Mentre il mondo continua ad aspettarsi una recessione da rialzo dei tassi, gli Usa hanno dimostrato che l'economia statunitense è alive & kicking.
Il prodotto interno lordo degli Stati Uniti è infatti cresciuto del 2% anno su anno rispetto nel primo trimestre del 2023, ben al di sopra delle previsioni dell'1,4%. La crescita della spesa dei consumatori ha accelerato più del previsto al 4,2%, il dato più forte in quasi due anni (rispetto al 3,8% nella seconda stima) nonostante un'inflazione ostinatamente elevata.
A giugno quasi finito, Carlo De Luca, responsabile Asset Management di Gamma Capital, fa quindi il punto della situazione sui mercati per il secondo semestre tenendo conto di un tema, quello della recessione, più volte paventato ma che non si sta concretizzando.
Secondo Del Luca, sotto l’aspetto macro, i dati sull’inflazione e soprattutto sull’indice Shelter (abitazioni) saranno il «driver che forniranno direzionalità al mercato, che potrebbe indebolirsi con una piccola correzione o mantenendo un movimento laterale qualora ci fosse una rotazione verso i titoli Value (i difensivi) cui funzione in questo momento sarebbe quella di sostenere gli indici».
Sulla recessione nello specifico il gestore non è preoccupato, ritiene «di essere di fronte ad una win-win situation». Questo perché:
1. In caso di recessione forte= taglio tassi = titoli growth ancora al rialzo anche se aumenterà la volatilità.
2. In caso di recessione lieve o no landing= utili dei titoli growth superiori alle attese, considerati i tagli delle guidelines dei manager fatti nei mesi scorsi.
Negli Usa, spiega De Luca, «l’inflazione è in linea con i tassi al 5%, mentre la situazione è diversa in Ue con tassi al 3,25-3,50% e un’inflazione al 6%. Qui c’è molto lavoro da fare ancora. Le banche centrali ormai sembrano più interessate ad adeguarsi alle aspettative dei mercati (come anticipano le forward guidance), perchè è una partita che si gioca molto più sulla comunicazione che sul dato (spesso anticipato e scontato)».
Tuttavia, dell’inflazione Usa il gestore di Gamma Capital non apprezza il fatto che la discesa sia stata influenzata eccessivamente dalla componente energia, «mentre quella Shelter (beni rifugio, immobiliare) è risultata di nuovo più alta delle attese».
Secondo De Luca, proprio per la possibilità di una recessione lieve, la componente energia potrebbe aver visto i minimi e «se dovesse risalire il petrolio (molto probabile), i prossimi dati sull’inflazione Usa potrebbero essere più alti delle attese». La variabile geopolitica potrebbe poi influenzare il trend del greggio in senso opposto: se la crisi interna russa porterà ad un inasprimento del conflitto, «questo andrebbe a rafforzare un’attesa rialzista, al contrario, se Putin dovesse iniziare ad alleggerire l’impegno in Ucraina, il petrolio potrebbe calare».
In conclusione, il dato da monitorare dei prossimi mesi è «l’indice Shelter, qui si gioca la partita della politica monetaria e quindi delle possibilità di continuare a guadagnare per le azioni growth (il settore tech, ad alta crescita, ndr)».
Gamma Capital ha un proprio piano B nel caso in cui l’inflazione, a causa dei rialzi energetici, dovesse aumentare: «ridurremmo semplicemente le posizioni sui titoli growth per andare a beneficiare del profit taking che si verrebbe a creare. Tuttavia, questo scenario ha una probabilità inferiore al 35% rispetto al piano A, che prevede un’ inflazione stabile o in riduzione».
Cruciali saranno poi le trimestrali della Corporate America a luglio che potrebbero riservare delle sorprese. Gamma Capital è soddisfatta delle performance fin qui ottenute, «questo è un anno più semplice rispetto al 2022, perché al contrario dell’anno scorso premia le aziende che partecipano a tutti i megatrend in atto (Tecnologia, Consumi discrezionali) ad eccezione dei due megatrend del Biotech e Alternative energy che hanno tenuto bene l’anno scorso».
Aver difeso i portafogli nel 2022 contenendo al massimo le perdite (il Nasdaq ha perso il 34% nel 2022 mentre i fondi e le linee flessibili azionarie di Gamma Capital Markets hanno ceduto rispettivamente il 3% e il 6%) lascia De Luca «abbastanza tranquillo per il 2023» dopo che ha già ottenuto «performance a doppia cifra con il Nasdaq ancora molto lontano dai massimi».
Il gestore ha puntato negli ultimi mesi anche sulle obbligazioni di brevissimo che rendono bene. «Avendo venduto molte azioni ultimamente, abbiamo liquidità sui conti delle linee di gestione e fondi. Abbiamo selezionato Etf cash, Bot e T-Bill Usa con scadenze a uno-due mesi. Questi bond rendono rispettivamente il 4% e 5% su base annua».
Sulle obbligazioni statunitensi il gestore ha inserito uno stop-loss se il cambio euro-dollaro rompe 1,10 e se il dollaro va verso 1,08 è pronto a vendere i T-Bill Usa.
Si tratta di operazioni tattiche per ottimizzare la gestione della liquidità, «rientreremo sui temi venduti appena ci sarà un’opportunità o un evento che ci faccia cambiare idea, ad esempio, se le trimestrali di luglio dovessero rivelarsi molto buone», precisa De Luca.
Inoltre l’esperto intende diminuire «il peso delle giant cap growth a favore delle large e mid cap growth. Questo perché ora hanno valutazioni interessanti le aziende tech medio-grandi rispetto alle mega cap stile Faang», conclude De Luca. (riproduzione riservata)