Lunedì 16 in Mediobanca non si è tenuta nessuna assemblea, ma il recente posizionamento dei soci ha già tracciato i possibili equilibri dell’ops Montepaschi. Alla vigilia dell’assise chiamata a decidere sull’operazione Banca Generali, favorevoli e contrari si sono ritrovati in un testa a testa. Il fronte Caltagirone-Delfin si è attestato tra il 35% e il 40% di Piazzetta Cuccia, una quota che molti interpretano come la base di partenza per l’offensiva di Siena. E che, tra l’altro, non è poi così lontana dalla soglia necessaria per esercitare un controllo di fatto su Mediobanca.
In diverse occasioni il ceo di Mps Luigi Lovaglio ha ribadito l’intenzione di raggiungere il 66,7% di Piazzetta Cuccia. Un obiettivo comunicato anche alla Consob con l’esclusione di eventuali sotto-soglie; tuttavia dalla relazione del comitato parti correlate pubblicata dalla banca senese e rivelata a fine gennaio da MF-Milano Finanza, emerge però che la soglia dei due terzi è rinunciabile. Il 50% più un’azione consegnerebbe a Mps la maggioranza del capitale di Mediobanca e quindi di fatto, seppure non di diritto, il controllo dell’assemblea straordinaria. Ma anche una soglia compresa tra il 35 e il 50% darebbe a Siena il controllo di fatto dell’assemblea ordinaria, che significa poter rimuovere l’attuale board.
Perché questo accada serve il via libera all’operazione da parte della Bce, che dovrebbe pronunciarsi entro fine mese. E c’è un precedente proprio nell’attuale tornata di aggregazioni bancarie che potrebbe consentire alla Vigilanza Unica di accettare una soglia di adesioni all’ops inferiore al 50%+1.
Nell’ambito dell’ops sulla Popolare di Sondrio, Francoforte ha autorizzato Bper a fermarsi al 35%; la Vigilanza dovrà solo verificare che Bper dimostri un controllo di fatto sulla Sondrio, oppure che «presenti un piano che dettagli l’approccio strategico verso la partecipazione, i criteri adottati per mantenere o dismettere la quota, i relativi obiettivi, le tempistiche e le principali tappe operative», secondo la nota della banca guidata da Gianni Franco Papa.
Anche a Siena Bce potrebbe applicare regole analoghe. C’è però per Mps un tema finanziario non da poco: secondo alcuni analisti con meno del 50% potrebbe non beneficiare subito dei 2,9 miliardi di poste fiscali differite (Dta) e potrebbe incontrare difficoltà a estrarre i 700 milioni di sinergie previsti dal deal. Tuttavia Mps potrebbe alzare l’offerta per conquistare una soglia superiore al 50%. Il capitale al 19,6%, fortemente in eccesso, potrebbe servire per un rilancio cash. Per pareggiare lo sconto dell’offerta su Mps, oggi del 7,5%, servono circa 1,2 miliardi. Ma c’è ancora tempo per far muovere i titoli, in una direzione o nell’altra. (riproduzione riservata)