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Mercati, per Davide Serra (Algebris) la preoccupazione più grande nel 2024 è Trump

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Davide Serra: il rischio più grande per i mercati è che Donald Trump venga rieletto presidente degli Usa

di Andrea Cabrini (Class Cnbc)
19 gennaio 2024, 20:00 Ultimo aggiornamento: 20 gennaio 2024, 09:14

Il ritorno di Trump alla Casa Bianca potrebbe portare infatti nuovi schock, tanto che è stato uno dei temi più discussi al World Economic Forum di Davos. La sorpresa dell’anno? Le pmi italiane  | Mercati, per Davide Serra (Algebris) la preoccupazione più grande nel 2024 è Trump | Elezioni Usa 2024, l’impatto di un Donald Trump II sui mercati. Quale può essere lo scenario peggiore | Mercati, piomba la minaccia delle 4 streghe: i migliori bond e azioni per difendere il portafoglio

«Il mercato l’anno scorso pensava che i tassi sarebbero saliti per sempre. Adesso pensa che scenderanno per sempre. Ha sbagliato i conti prima e li sbaglia anche ora. Ma anche la Bce non acchiappa le previsioni. Io non mi aspetto più quattro tagli al massimo, e bisogna vedere quando inizieranno.

Ma con un mix di azioni e reddito fisso quest’anno si potrà portare a casa un ritorno tra il 5% e il 7%. Puntando ancora sulle banche e la riscossa di small e mid cap, che saranno la sorpresa dell’anno». Il fondatore e amministratore delegato di Algebris, Davide Serra, parla a Class Cnbc a Davos, dove ha incontrato investitori e istituzioni in oltre trenta meeting durante il World Economic Forum.

Domanda. Che messaggio arriva ai mercati da questa edizione del Wef?

Risposta. In tutte le riunioni a cui ho preso parte, la discussione principale ha riguardato il rischio che Donald Trump venga nuovamente eletto presidente. È una persona che non dà nessun garanzia. Ad esempio potrebbe decidere di non sostenere più l’Ucraina, perché Zelensky non ha indagato sul figlio di Biden. È abituato a fare il bullo con tutti. In un momento di grande incertezza geopolitica, con due se non tre guerre aperte, questo potrebbe rappresentare uno shock.

D. I mercati, però, sono entrati nel nuovo anno di slancio. Scontano tagli dei tassi vicini e sostanziosi.

R. E questo è un problema: le aspettative sono troppo elevate. Prevedono ribassi di 150 punti base in Europa, e sei, sette tagli negli Stati Uniti. Quindi, secondo me il mercato sta prezzando al momento due o tre tagli in più di quanto effettivamente avverrà. Ma che i tassi scendano al 5%, al 4% o al 3% non cambia granché. Il resto lasciamolo fare agli scienziati che pensano di poter prevedere i tassi al decimale e conoscere il futuro. Qui si fa già fatica a comprendere il presente. 

D. Nella Davos che voleva ‘Ricostruire la fiducia’ si è parlato soprattutto di rischi. E molti ora si attendono un trimestre di tensione sui mercati.
R. Dobbiamo fare alcune distinzioni. Sull’obbligazionario penso ci sia ancora valore reale. Inflazione e crescita stanno rallentando. Se ci fosse un ulteriore aggravio del quadro geopolitico, alla fine la crescita rallenterebbe ancora di più, e l’inflazione la seguirebbe a ruota.

Quando la Bce lasciava ancora aperta la porta a un rialzo dei tassi, noi abbiamo capito che eravamo al picco, e abbiamo allungato le duration. Adesso Lagarde ha detto qui a Davos che taglieranno verso l’estate. Ma la Bce non ci acchiappa con le previsioni.

D. E per l’azionario?

R. Il mercato Usa ormai si regola sulle sette grandi, puntando sul fatto che l’intelligenza artificiale farà la differenza. Ma per ora vedo solo tanto machine learning e un’incredibile velocità di calcolo. Non c’è intelligenza. Sicuramente non quella di Leonardo da Vinci. Quindi direi che si dovrebbero tutti rilassare.

D. Perché rilassarsi?

R. Perché quelle sette società scontano già un risultato positivo degli investimenti e un incremento della produttività grazie alla nuova capacità di analisi dei dati. Ma bisogna vedere se riusciranno a commercializzare i prodotti e a fare ricavi e utili. A me non à ancora chiaro in che modo.

D. Non c’è solo Wall Street...

R. Il resto del mercato, soprattutto Europa e Asia, secondo me è prezzato correttamente. E con un mix di azionario e reddito fisso, il rendimento quest’anno potrebbe assestarsi tra il 5% e il 7%. Si tratta di un ritorno positivo, se si pensa che l’inflazione globale nel medio termine sarà al 3% o 4%.
Di certo, i tassi non torneranno mai più a zero. Questo è chiaro. Fattori come la transizione verde o lo spostamento geografico della produzione per proteggere le supply chain, alzeranno i costi in maniera strutturale.

D. Parliamo anche dei vostri investimenti. Le banche, che sono decollate con il rialzo dei tassi, potranno mantenere queste valutazioni quando il ciclo cambierà verso?

R. In Europa le valutazioni girano a cinque o sei volte gli utili, quando il mercato globale tratta a 15 volte. Quindi, sostanzialmente, si compra a un terzo del valore. Soprattutto se si pensa che tra dividendo e buyback, rendono tra 10% e 12%. Non importa se i tassi stanno a due, o a due e mezzo. L’importante, per le banche, è che non vadano a zero. Così continueranno a fare utili. Poi, se l’atterraggio è soft, e il sistema non collassa e regge, si torneranno a prestare soldi, e il business crescerà.

D. Voi siete investitori nelle pmi di Piazza Affari. Il segmento che ha sofferto di più lo scorso anno.

R. La battuta d’arresto è stata dovuta alla débâcle dei Pir, seguita all’introduzione del venture capital nello strumento da parte del governo Cinque Stelle. Ma entro il prossimo anno tutto si sbloccherà. E, secondo me, le pmi italiane sono una delle asset class più interessanti al mondo per gli investimenti, perché sono al 50% di sconto sull’Europa, che già tratta a sconto del 50% sugli Stati Uniti. Si tratta del saldo dei saldi dell’outlet. Quindi, secondo me, offrono un sacco di valore. Ricostruire la fiducia verso queste imprese quotate, che sono state trascurate e abbandonate, potrebbe essere la sorpresa di quest’anno.

D. In quali termini si è parlato dell’Italia, qui al Forum?

R. La cosa positiva è che l’Italia non è stata considerata per nulla un problema. Negli ultimi anni i media anglosassoni hanno aumentato in maniera folle la percezione del rischio Italia. Ma se guardiamo cosa ha fatto il Tesoro, vediamo che si sono dimostrati seri. Certo, un po’ di populismo per vincere le elezioni c’è stato. Ma bisogna giudicare le persone dai fatti e i fatti per lo più sono seri.

(riproduzione riservata)



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