Oro e Piazza Affari trainano le performance dei fondi italiani e delle SICAV estere. A un anno i migliori comparti di diritto italiano sono quelli specializzati su Piazza Affari, mentre tra i prodotti domiciliati fuori dai confini del mercato tricolore spiccano gli strumenti che investono nelle azioni del comparto dei metalli preziosi (tabella in pagina). L’anno è stato molto positivo per Borsa Italiana che ha beneficiato del rally dei titoli finanziari. Nel frattempo l’oro ha toccato nuovi massimi, segnando la miglior performance dal 1979 con un aumento di oltre il 50%, anche per effetto degli acquisti delle banche centrali che hanno continuato a diversificare rispetto agli investimenti in titoli di Stato Usa.
«Il rally del metallo prezioso riflette una crescente diffidenza nei confronti del governo Usa e dell’indebitamento fuori controllo. Soprattutto le banche centrali straniere stanno accumulando riserve per controbilanciare il dollaro Usa. L’oro ha già superato la soglia dei 4 mila dollari in ottobre», ricorda Christian W. Röhl, capo economista di Scalable Capital. E per Claudio Wewel, strategist di J. Safra Sarasin, «nonostante la recente correzione, restiamo convinti che il contesto favorevole per il metallo prezioso rimanga intatto, sia nel medio che nel lungo termine».
È stato comunque un anno molto buono per tutto l’azionario. Per questi c’è prudenza ma con una visione che resta ottimista per il 2026. «Nel complesso, siamo positivi sui mercati finanziari per i prossimi mesi, ma tra valutazioni, geopolitica, debiti e giganteschi investimenti in tecnologia, i rischi non mancano», afferma Matteo Ramenghi, capo degli investimenti di Ubs Wealth Management Italia. «A mio avviso, il modo migliore di gestirli è mantenere liquidità adeguata per coprire le esigenze dei prossimi anni, sfruttando i rendimenti superiori all’inflazione attesa offerti dalle obbligazioni investment grade. Una liquidità adeguata evita di dover smobilizzare posizioni azionarie nel momento sbagliato in caso di volatilità», aggiunge Ramenghi.
E mentre preoccupano le valutazioni raggiunte dai titoli tecnologici, AI in primis, i gestori guardano come alternativa ai mercati emergenti. «Dopo oltre dieci anni di sottoperformance rispetto ai mercati sviluppati, nel 2025 gli emergenti hanno messo a segno una delle migliori performance globali, con rialzi superiori al 30%: l’indice azionario ha doppiato lo S&P e anche l’obbligazionario, in valuta locale e in dollari, ha offerto ritorni significativi», osserva Mauro Ratto, gestore di Plenisfer.
«Guardiamo alle opportunità nei mercati emergenti non solo per il potenziale di rendimento, ma di diversificazione e protezione in caso di correzione dei mercati sviluppati, oggi esposti al rischio di concentrazione del settore tech Usa». (riproduzione riservata)