L’intelligenza artificiale continua ad agire da catalizzatore su due fronti: da un lato sostiene elevati flussi di investimenti in conto capitale destinati alle infrastrutture di data center; dall’altro, inizia a generare miglioramenti misurabili nella produttività del lavoro negli Stati Uniti, con l’Europa attesa seguire. Dal punto di vista dei mercati, l’interesse legato all’AI rimane elevato, sebbene i flussi di investimento si stiano concentrando su un universo ristretto di titoli.
«Riteniamo che tali flussi siano destinati a diventare più diffusi nel tempo, man mano che un numero crescente di società riuscirà a cogliere i benefici dell’adozione dell’AI nei modelli di business. In questo contesto», sottolinea Andrea Randone, head of mid small cap research di Intermonte.
«Diverse mid-cap, in particolare nel settore industriale, hanno già iniziato a distinguersi positivamente, mentre altre sono ben posizionate per farlo in futuro. In Italia, non rileviamo evidenze di bolle di valutazione, con eccezioni molto isolate, e continuiamo a individuare numerose opportunità interessanti», mentre l’indice Ftse Italy Mid-Cap (+2% nell’ultimo mese; prezzi al 18 maggio) ha sovraperformato l’indice principale del 2,3% con Lu-Ve (+46%), Tesmec (+24%), Brembo (+21%), Cy4gate (+20%) e Carel (+19%) in testa, ma è sceso del 4,8% da inizio anno su base relativa, invece l’indice Ftse Italy Small Cap (-3,4%) ha sottoperformato il mercato del 3,2% e registrato un -14,4% da inizio anno.
E se nell’ultimo mese le revisioni delle stime di utile per azione sono state positive per le large cap (+0,6%/+1,2% sugli eps 2026/2027), nel caso delle mid-small cap, Intermonte ha apportato una riduzione del -0,1%/-0,4%, ma come si vede dalla tabella Aquafil, doValue e Gpi sono destinate a offrire una crescita dell’eps a doppia/tripla cifra.
Se poi si confrontano le performance da inizio anno con la variazione delle stime per l’esercizio 2026 nello stesso periodo, «vediamo che i titoli del Ftse Mib hanno registrato un re-rating del 6,6% e le mid-cap del 7,2%, mentre le small cap un de-rating dello 0,5%. Sulla base del multiplo p/e, il nostro panel è scambiato con un premio del 21% rispetto alle large cap, in linea con il premio storico, ma al di sotto del livello di un mese fa al 23%», precisa Randone, notando, infine, che la liquidità per le mid e small cap dal 1° gennaio è aumentata del 36,7% su base annua per le prime e del 26,2% per le seconde, con un «miglioramento considerevole» per le mid-cap nell’ultimo mese. Bff Bank, Reply e Interpump sul podio delle più liquide. (riproduzione riservata)