Risiko immobiliare tra le società europee. Nell'ultimo anno il mondo del real estate ha registrato profondi cambiamenti su scala comunitaria andando a ridisegnare l'ossatura del settore. Più di 30 protagonisti del mattone Ue sono stati oggetto di operazioni di fusione e acquisizione per un valore complessivo superiore ai 22 miliardi di euro. A primeggiare su tutte, la maxi fusione tra il colosso francese dell'immobiliare commerciale Klépierre (partecipata da Simon Property Group e Bnp Paribas) e l'olandese Corio (controllata da Apg). L'operazione, conclusa lo scorso marzo per 7,2 miliardi, ha portato alla creazione di un colosso da 21,4 miliardi di patrimonio gestito, attivo in 16 Paesi europei e 57 città. Ma non si tratta di un caso isolato. Un mese dopo il gigante della logistica americana, Prologis, ha rilevato il portfolio di Ktr Capital Partners in una joint venture 55-45 con Norges Bank Investment Management (Nbim), che gestisce il Norwegian Government Pension Fund. L'acquisizione, conclusa per 5,5 miliardi, ha per oggetto un portafoglio di 322 immobili per 18 milioni di mq, più un altro milione di metri quadrati in via di realizzazione e altri 2 milioni in rampa di lancio. Sempre ad aprile è stata messa la firma sull'accordo di acquisizione del gruppo londinese Songbird Estates da parte della società di investimenti canadese Brookfield Property partners in joint-venture con Qatar Investment Authority, operazione da 3,5 miliardi che ha consentito ai due partner di conquistare il distretto finanziario di Canary Wharf. «Questi casi rappresentano soltanto alcuni esempi emblematici di un processo di riorganizzazione dell'intero settore immobiliare attraverso la conclusione di importanti operazioni di integrazione a livello orizzontale e verticale», spiega Simone Roberti, responsabile dell'ufficio studi di Bnp Paribas Real Estate Italia. Nel primo caso, restringendo il campo di osservazione all'Italia, spicca la fusione fra tre sgr (Investire Immobiliare, Beni Stabili e Polaris) avvenuta nel gennaio 2015. Spingendo lo sguardo oltrefrontiera, spiccano invece l'unione tra Cordea Savills con Seb Am e Invesco con Doughty Hanson. «Nel caso di integrazioni verticali, ossia tra fund manager e principal, i due esempi più interessanti sono l'aggregazione di Aberdeen Am e Swip da una parte e quella tra Henderson Global Investors e Tiia-Cref, dall'altra», continua Roberti. «Questo mostra come l'industria immobiliare si stia riorganizzando e cambiando pelle. Se è vero infatti che nel 2007 un player con 35 miliardi di euro di asset in gestione si trovava sul podio a livello mondiale, nel 2014 questo valore non basta nemmeno per essere nella top 10», sottolinea Roberti. In altri termini, l'aumento della competizione su scala mondiale starebbe inducendo le principali società immobiliari a unire le forze con l'intento di sfruttare le economie di scala, arrivando così ad affacciarsi sul panorama internazionale e allargando l'orizzonte di azione rispetto ai propri confini domestici. «Oggi il raggio d'azione dei maggiori investitori non si limita più a un solo Paese o area geografica, ma tende sempre più ad allargarsi su più continenti», conclude l'esperto di Bnp Paribas Real Estate. «In quest'ottica, le società immobiliari devono essere in grado di accompagnare i clienti nelle loro scelte di investimento a 360 gradi». (riproduzione riservata)
{mfimage}