Mediobanca, dopo l’uscita di Mediolanum il patto scende al 7%. Ecco chi sono i soci ancora in partita e cosa potrebbero fare
L’accordo dei soci storici si assottiglia. Escono gli Acutis. Scendono Pittini e Gavio. Gli azionisti più forti sono ora Monge, Lucchini e Ferrero. Minozzi apre all’ops. Unicredit anticipa al 22 luglio i conti della semestrale
Con l’uscita di Mediolanum il patto di Mediobanca è sceso al 7%. Lo storico accordo nato nel 1956 per blindare il controllo della merchant bank fondata da Enrico Cuccia ha subìto diverse defezioni eccellenti negli ultimi mesi. Oltre al gruppo della famiglia Doris (che per il 3,5% ha incassato 548 milioni, con uno sconto del 4,5% sul prezzo di borsa di lunedì 30 giugno), sono finiti sul mercato lo 0,27% di Vittoria Assicurazioni, uno 0,2% della famiglia Gavio e una frazione dello 0,42% della famiglia friulana Pittini.
Dietro le recenti dismissioni ci sono almeno un paio di buoni motivi. Da un lato gli azionisti stanno approfittando dei livelli record toccati dal titolo Mediobanca, che ieri dopo l’uscita dei Doris ha perso il 4,21% ma che da inizio anno ha guadagnato il 40% sull’onda dell’ops Montepaschi. Il momento è insomma propizio per monetizzare. Dall’altro lato, l’ops di Siena - pur ritenuta ancora poco attrattiva per la presenza di uno sconto del 5,5% - è fortemente sostenuta dal governo italiano.
Per molti soci storici della merchant restare in partita significherebbe esporsi a una dinamica politicamente delicata, dove un eventuale rifiuto all’adesione – specie se isolato – rischierebbe di trasformarsi in un boomerang. Meglio quindi defilarsi prima. Da parte sua il vertice di Mediobanca vede con sentimenti contrastanti le recenti uscite di soci storici.
La rarefazione di questo nucleo, tradizionalmente vicino al top management, genera preoccupazioni. Ma il fatto che le quote siano state cedute sul mercato e non acquisite da potenziali soggetti ostili viene letto con cauto ottimismo. Questo passaggio di mano potrebbe infatti rafforzare il fronte degli istituzionali, che potrebbe diventare un contrappeso prezioso alla frammentazione del patto.
Sul mercato c'è chi specula che le uscite non siano finite. Considerazioni analoghe a quelle delle famiglie Doris e Acutis potrebbero essere fatte anche da altri soci storici della merchant. Inoltre i fondatori di Mediolanum potrebbero monetizzare anche lo 0,96% di Mediobanca detenuta tramite la cassaforte di famiglia Finprog.
Si guarda poi ai Monge, la dinastia piemontese del pet food che nel 2021 ha conferito al patto l’1,16%, ai Ferrero (0,69%), ai Lucchini (0,56%), all’imprenditrice bolognese Isabella Seragnoli (0,23%) e all’industriale della ceramica Romano Minozzi (0,1%) dal quale nei mesi scorsi è arrivato un endorsement all’ops del Monte.
Anche se Alberto Pecci è appena diventato nuovo presidente del patto dopo la scomparsa di Angelo Casò, non è escluso che qualche valutazione sia in corso anche nel gruppo tessile toscano che ha in mano lo 0,56% di Piazzetta Cuccia.
Di certo per molti di questi azionisti oggi il tempo è un fattore cruciale: in un contesto politico e di mercato incerto, muoversi con rapidità può fare la differenza tra sfruttare condizioni favorevoli o vedersi eroso il valore dell’investimento. Le prossime settimane saranno il momento più caldo del risiko bancario. Unicredit ha scelto di anticipare l’approvazione della semestrale dal 28 al 22 luglio, vigilia del termine dell’ops su Banco Bpm e ultima finestra data utile per ritirare l’offerta. (riproduzione riservata)