La Bce si è già espressa più a favore di un euro digitale, con la stessa Lagarde che non solo ha aperto alla possibilità di vedere una digital currency anche in Europa, ma si è auspicata anche di tagliare questo ambizioso traguardo entro i prossimi cinque anni. Un obiettivo decisamente arduo e difficile, anche se tutt’altro che irraggiungibile. Il modello da prendere come riferimento è, ancora una volta, quello cinese, che dopo essere emerso più forte dalla pandemia di Covid-19, sta ora sfidando la leadership globale degli Stati Uniti per diventare la prima economia su scala mondiale.
L'Europa, pur non essendo direttamente coinvolta in questa guerra commerciale, è comunque soggetta alle ripercussioni che questo scontro epocale porterà con sé. In qualità di player rilevante in tutte le catene di fornitura globali, pur senza averne il controllo diretto, il modello europeo guidato dalle esportazioni è infatti sotto pressione, in quanto l'accelerazione delle tensioni tra Stati Uniti e Cina potrebbe vedere soffocare l'offerta di beni chiave, intrappolando l'Europa in una sorta di via di mezzo.
Gli Stati Uniti e l'Europa sono partner storici e cugini democratici, ma le sanzioni, le tariffe doganali e il ritiro delle truppe statunitensi ne hanno indebolito il legame. Nel frattempo, la Cina è diventato il primo partner commerciale del continente europeo, con forti prospettive di crescita, motivo per cui l'Europa stessa ha un alto interesse a mantenere la stabilità dei legami con Pechino.
Alla luce di questo contesto geopolitico, ecco perché il ruolo di una digital currency europea risulta ancora più di cruciale importanza. Ad oggi, secondo Mediobanca, la moneta moderna si misura tramite il concetto di fiducia. Non per caso, la leadership mondiale è spesso accompagnata dall'egemonia valutaria a beneficio del paese dominante, un privilegio che gli Stati Uniti hanno potenziato con il controllo dei pagamenti e la minaccia di tagliar fuori chi volesse opporsi a questo sistema. Come per i precedenti scontri, la valuta giocherà anche in questo caso un ruolo chiave, e questa volta le sue vesti potrebbero assumere la forma di una moneta digitale, sottolineano da Mediobanca.
Da un punto di vista del settore privato, i giganti della tecnologia hanno già fatto le prime mosse (Libra/Diem) sfruttando la loro posizione di leader globali, le infrastrutture tecnologiche e l'esperienza di cui dispongono, oltre che la fiducia dei clienti di cui godono, puntando di fatto a creare un modello e un sistema di pagamento globale. Ovviamente, da questo punto di vista la regolamentazione resta il rischio principale.
Sul fronte delle cosiddette "central bank digital currency", invece, è stata la Cina il primo paese ad applicarsi, con l'obiettivo di erodere la posizione dominante degli Stati Uniti, sfuggire alla sorveglianza e dalle sanzioni degli stessi Usa e promuovere la sorveglianza interna. Sia i privati che gli stati, dunque, potrebbero minacciare l'egemonia del dollaro. Inoltre, allargando il discorso su scala globale, la stessa sovranità monetaria e la democrazia potrebbero essere presto messe in discussione qualora non si agisca in maniera repentina ed organizzata.
"Da questo punto di vista, Trump, la Brexit e la pandemia hanno dato una sveglia all'Europa, che si è resa conto di poter difendere la propria rilevanza solo riunendo insieme il Recovery Fund, l'ombrello della Bce e attraverso la stretta collaborazione dei diversi Paesi. L'Europa ha riconosciuto che è necessario fare di più, e l'euro digitale è la carta principale per ottenere flessibilità strategica su molti fronti", continuano gli esperti di Mediobanca.
In particolare, un euro digitale potrebbe conferire alla Bce la giusta arma per difendere la sovranità monetaria dalle valute (digitali e non) estere, potrebbe sostenere la Commissione negli obiettivi di promuovere l'indipendenza strategica e il ruolo internazionale dell'euro, distaccandosi dall’egemonia degli Stati Uniti e riprendendo il controllo sui pagamenti, oltre che costruire legami più forti con i paesi partner. Inoltre, potrebbe aggiungere slancio per un'ulteriore integrazione in Europa. Secondo Mediobanca, questi effetti sarebbero di carattere "unico", motivo per cui, ancora una volta, salvando il ruolo dell'euro la Bce avrebbe in mano la chiave per aprire le porte al destino dell’Europa.
La domanda chiave, appurata l'efficacia dell'introduzione di una digital currency nel continente europeo, resta dunque in che modo portare a termine questo arduo compito, in particolare per ciò che riguarda la parte di regolamentazione, tanto cara a Lagarde e compagni. Da questo punto di vista, Mediobanca simula due scenari. Nel primo, un sistema di pagamento semplice, senza funzione di riserva di valore, in linea con gli obiettivi della Bce. Nel secondo, un sistema di pagamento non vincolato che potrebbe soddisfare più target, incarnando gli obiettivi della Commissione europea e dando gli strumenti all’istituto centrale per contrastare il declino del ruolo della valuta comune a marginale.
"Il servizio di pagamento trarrebbe vantaggio da un euro digitale in quanto gli aumenti dei pagamenti elettronici sarebbero più che sufficienti a compensare la pressione sui margini e gli investimenti. Essi svolgerebbero un ruolo chiave nello sviluppo di nuove soluzioni, e il rischio principale ad oggi è che si possa ottenere un euro digitale sul modello della Libra, un'eventualità che probabilmente verrà scongiurata dalle autorità di regolamentazione dell'Ue", argomentano gli esperti.
Chi potrebbe avere qualche ripercussione negativa, secondo Mediobanca, sono le banche, che dovranno porre in essere nuove operazioni M&A per poter sopperire all'aumento, inevitabile, della spesa IT. "Il nostro scenario 1 potrebbe infierire relativamente su depositi e rendimenti, mentre lo scenario 2 rivoluzionerebbe i depositi, con le banche come principali allocatori di risorse e gestori del rischio e la Bce come fornitore di finanziamenti primari, ben oltre l'attuale struttura e le passate diatribe sulla condivisione del rischio; un passo decisivo, se non definitivo, per l'integrazione Ue", concludono gli analisti. (riproduzione riservata)