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Mercato degli uffici, investitori in standby. Lo stop del residenziale frena il processo di conversione degli immobili industriali in spazi abitativi
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Mercato degli uffici, investitori in standby. Lo stop del residenziale frena il processo di conversione degli immobili industriali in spazi abitativi

di Anna Maria Castello
03 giugno 2020, 14:12 Ultimo aggiornamento: 14:14

Dopo anni di crisi, il 2019 aveva portato compravendite in rialzo per il comparto degli immobili per l’impresa. Le transazioni relative agli uffici erano salite del 4,8%, quelle dei negozi addirittura del 6,5% (dati dell’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa). Ora la tragedia del Coronavirus rischia di impattare anche su questi particolari ambiti del mercato del mattone. Fare previsioni certe sul futuro è difficile. Dalle prime analisi emerge però già qualche elemento di rilievo. «Sugli uffici al momento non si segnalano richieste particolari o comunque cambiamenti legati a quanto sta accadendo», afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa. «Le aziende stanno sperimentando lo smart working ma, al momento, non sembrano esserci impatti evidenti a parte il cambiamento dei layout». Per l’esperta, non si può escludere che ci possa essere la richiesta di spazi per ampliarsi. Potrebbe continuare in questo settore un fenomeno ormai consolidato da anni che vede gli uffici, soprattutto quelli obsoleti e inseriti in contesti residenziali, sottoposti a cambio di destinazione d’uso in abitativo. «La ripresa del mercato immobiliare residenziale deponeva a favore di questo trend», continua Megliola. «Si tratterà di capire che cosa succederà anche nel settore residenziale e se la domanda sosterrà ancora questo trend».

Gli investitori, per quanto sempre interessati al comparto degli immobili industriali, in questo momento sembrano in stand by, soprattutto chi puntava sui negozi, anche se a fine aprile si sono registrati i primi segnali di ripresa anche in questo settore. In linea generale sembrerebbero pronti a cogliere le occasioni che il mercato potrebbe presentare. Serpeggia però il timore di non incassare i canoni, preoccupazione più presente per chi ha fatto l’investimento ricorrendo alla leva finanziaria. Infatti sui canoni di locazione sono già in atto rinegoziazioni e ci si aspetta una contrazione almeno fino alla fine dell’epidemia e, forse, anche oltre se l’impatto economico dovesse essere importante, in particolare per alcune categorie commerciali. Stesso trend al ribasso ci si aspetta sui prezzi perché è nell’aria un aumento di offerta di spazi, soprattutto commerciali, liberati da imprenditori che potrebbero non superare la crisi. E dall’altra parte potrebbe esserci chi sarà pronto a occuparli soprattutto se in posizioni interessanti.

Per Tecnocasa, l’impatto del coronavirus sul mercato immobiliare dei negozi è evidente in questo momento con un calo delle richieste di chi voleva aprire un’attività commerciale ma rimanda a tempi migliori e aspetta di capire se la concessione delle nuove licenze non sia condizionata a determinati requisiti da cui possa dipendere la tipologia di immobile ricercata. La ristorazione sta cercando di riorganizzarsi, quando può. «In questo settore ci aspettiamo una maggiore tenuta per le attività storiche o comunque con alcuni anni di attività alle spalle e che potrebbero avere la liquidità necessaria per fronteggiare il periodo di chiusura», continua l’esperta. «Maggiore difficoltà potrebbe esserci per chi aveva aperto da poco tempo e su cui gravano i costi di avviamento». In sofferenza potrebbero andare pub e altri luoghi di aggregazione in seguito ai divieti di assembramento. Questo settore sembra poi essere particolarmente in crisi nelle città ad alta vocazione turistica. (riproduzione riservata)



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