La querelle sulla campagna pubblicitaria di Iliad che vede protagonista Megan Gale vede uscire sconfitto Fastweb+Vodafone. Il ricorso avanzato dall’operatore controllato dagli svizzeri di Swisscom e guidato dal ceo Walter Renna dopo l’avvio della campagna a inizio maggio è stato bocciato dallo Iap, l’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria. Al centro delle contestazioni c’era il nuovo ruolo della modella e attrice australiana come testimonial di Iliad, per lungo tempo volto di Omnitel prima e Vodafone poi nei primi anni Duemila.
Nella decisione, pubblicata nella serata del 26 maggio, il Giurì dichiara che «le comunicazioni esaminate non sono in contrasto con il Codice di Autodisciplina». Ci vorrà più tempo invece per capire le motivazioni.
Secondo Fastweb+Vodafone lo spot era considerato lesivo del diritto d’immagine e della leale concorrenza. Interpretazione non condivisa dall’operatore francese guidato in Italia dal ceo Benedetto Levi, che aveva immediatamente reso nota la diffida a interrompere la campagna pubblicitaria spiegando che «non a tutti piace il cambiamento».
Nella sua lettera, Fastweb+Vodafone sosteneva che la campagna «è volutamente e dichiaratamente incentrata sul valore evocativo del personaggio, molto forte presso il target di riferimento: Megan Gale mentre cammina per le vie di Milano viene riconosciuta dalla gente come protagonista di un'altra pubblicità».
Per Fastweb la campagna era «in contrasto con numerose norme del codice di autodisciplina della comunicazione commerciale e del codice civile», realizzando essa «un indebito e ingiustificato agganciamento alla notorietà e all'immagine aziendale Vodafone» e con «nei confronti del marchio Vodafone». Interpretazione che, evidentemente, non deve aver convinto il Giurì. (riproduzione riservata)