Il titolo Banca Generali balza del 5,17% a 51,30 euro in chiusura a Piazza Affari dopo che Mediobanca (ha virato al ribasso sul finale: -0,8% a 17,45 euro), con una mossa a sorpresa ha lanciato un’offerta pubblica di scambio da 6,3 miliardi di euro sulla società di risparmio gestito offrendo, come corrispettivo, la sua partecipazione del 13,1% (valore di mercato di 6,5 miliardi e book value di 4 miliardi) in Generali (-1,13% a 31,60 euro). Una proposta studiata cinque anni fa, quindi Piazzetta Cuccia aspettava solo il momento giusto. Sicuramente la rielezione di Philippe Donnet a ceo di Generali è stata fondamentale per il lancio dell’ops. «L’operazione rappresenta il modo migliore per Mediobanca di uscire da Generali e diventare così completamente indipendente», commenta Alphavalue.
Il rapporto di concambio è stato fissato in 1,7 azioni Generali per ogni azione Banca Generali al netto dei rispettivi dividendi (1,43 euro per azione e 2,8 euro per azione per Generali e Banca Generali, rispettivamente). Il prezzo implicito offerto per Banca Generali è 54,2 euro per azione con dividendo (51,9 euro ex dividendo), corrispondente a un premio pari all’11,4% (13% ex dividend) rispetto al prezzo di chiusura di venerdì 25 aprile e pari a un multiplo prezzo/utile adjusted 2026 di 15,4 volte contro le 17,4 di Finecobank, le 10,6 di Banca Mediolanum e le 8,4 di Azimut.
L’offerta, subordinata all’approvazione dell’assemblea ordinaria di Mediobanca, convocata per il 16 giugno, e al raggiungimento di un minimo di adesioni pari al 50%+1 azione del capitale sociale, è finalizzata all’integrazione di Banca Generali all’interno della divisione wealth management di Piazzetta Cuccia. «L’operazione punta a creare un colosso europeo del wealth management: 210 miliardi di euro di masse gestite, ricavi raddoppiati a 2 miliardi e utili quadruplicati a 800 milioni, con sinergie stimate in 300 milioni di euro tra costi, ricavi e funding», sottolinea Gabriel Debach, market analyst di eToro. Il tutto a fronte di oneri di integrazione per 350 milioni, mantenendo una posizione di capitale solida, in area 14% (dal 15% attuale), con una capacità di generazione di capitale organico vista crescere da +220 a +270 punti base annui.
Ma la portata strategica va oltre i numeri. «Mediobanca, cedendo la sua storica partecipazione in Generali, trasforma il rapporto con il Leone di Trieste da finanziario a industriale, liberandosi dell’asset più ambito dagli scalatori e concentrando il capitale sul core business del wealth management», precisa Debach.
Non solo. La mossa di Piazzetta Cuccia è una risposta diretta alla scalata ostile di Mps, sostenuta da Caltagirone e Delfin, che aveva puntato su Mediobanca proprio per la sua quota in Generali. «Privando la banca senese di questa motivazione, l’ops rischia di depotenziare l’interesse di Mps e di indebolire la strategia di Caltagirone di rafforzare la presa su Generali, dopo che la sua lista ha ottenuto solo tre consiglieri nel nuovo cda della compagnia triestina, contro i dieci della lista Mediobanca», precisa Debach. «Con questa mossa, Mediobanca dimostra di saper giocare d’anticipo, ridefinendo le regole del gioco e costringendo gli avversari a rivedere strategie e alleanze».
L’ufficio studi di Intesa Sanpaolo non esclude che l'operazione, che ha senso per Mediobanca sia dal punto di vista industriale sia finanziario, possa avere un impatto sulle possibilità di successo dell'ops di Mps sull’istituto guidato da Alberto Nagel, «offerta che, a questo punto, potrebbe richiedere un premio maggiore per avere successo». Gli investitori valutano i gestori del risparmio con un premio rispetto alle banche. Il punto medio del multiplo prezzo-utili di Banca Generali e Mediobanca per il 2027 è di 11,5. Se applicato all'obiettivo di Nagel di 1,5 miliardi di euro di utile netto per il gruppo combinato, l'equity value, pari a 17 miliardi di euro, supera il valore dell'offerta da 14 miliardi di Mps per Mediobanca.
L’assemblea degli azionisti di Mediobanca, chiamata a esprimersi il 16 giugno, sarà il prossimo snodo cruciale. «Gli azionisti di Mediobanca dovranno scegliere tra due progetti alternativi: uno indipendente o l'ops ostile del Monte. Riteniamo che la proposta indipendente abbia più probabilità di vincere, poiché è supportata dal cda e dal management e sarà vista come più razionale in un’ottica industriale e meno rischiosa dal punto di vista dell’esecuzione», sostengono ad Alphavalue.
Nel frattempo, sulla base delle simulazioni preliminari, Equita (advisor di Mediobanca nell’ops) ha stimato che l’operazione con le sinergie a regime sia accrescitiva a livello di utile per azione (eps) per oltre +20% con un utile di 1,5 miliardi (di cui 0,8 miliardi da wealth management), mentre +10% sul 2026 ipotizzando il 50% di sinergie, con un Rote a regime al 20% dal 14%, senza compromettere la remunerazione agli azionisti stimata (dividendo più buyback: rendimento cumulato del 22% nei prossimi 18 mesi) e una creazione di valore «low double digit» sul target price di Mediobanca a 19,50 euro (rating buy).
La nuova entità tratterebbe a un multiplo prezzo/utile di 9 volte contro una mediana del settore del risparmio gestito italiano di 12,5 volte, con oltre il 50% degli utili dal wealth management rispetto al 17% attuale e una remunerazione complessiva (dividendo più buyback) sostenibile «high-single digit».
Equita ritiene che l’operazione proposta sia positiva e abbia un forte razionale industriale, dal momento che rafforza il business model del Private & Investment Banking; accelera la crescita nel wealth management, con evidenti opportunità di re-rating.
Il management di Mediobanca ha un ottimo track record in termini di M&A, limitando in modo significativo i già bassi rischi di esecuzione visto l’elevato fit culturale tra le due entità e aumentando la visibilità sulle sinergie annunciate. Inoltre, il venir meno del contributo stabile dei dividendi del business assicurativo viene ampiamente compensato da un player che si afferma come leader nel segmento medio-alto della clientela, mantenendo comunque utili resilienti rispetto al ciclo economico. In ultimo rafforza ulteriormente il profilo di business di Mediobanca, rendendo ancora meno interessante l’alternativa di una fusione con Mps, creando valore per tutti gli azionisti coinvolti.
Equita ha un rating hold e un target price a 49 euro su Banca Generali, lo stesso giudizio di Banca Akros che però ha un target price più elevato a 52 euro. La banca d’affari del gruppo Banco Bpm ha confermato un rating neutral anche su Mediobanca con un prezzo obiettivo a 17,60 euro in attesa dell'approvazione dell’ops da parte dell'assemblea il 16 giugno. Anche l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo ha un rating neutral e un target price a 17,2 euro su Mediobanca. Invece, rating e target price su Banca Generali sono stati messi in revisione. Hold su entrambe le azioni Jefferies con target price, rispettivamente, a 16,50 euro e a 44,40 euro. Infine, Alphavalue vede Mediobanca a 18,8 euro, quindi il rating è add. (riproduzione riservata)