L'ops su Mediobanca «avrà successo» e il Monte riuscirà a raggiungere la soglia fissata al 66,7%. Ne è convinto l'ad di Mps, Luigi Lovaglio, che in un’intervista a SkyTg24 ha ribadito che l'offerta su piazzetta Cuccia è «un’operazione di mercato e non di potere», «crea valore per tutti gli stakeholder» e ha un progetto «chiaro e definito».
Le affermazioni di Lovaglio arrivano nel giorno in cui si scopre che Francesco Gaetano Caltagirone si è portato a ridosso del 10% in Mediobanca, dal precedente 7,4% ufficialmente dichiarato, in vista dell’assemblea del 16 giugno che dovrà autorizzare l’ops di Piazzetta Cuccia su Banca Generali. L’anticipazione sull’ascesa di Caltagirone è stata pubblicata giovedì 5 dal sito de La Stampa.
Nessuna preoccupazione né per l’indicazione del patto di sindacato di Mediobanca su Banca Generali né per il sostegno dei proxy: le due operazioni sono «alternative»., spiega Lovaglio. Per l'utilizzo dei crediti fiscali delle Dta anche sui risultati di Mediobanca «mi basterebbe il 50% più un’azione», quota necessaria per consolidare Piazzetta Cuccia nel bilancio del Monte «ma noi siamo determinati e convinti» di arrivare al 66,7%, soglia indicata come obbiettivo dalla banca.
Quanto a possibili richieste da parte della Bce, il banchiere ha spiegato che «fino a oggi non l'ha fatto con nessuno, non penso sia un tema all'ordine del giorno, vediamo. Io sono molto fiducioso che l'operazione andrà in porto e a luglio inizieremo a raccogliere le adesioni».
Il banchiere si è detto sicuro che «l’ops avrà successo e riusciremo ad avere adesioni importanti», con «anche di più del 20%» del 54% del capitale di Mediobanca detenuto dagli investitori istituzionali e dal mercato che consegnerà le azioni, in aggiunta a grandi soci come Delfin e Caltagirone. Si tratta, secondo Lovaglio, di «un progetto che ha degli economici molto chiari» e che porta alla «creazione di valore per tutti gli stakeholder, incluso il Paese».
L'offerta di Mps su Mediobanca «è un’operazione di mercato che parte da logiche di cambiamento sia del mercato che delle logiche di fare banca» e non ha a che fare con i giochi di potere. «Noi abbiamo bisogno di un sistema bancario che aiuti le aziende a crescere, a svilupparsi e ad andare anche all’estero e quindi credo che l’attenzione ai salotti debba essere assolutamente superata», ha continuato Lovaglio.
«Noi siamo focalizzati a fare il bene di tutti e crediamo che questa operazione crei un enorme valore, per gli azionisti di Montepaschi, per gli azionisti di Mediobanca, per i nostri clienti, per i nostri dipendenti e anche per i territori». L’offerta «trova la sua logica in un desiderio di ampliare la gamma dei ricavi, diversificandoli, cercando di specializzarsi», ha sottolineato.
Il sostegno da parte dei proxy advisor all’ops di Mediobanca su Banca Generali e l’indicazione del patto di sindacato di piazzetta Cuccia «non mi preoccupa perché le due operazioni non sono alternative. Chi voterà sì all’operazione potrà anche consegnarci le azioni», ha proseguito l’ad. «I progetti non sono alternativi, il nostro è un po’ più ampio e ha degli economici chiari e di estremo vantaggio sia per gli azionisti di Mediobanca che per quelli di Mps. Siamo in una fase in cui abbiamo un progetto certo, con doppia crescita del dividendo per azione per gli azionisti di Mediobanca, crescita dei dividendi per azione per gli azionisti di Mps, 100% di distribuzione dei dividendi, capitale che cresce anche grazie al beneficio di alcuni aspetti fiscali» mentre «dall’altro lato abbiamo un'operazione che ancora deve finire». «È difficile fare una competizione con qualcosa di incerto, noi andiamo dritti per la nostra strada».
«In tutti questi anni passati al Monte non ho avuto nessuna ingerenza da parte del Mef, né prima quando c’era il ministro Franco né dopo con il ministro Giorgetti», ha precisato Lovaglio, parlando del ruolo del Tesoro come azionista di Rocca Salimbeni. (riproduzione riservata)