penalizzare le abitazioni principali a scapito di seconde case e immobili strumentali. Ora però devono fare attenzione: un ulteriore aumento del carico fiscale sugli immobili produttivi e commerciali potrebbe mettere fuori mercato molte aziende, sempre più in difficoltà per mancanza di liquidità». (riproduzione riservata)