Tra ombre di zombie finanziari e zucche illuminate da rendimenti in calo, l’economia globale sembra un villaggio infestato. Mentre la volatilità dei mercati emergenti comincia a inseguire quella dei mercati occidentali, dove le valutazioni azionarie sono drogate dai titoli tecnologici con le Magnifiche 7 a rammentare ogni volta il rischio concentrazione, il mercato immobiliare e dei trasporti perde colpi e quello del lavoro manda segnali inquietanti: la disponibilità di posti diminuisce, ricordando le recessioni che hanno già spaventato gli investitori. Nel frattempo, il fardello del debito pubblico americano cresce a ritmi vertiginosi in pieno shutdown del governo federale, con i pagamenti degli interessi che superano le spese per la difesa, evocando scenari da incubo per la crescita futura.
Come di consueto, anche quest’anno il team obbligazionario di M&G Investments ha analizzato sette grafici che rivelano tendenze inquietanti nei mercati globali. Milano Finanza li ha visionati in anteprima. Perché gli investitori devono essere pronti a ridefinire strategie e allocazioni in un contesto dove obbligazioni e gestione attiva del credito offrono alternative più sicure.

Man mano che le economie dei mercati sviluppati continuano a sostenere livelli di debito rispetto al pil storicamente molto elevati, con l’emissione di titoli di Stato ai massimi di sempre, M&G Investments osserva una convergenza in aumento nella volatilità tra i mercati emergenti e quelli sviluppati. I fondamentali dei mercati emergenti appaiono solidi, ma si è verificato un deterioramento diffuso tra le economie sviluppate.

Nel mercato del lavoro le tensioni sono spesso il primo campanello d’allarme di una recessione. L’indicatore Consumer Confidence Labor Differential del Conference Board (società di ricerca e consulenza statunitense indipendente) suggerisce un peggioramento significativo nella disponibilità di posti di lavoro, con un andamento che ricorda quello osservato durante le recessioni passate. La domanda che emerge, secondo gli esperti, è inquietante: la storia può ripetersi?

I livelli di debito pubblico degli Stati Uniti sono aumentati vertiginosamente negli ultimi dieci anni. «Ora ci troviamo in una situazione in cui i pagamenti degli interessi sul debito superano il bilancio destinato alla difesa. Un fardello così pesante di pagamenti degli interessi solleva interrogativi cruciali: quali sono le conseguenze per i cittadini e quale impatto ha tutto questo sulla crescita economica? Siamo di fronte», secondo M&G, «a una spirale discendente difficile da interrompere».

Ha un nome strano il Cass Freight Index, ma è importante: misura l’attività mensile dei trasporti delle merci. Purtroppo mostra un deterioramento evidente. La combinazione tra politica monetaria restrittiva e consumi sempre più deboli sta comprimendo la domanda, mentre l’impatto dei dazi dell’amministrazione Trump deve ancora manifestarsi pienamente. I livelli attuali ricordano quelli visti l’ultima volta durante la crisi finanziaria globale e il periodo del Covid, con chiari segnali di un marcato rallentamento dell’economia. Ciò potrebbe nascondere rischi strutturali più profondi nell’economia globale.

Negli anni ‘10 non c’era alternativa se non investire in azioni. Oggi le condizioni sono cambiate: le obbligazioni sono tornate a essere un’opzione interessante. Dal 1881, il rendimento degli utili in eccesso (Cape Shiller) è stato un forte indicatore dei rendimenti azionari nei dieci anni successivi. Gli anni 2010 hanno registrato rendimenti eccezionalmente elevati, ma le valutazioni stanno diventando sempre più tirate.
Ai livelli attuali, l’indice S&P 500 offrirebbe un rendimento annualizzato dell’1,6% nei prossimi dieci anni, mentre i titoli di Stato statunitensi a 10 anni risk free offrono un rendimento del 4%. «Le obbligazioni diventano, quindi, un’opzione più vantaggiosa, senza considerare i potenziali extra rendimenti derivanti dai mercati del credito e la possibilità di sovraperformance grazie a una gestione attiva», suggerisce M&G.

Il mercato immobiliare può dirci molto sulla direzione dell’economia, è sicuramente un buon termometro. Infatti, quando è in espansione, stimola altri settori, poiché gli acquirenti di case acquistano nuovi mobili, tappeti, elettrodomestici…Tuttavia ora le nuove costruzioni e le vendite di case a Londra sono scese ai livelli più bassi dalla crisi finanziaria globale, un segnale di rallentamento dell’economia britannica. Ma se si sta avvicinando una recessione, sarà profonda quanto quella della Gfc? «Per chiarezza, non lo crediamo, anche se potrebbe assumere», prevede M&G, «una forma a L, lenta e prolungata».

Si registra, infine, un forte aumento delle insolvenze sui prestiti auto, poiché gli effetti dei tassi d’interesse più elevati si sono fatti sentire sui consumatori. I livelli attuali si avvicinano a quelli della crisi finanziaria globale, rivelando la vulnerabilità dei consumatori. Il debito totale in essere nei prestiti auto è aumentato dagli 800 miliardi di dollari nel 2008 a 1,65 trilioni nel 2025, anche considerando l’inflazione e l’aumento dei prezzi dei veicoli in questo periodo, anche se oggi molte più vetture sono acquistate tramite finanziamenti. I tempi per dolcetto o scherzetto sono finiti. (riproduzione riservata)