L'Antitrust italiana apre un procedimento cautelare contro la big tech Usa Meta per abuso di posizione dominante. In particolare, secondo l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, le nuove condizioni contrattuali di WhatsApp business solution terms, introdotte lo scorso 15 ottobre, e l’integrazione di nuovi strumenti di interazione o funzionalità di Meta AI in WhatsApp possono limitare produzione, sbocchi o sviluppo tecnico nel mercato dei servizi di AI Chatbot.
In pratica, il garante della concorrenza ha ampliato il procedimento istruttorio avviato nei confronti di Meta platforms, Meta platforms Ireland, WhatsApp Ireland e Facebook Italy sulle condizioni contrattuali WhatsApp business solution. «Tali condizioni escludono dalla piattaforma WhatsApp, a decorrere dal 15 ottobre, le imprese concorrenti di Meta AI nel mercato dei servizi di AI Chatbot», si legge nel comunicato.
Parallelamente, l’Autorità ha avviato il procedimento per l’adozione di eventuali misure cautelari con riferimento alle nuove condizioni contrattuali di WhatsApp business solution terms e all’integrazione di ulteriori nuovi strumenti di interazione o funzionalità di Meta AI in WhatsApp.
Secondo l’Autorità, questa modifica delle condizioni contrattuali è suscettibile di limitare la produzione, gli sbocchi o lo sviluppo tecnico nel mercato dei servizi di AI Chatbot, a danno dei consumatori, e costituisce una possibile violazione delle norme europee in materia. Inoltre, «tale violazione della normativa sulla concorrenza da parte di Meta può pregiudicare, in modo grave e irreparabile, la contendibilità del mercato, a causa della scarsa propensione dei consumatori a cambiare le abitudini che ostacola il passaggio a servizi concorrenti», ha concluso l’Antitrust.
Era stato il Codacons, con un esposto presentato a marzo, a portare a luglio all’apertura di un procedimento da parte dell’Autorità per presunto abuso di posizione dominante nei confronti dell’azienda di Mark Zuckerberg. Nell’esposto, il Codacons metteva nel mirino l’introduzione automatica dell’assistente virtuale «Meta AI» all’interno dell’applicazione WhatsApp, senza il preventivo consenso espresso degli utenti e con possibili ripercussioni sul fronte della concorrenza e danni per altre imprese che operano nel settore dell’intelligenza artificiale, escluse dall’applicazione.
Una vicenda quella delle funzioni di intelligenza artificiale legate a WhatsApp che coinvolge a oggi 37 milioni di utenti italiani che utilizzano l’app di messaggistica (oltre 2 miliardi nel mondo) e che rischia di avere ricadute negative dirette per gli stessi consumatori.
La replica di Meta non si è fatta attendere: «respingiamo con forza queste accuse infondate. L’Api di WhatsApp non è stata progettata per essere utilizzata con chatbot di intelligenza artificiale e farlo comporterebbe un grave sovraccarico dei nostri sistemi», ha dichiarato un portavoce di WhatsApp.
Il recente aggiornamento, ha aggiunto, «non ha alcun impatto sulle decine di migliaia di aziende che forniscono assistenza ai clienti e inviano comunicazioni rilevanti, né sulle aziende che utilizzano l’assistente AI che preferiscono per conversare con la propria clientela».
Su Meta incombe ora anche un altro rischio: lo scorso 14 novembre è stato discusso dinanzi al Tribunale di Roma il ricorso inibitorio promosso dal Codacons assieme ad Adusbef e Assourt e teso a impedire l’accesso dei minori a Instagram.
Se il tribunale accoglierà l’azione legale, il colosso californiano dovrà correre ai ripari bloccando centinaia di migliaia di profili in Italia e adottando misure tecniche che impediscano realmente l’accesso dei minori al noto social network. (riproduzione riservata)