C’è una Milano che rinasce, spesso di sera, in alcuni suoi spazi che hanno iniziato ad avere e ad offrire una vita propria, e diversa, da quando il Consiglio Comunale ha approvato (a maggio) la delibera sull’ampliamento delle occupazioni di suolo pubblico per le attività commerciali, con procedure semplificate per la posa di strutture temporanee all’esterno di locali e negozi. Si tratta di luoghi dove fino a qualche mese fa si passava senza avere a disposizione una struttura che consentisse di fermarsi e godere in un altro modo di questi spazi, un po’ nascosti e suggestivi. Fra questi, per esempio, Piazza Sant’Alessandro, lo slargo antistante la Taverna Moriggi in via Morigi, o la piazzetta di via Laghetto, liberata dalle auto parcheggiate concedendo la possibilità di mettere tavolini all’aperto. Decisione apprezzata da molti e da chi svolge attività commerciali in loco.
Il punto di vista dei ristoratori…
«Il Comune ha scelto in modo molto intelligente soddisfacendo sia le esigenze di noi ristoratori sia del pubblico», dice Filippo Giordano, della terza generazione dei titolari del ristorante Alla Collina Pistoiese, dal 1938 in Via Amedei, a pochi passi da Piazza Sant’Alessandro. «Dal punto di vista economico, la possibilità di effettuare il servizio all’aperto ci ha consentito di compensare i mancati introiti determinati dalla diffusione del Covid-19, con la conseguente chiusura temporanea dell’attività e la successiva ritrosia che molti mostrano nel mangiare al chiuso in luoghi pubblici. Io, d’altronde, sono qui ancora oggi grazie a quei tavoli, senza avrei chiuso il 30 giugno. Per poi riaprire, certo. La scelta del Consiglio Comunale mi ha consentito invece di rimanere aperto e di sostenere determinati costi facendo fronte ai miei impegni, nonostante i due mesi di mancato incasso dovuti al lockdown». E per quanto riguarda la risposta del pubblico?
… e l’opinione dei cittadini
«Ho riscontrato molto entusiasmo e interesse, sia da parte della mia clientela abituale, che ha cominciato a frequentare il ristorante con una frequenza maggiore, sia da parte di nuovi clienti, che sono rimasti affascinati dal contesto e hanno iniziato a venire da noi». Fra questi, continua Giordano, anche alcuni stranieri e persone più giovani che sono rimaste attratte dalla possibilità di godere di questo spazio aperto situato davanti alla chiesa di Sant’Alessandro in Zebedia.
«Non avevo mai visto le persone passare e fermarsi per fare le fotografie, anche in auto, né la piazza vestirsi da sera, pervasa di un’energia stupenda»,
continua Giordano secondo il quale avere dei luoghi dove fermarsi per godere all’aperto del bello che Milano offre rappresenta un valore aggiunto per la piazza e per l’offerta complessiva della città. «In molti clienti mi dicevano: sembra di essere a Roma, a Firenze, o addirittura a Parigi. Io dico no, siamo a Milano, ed è giusto che chi ci vive o chi è di passaggio ne tragga beneficio anche in questo modo». In Piazza Sant’Alessandro oltre Alla Collina Pistoiese ci sono i tavolini all’aperto sia di Apulia Focacceria sia dell’Antico Vinaio.
«Sono favorevole purché queste operazioni siano effettuate col dovuto garbo e decoro, nel rispetto delle normali e civili regole di convivenza», dice Pierantonio Morabito De Luca, avvocato napoletano di stanza a Milano. «Dipende tutto da come si fa, e dal punto di vista economico un’operazione di questo genere rappresenta un supporto importante per gli operatori di settore. Io stesso vado a mangiare fuori solamente all’aperto».
«Facendolo con stile la città ne guadagna perché si creano nuovi posti di incontro, a beneficio di giovani, professionisti e residenti, purché il tutto sia fatto con educazione, rispettando lo stile e l’istituzionalità dei luoghi», aggiunge Giulia Cristiani, 35 anni, professionista romana che lavora nel mondo della moda e vive a Milano da 16 anni.
Qualcuno è più critico: «ho trovato un filo invasiva l’offerta dei locali in Piazza Borromeo», dice Bianca Francese, avvocato, «un po’ eccessiva forse rispetto al tipo di piazza e agli studi professionali che vi hanno sede».
Cosa augurarsi per il futuro?
«Spero che il Comune tenga conto di quanto i cittadini abbiano apprezzato e siano stati contenti; il risultato è stato eccellente dal mio punto di vista»,
conclude Giordano.
Peraltro, un’offerta di servizi all’aperto va incontro sia alle esigenze dei nuovi stili di vita imposti dalla diffusione del Coronavirus sia ad un’esigenza importante per Milano, che è quella di attrarre e trattenere a sé i giovani che, forse più di altri, avvertono questa necessità. E «attirare i giovani che lavorano nella creatività e nell’industria è uno dei temi cruciali dei prossimi mesi per la città, fondamentale perché sia viva», ha detto l’architetto Stefano Boeri intervenendo alla trasmissione Zerovirgola (TGCOM24).
Intanto, il Sindaco Sala ha dato indicazione agli assessori di riferimento di attivare le procedure per estendere gli effetti della delibera anche dopo la scadenza del 31 ottobre. (riproduzione riservata)