L’Antitrust chiude dopo due anni l’indagine sul caso Meta-Siae, accogliendo i rimedi proposti dalla big tech. Nella primavera 2023 il gruppo proprietario delle applicazioni Facebook, Instagram e Whatsapp aveva rimosso le canzoni gestite dalla Società Italiana Autori ed Editori (Siae) a causa del mancato rinnovo dell’accordo sul diritto d’autore tra le due parti. Da lì si è aperta una guerra di ricorsi e contro-ricorsi dall’Antitrust fino al Tar e al Consiglio di Stato.
Nello specifico, la Siae ha accusato Meta di abusare della sua posizione in fase di trattativa (anche se il Consiglio di Stato ha dato ragione alla big tech) e la società di Mark Zuckerberg ha presentato all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm), guidata da Roberto Rustichelli, una serie di rimedi per garantire l’equità dei negoziati.
Se la procedura Antitrust finisce qui, resta aperto il fronte dei negoziati sui diritti d’autore. Meta e Siae hanno prorogato fino alla fine di giugno l’intesa provvisoria raggiunta nel 2023, e già estesa varie volte, in attesa di trovare un accordo pieno.
La Siae sosteneva che Meta non consentisse ai suoi interlocutori di trattare in condizioni di parità perché rifiutava di condividere alcune informazioni cruciali, come i ricavi legati ai brani musicali utilizzati sui social network. Di conseguenza, per le controparti risultava difficile stimare se il corrispettivo offerto per i diritti d’autore fosse congruo o meno.
Pur negando di aver tenuto un comportamento scorretto, a gennaio 2025 Meta ha proposto alcune modifiche. In particolare, la società si è impegnata ad avviare con quattro mesi di anticipo il confronto con i partner per il rinnovo degli accordi di licenza e a definire in modo chiaro modalità e tempi della trattativa. In caso di mancato accordo, la proposta prevede la stipula di un’intesa provvisoria, che salvaguardi la musica sulle piattaforme Meta.
Per quel che riguarda i dati da condividere con la controparte, la big tech è pronta a fornire una proposta di remunerazione corredata da alcune statistiche. In caso di disaccordo sui dati forniti, Meta propone di ricorrere a un «fiduciario» indipendente. Infine, la società introdurrà un momento di confronto intermedio, prima della scadenza dei contratti di licenza che, di norma, hanno durata biennale.
Dopo aver valutato le proposte di Meta, l’Agcm ha stabilito che i rimedi sono «idonei a far venire meno i profili di criticità oggetto dell’istruttoria», come si legge nel bollettino del 12 maggio 2025. L’Authority chiude, quindi, l’indagine contro la società aperta due anni fa senza accertare violazioni e rendendo obbligatorie le modifiche concordate. (riproduzione riservata)