SI prossimi sei mesi decideranno la nuova geografia della finanza italiana, soprattutto sull’asse Milano-Trieste dove si giocherà la battaglia per Mediobanca e Generali. E, nell’intreccio di operazioni destinato a dipanarsi tra maggio e ottobre, le date avranno un ruolo essenziale. A soli quattro giorni dalla vittoria nell’assemblea del Leone, Piazzetta Cuccia ha spiazzato tutti con un’ops da 6,3 miliardi su Banca Generali che mette in palio la sua storica partecipazione nella compagnia, vendibile però solo dopo il via libera dei soci. La passivity rule impone all’istituto guidato da Alberto Nagel di passare per l’assemblea e l’appuntamento è fissato per il 16 giugno.
La merchant bank è convinta che per approvare l’ops basterà il 50% dei votanti più un’azione, ma la scelta viene già contestata: per motivazioni non ancora chiarite, si puntualizza in ambienti vicini al fronte Delfin-Caltagirone anche in base ai primi approfondimenti legali servirebbe il sì dei due terzi dei presenti.
Quel che è certo è che già in questi giorni è partito un massiccio rastrellamento di azioni Mediobanca in vista dell’assemblea. Dal lancio dell’ops il titolo è cresciuto di oltre il 4%, con oltre 20 milioni di pezzi scambiati, il 25% in più rispetto alla media di inizio anno. In parte gli acquisti vengono ricondotti all’apprezzamento con cui il mercato ha accolto l’operazione: piace l’idea di fare di Mediobanca il numero uno del wealth management in Italia che determinerebbe un forte re-rating del titolo. Ma è molto probabile che dietro il rally ci sia anche l’avvio delle manovre dei soci.
Nell’assemblea del 2023 risultò presente il 77% del capitale. Con tali percentuali a Nagel basterebbe il sì del 35-40% dei soci. La soglia non è proibitiva se si considera che il banchiere può contare su una parte dello storico patto di sindacato, oggi all’11,87%, forse su Unipol (oltre il 2%) e certamente su una vasta compagine dei fondi che hanno in mano il 35% dell’istituto. E in questa fase potrebbero arrivare nel capitale (o rafforzarsi) altri fondi che vogliono sostenere questo cambio di strategia.
La vittoria insomma pare a portata di mano, ma il quadro sarebbe radicalmente diverso se le authority imponessero di applicare una maggioranza dei due terzi.
In manovra sui titoli potrebbe esserci però anche l’asse Caltagirone-Delfin, che all’assemblea del 2023 si era fermato al 32,06% rispetto al 40,4% ottenuto dalla lista del cda. Con i due gruppi imprenditoriali potrebbe schierarsi qualche cassa di previdenza come l’Enpam (1%) o qualcuno dei fondi che in Mps hanno approvato l’offerta di Luigi Lovaglio su Piazzetta Cuccia.
Senza contare le speculazioni su un possibile intervento di Unicredit: la banca guidata da Andrea Orcel, partecipata da Delfin al 2,7%, ha appena appoggiato con il suo 6,5% la lista di Caltagirone all'assemblea Generali. La mossa, pur giustificata con motivazioni industriali, ha sancito la creazione di un asse che potrebbe riproporsi anche in Mediobanca, condizionando l'esito dell'assemblea.
La contropartita? Forse proprio la stessa Banca Generali che, sfumata l’ops di Nagel e passata PIazzetta Cuccia a Mps in caso di successo della sua ops, i futuri proprietari della merchant bank potrebbero consegnare a Unicredit. Si mormora peraltro che l’avvicinamento alla compagine Caltagirone-Delfin sia scattato solo dopo un inconcludente tentativo di Orcel di acquisire l’istituto del risparmio gestito.
Se le ragioni industriali alla base dell’acquisizione di Banca Generali sono chiare, Nagel tiene coperte le carte sul piano più generale di difesa dall’ops del Monte, che per ora non dovrebbe invece cambiare i propri piani di attacco.
Il ceo Luigi Lovaglio ha sempre detto che la quota in Generali non è essenziale e che il focus è concentrato sul wealth management: paradossalmente, la mossa di Nagel favorirebbe Mps, se l’ops avesse successo.
Lo dimostra la cautela del numero uno di Delfin Francesco Milleri: «Come visione industriale l'operazione di Mediobanca è più semplice da capire. Rispetto agli effetti su Generali, daremo un giudizio dopo aver conosciuto la posizione del board».
L’approccio aperturista emerge anche dai concambi: lo sconto dell'ops oscilla ormai tra il 3 e il 5% e rimane più contenuto rispetto ai livelli toccati dopo l'annuncio dell'offerta.
C’è anche l’incrocio di date a rendere complesse le mosse sul terreno: l’ops di Montepaschi si concluderà a luglio, e se avesse successo i nuovi soci di Mediobanca avrebbero tutto il tempo per studiare come bloccare l’operazione su Banca Generali, che dovrebbe partire solo a ottobre. Per questo c’è chi ritiene che Nagel avrà bisogno di un alleato per completare l’arrocco difensivo. Gli occhi sono puntati sul ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina che, forte della conferma dei soci arrivata martedì 29, potrebbe ora affacciarsi sullo scacchiere del risiko, mettendo nel mirino le Generali. (riproduzione riservata)