Alberto Nagel cerca sponde a Roma per l’ops lanciata su Banca Generali che si incrocia con l’offerta di Mps su Mediobanca. Ieri il ceo di Piazzetta Cuccia si è recato nella capitale per incontri istituzionali e avrebbe visto Gaetano Caputi, capo di Gabinetto della premier Giorgia Meloni.
Il ruolo di Palazzo Chigi sarà del resto importante per le manovre in corso attorno a Piazzetta Cuccia, non solo per l’influenza che può esercitare sulle grandi partite finanziarie ma anche per il ruolo di player attivo che sta giocando come primo socio di Mps. Quale sarà l’approccio all’ops su Banca Generali? Per ora sembra che non dovrebbero esserci problemi sul fronte del Golden Power. Il Dipartimento per il Coordinamento Amministrativo potrebbe escludere l’operazione dall’ambito di applicazione della normativa, alla luce della piena italianità dei due soggetti coinvolti.
L’approccio dovrebbe insomma essere diverso da quello tenuto per l’ops di Unicredit su Banco Bpm dove l’ok di Palazzo Chigi è stato vincolato a un draconiano elenco di prescrizioni.Nagel ha comunque voluto condividere la logica dell’operazione. Al momento della presentazione il deal è stato contestualizzato nella diversificazione che, a fianco del tradizionale business dell'investment banking, ha visto in Mediobanca la crescita di una divisione di wealth management dal 2016.
Gli incontri romani sono parte del percorso con cui Nagel cercherà di costruire consenso nelle settimane a venire. Oltre alle istituzioni e ai dipendenti interlocutori del banchiere saranno soprattutto i soci, da Delfin e il gruppo Caltagirone sino ai fondi che detengono il 35% di Mediobanca. La scadenza in vista è quella dell’assemblea del 16 giugno che dovrà votare sull'ops come previsto dalla normativa della passivity rule.
Intanto, dopo il lancio dell’ops su Banca Generali, Moody's ha fatto il punto sul merito di credito di Mediobanca. Gli analisti si aspettano che Piazzetta Cuccia «migliori in maniera significativa la redditività», ampliando la fonte dei ricavi dal wealth management. L’ops nel campo del risparmio gestito – ricorda Moody’s – non esclude l’aggregazione Mps–Mediobanca». Se quest’ultima andasse in porto, ragionano gli esperti, «Mediobanca entrerebbe a far parte di un gruppo meno solido». L’agenzia di rating rileva «rilevanti rischi di integrazione derivanti da operazioni simultanee e trasformative, in particolare per le attività di corporate investment, asset e wealth management, che potrebbero affrontare il rischio di perdita di clienti e consulenti finanziari».
A questo si aggiunga, prosegue Moody’s, che l’outlook sui rating a lungo termine dell’emittente e sul debito senior unsecured di Mediobanca rimane negativo, «evidenziando le pressioni al ribasso sul merito di credito in caso di integrazione con una banca più debole come Mps. Rischio che non sarebbe compensato da un eventuale aumento delle passività ammissibili al bail-in a protezione dei creditori senior». Dal lancio dell’ops intanto il titolo Mediobanca è salito di quasi l’8% e lo sconto dell’offerta di Mps si è riportato a oltre il 9%. (riproduzione riservata)