Il blitz su Banca Generali ha portato ieri sotto i riflettori i titoli della compagnia triestina e di Mediobanca, scesi rispettivamente dell’1,13% e dello 0,80%. Il rialzo del Montepaschi invece è passato quasi inosservato. La banca senese promotrice di un’ops da 13,3 miliardi su Piazzetta Cuccia ha guadagnato il 2,08%, salendo a 7,35 euro e restringendo così lo sconto sulle azioni della target al 3,12%.
Il rialzo ha sorpreso qualche investitore visto che il blitz di Mediobanca su Banca Generali sembra concepito anche per complicare l’assalto di Mps. La mossa di Alberto Nagel arriva quattro giorni dopo l’assemblea delle Generali e, soprattutto, a meno di due settimane dall’assise con cui giovedì 17 aprile Rocca Salimbeni ha dato luce verde all’ops. Ai sostenitori del progetto senese il plebiscito dei soci è sembrato di buon auspicio. Ma adesso l’ops presentata da Luigi Lovaglio, voluta dal governo e appoggiata da Francesco Milleri e da Francesco Gaetano Caltagirone si scontra con un ostacolo imprevisto.
Il prospetto di Mps è chiaro nel descrivere le condizioni sospensive dell’ops. Tra queste c’è il verificarsi di operazioni «da cui possa derivare una significativa variazione, anche prospettica, del capitale, del patrimonio, della situazione economica, prudenziale o finanziaria o dell’attività» di Mediobanca oppure «che siano comunque incoerenti con l’offerta e le motivazioni industriali e commerciali sottostanti».
Se insomma Siena volesse interrompere l’offerta, queste clausole potrebbero offrire un valido assist, come ipotizzato da Nagel nella conferenza stampa di ieri. Ma per ora Mps non farà cambi di programma: «L’offerta di Mediobanca su Banca Generali non è ostativa per l’ops su Piazzetta Cuccia, anzi rafforza il valore industriale dell’operazione», fanno sapere fonti vicine a Siena. L’ops insomma andrà avanti nei tempi previsti con l’obiettivo di incassare le autorizzazioni entro giugno e di chiudersi a luglio.
Lovaglio del resto ha sempre ribadito che la partecipazione in Generali non è essenziale per il progetto di aggregazione: «Quello che vogliamo è diventare il terzo polo bancario per asset in gestione e depositi - ha spiegato più volte - con una forte base di capitale e sostenibilità finanziaria in grado di generare una significativa generazione di capitale.
La quota in Generali non è determinante per l’operazione». Al contrario il banchiere ha insistito sull’interesse per le attività di wealth management di Piazzetta Cuccia e per le possibili sinergie tra Widiba e Mediobanca Premier. Con l’offerta su Banca Generali, spiegano fonti vicine a Rocca Salimbeni, «Mediobanca di fatto conferma la valenza del progetto sottostante all’offerta di Mps con l’ulteriore sviluppo del wealth management, uno dei business su cui Lovaglio intende puntare con l’integrazione».
Dal punto di vista industriale insomma l’acquisto di Banca Generali potrebbe essere coerente con la strategia del Montepaschi e rendere ulteriormente accrescitiva l’offerta. Non è però scontato che questa sia anche l’opinione di Caltagirone e di Milleri, che per ora si sono presi del tempo per valutare in profondità l’operazione proposta. L’imprenditore romano e il presidente di Delfin sono reduci da un nuovo, inconcludente tentativo di spallata al vertice di Generali. L’assemblea di giovedì 24 aprile ha decretato la vittoria di Philippe Donnet, riconfermato ceo per un quarto mandato grazie al voto determinante dei fondi internazionali e dei piccoli soci.
Gli sconfitti hanno descritto il confronto triestino come il primo atto di una partita che si sarebbe giocata anche con l’ops su Mediobanca. L’obiettivo della strategia a tenaglia è chiaro: conquistare entro l’estate la maggioranza assoluta o almeno relativa della merchant bank per esprimere poi un nuovo cda e partire di nuovo all’assalto di Trieste. Uno scenario destinato a sfumare con il divorzio consensuale tra Mediobanca e Generali. Dal punto di vista del governo poi l’uscita di scena di Piazzetta Cuccia rischia di rendere più contendibile Trieste e di metterne a repentaglio l’italianità. Se insomma il blitz di Nagel potrebbe non dispiacere a Lovaglio, appare improbabile che questo consenso si allarghi anche ai grandi soci della banca senese. (riproduzione riservata)