Non solo esposti a Consob e Bankitalia: sugli incroci fra le mosse in Generali, Mediobanca e Mps, nelle scorse settimane è stato presentato in procura a Milano un esposto ipotizzando un presunto concerto tra il gruppo Caltagirone e la holding della famiglia Del Vecchio.
La notizia è filtrata nella mattina di mercoledì 11 ma l’iniziativa risalirebbe a diversi mesi fa, ed è stata attribuita dalle agenzie di stampa alla stessa Mediobanca. In serata tuttavia fonti della banca hanno precisato che «non è stato presentato alcun esposto alla Procura di Milano avente ad oggetto il concerto relativo ad operazioni di mercato in essere».
I pm milanesi avrebbero aperto un fascicolo «a modello 45», ossia iscritto nel registro degli «atti non costituenti notizia di reato». Inoltre, non è stato conferito, al momento, alcun incarico per attività investigative.
Dunque, ora le verifiche competono ai due organismi di vigilanza e, semmai dovessero emergere anomalie o profili di aggiotaggio, spetterà loro segnalarli alla magistratura. Nel 2022 un esposto dello stesso tenore presentato a Consob e Bankitalia relativamente al rinnovo del board di Generali era stato scartato dalle due authority.
Intanto si cominciano a delineare gli schieramenti per il voto assembleare di lunedì 16 di Mediobanca sull’ok all’ops su Banca Generali. Secondo quanto è filtrato in ambienti finanziari due grandi azionisti di Mediobanca, Norges Bank e Mediolanum - che insieme fanno il 4,94% del capitale - voteranno a favore dell’offerta su Banca Generali.
L’assemblea della merchant bank di lunedì 16 giugno è chiamata ad esprimersi sull’operazione perché Piazzetta Cuccia è sotto passivity rule per l’ops di Mps e deve chiedere l’ok dei soci affinché il cda possa gestire l’offerta. È un appuntamento importante perché in caso di bocciatura il titolo Mediobanca, che dall’annuncio della scalata sulla controllata del Leone ha guadagnato oltre l’11,4%, si sgonfierebbe fornendo un assist alle mire del Montepaschi.
Al pacchetto di azioni in mano al gruppo Mediolanum bisognerà molto probabilmente sommare anche lo 0,96% della famiglia Doris contenuto nella holding Finprog, che partecipa sempre al patto di consultazione di Mediobanca. In totale dunque ai Doris fa capo il 4,45% della merchant.
La proposta dell’amministratore delegato Alberto Nagel è di consegnare 1,7 azioni Generali per ogni azione di Banca Generali. L’istituto punta a utilizzare l’intera partecipazione del 13,1% detenuta nel Leone per raddoppiare di dimensioni nel wealth management.
L’affluenza in assemblea dovrebbe essere di oltre l’80% del capitale. Secondo qualcuno potrebbe toccare l’82%. E già circolano le prime proiezioni di mercato, secondo cui la proposta del ceo potrebbe passare con il 42-43% dei voti favorevoli contro il 36-37% contrario. E questo al netto di nuovi colpi scena, come la comparsa nel capitale di Piazzetta Cuccia di Unicredit su cui nelle banche d'affari si specula da qualche settimane. In assemblea se alcuni azionisti parteciperanno e si asterranno, questo equivarrà a un voto contrario.
Tutti i proxy advisors, come Iss, Glass Lewis e Pirc, che consigliano gli investitori istituzionali, hanno raccomandato di votare a favore della scalata sulla società guidata da Gian Maria Mossa. Il fondo sovrano norvegese - il più grande al mondo presente nel capitale di 9.000 società - detiene circa l'1,45% di Piazzetta Cuccia. Lo scorso 17 aprile a Siena aveva votato a favore dell’aumento di capitale di Mps al servizio dell’ops.
La scelta di Norges è in linea con quella di altri investitori istituzionali arrivata nei giorni scorsi, come alcuni fondi pensione statunitensi (New York City Comptroller, California State Teachers, Florida State Board of Administration, Calpers) e asset manager come Calvert e Praxis che per il voto si allineano alle decisioni dei proxy.
In Piazzetta Cuccia il peso degli istituzionali (fra cui i vari BlackRock e Vanguard) è elevato: hanno in tasca buona parte del 50% del capitale che, oltre ai grandi fondi internazionali, comprende anche il retail. Nagel può contare anche sull’appoggio della maggioranza del patto di consultazione (11,8%) - eccetto Romano Minozzi (0,11%) e il gruppo Gavio (0,42%) - e sullo storico alleato Unipol (oltre il 2%).
Il fronte Caltagirone (l’imprenditore romano ha quasi il 10%), contrario all’operazione, che oltretutto ha chiesto di rinviare l’assise, dovrebbe contare oltre che sull’appoggio di Delfin della famiglia Del Vecchio (19,8% che potrebbe anche astenersi) anche sul voto delle casse previdenziali (Enpam, Enasarco e Cassa Forense che hanno oltre il 5%) e di qualche socio minore, arrivando a circa il 36%. Da capire cosa farà Pimco, gestore globale vicino al ceo di Mps Luigi Lovaglio che in Piazzetta Cuccia ha in tasca circa l’1,5%. (riproduzione riservata)