Da ieri Mediaset è MFE-MediaForEurope. L'assemblea degli azionisti ha infatti approvato praticamente all'unanimità il cambio di denominazione sociale della holding stabilita in Olanda che deterrà il 100% della società operativa Mediaset Italia, il 53,26% di Mediaset España (anche questa società operativa) e il 24,16% della tedesca ProSiebenSat.1. Il marchio Mediaset quindi non sparirà, ma sarà Mfe il cervello e lì si trova ormai il primo nucleo del percorso di aggregazione delle principali tv generaliste europee che ha in mente il gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi.
L'assemblea presieduta da Fedele Confalonieri, alla quale hanno partecipato azionisti in rappresentanza dell'80,6% del capitale, ha anche approvato gli altri due punti all'ordine del giorno che riguardano l'introduzione di una struttura azionaria a doppia categoria con diversi diritti di voto: «un passo fondamentale per perseguire la creazione di un gruppo paneuropeo nel settore dell'intrattenimento e dei contenuti in quanto fornirà una maggiore flessibilità per il finanziamento di eventuali future operazioni di m&a» ha spiegato il gruppo con una nota.
Il percorso, sintetizzando, sarà questo: le attuali azioni di Mediaset saranno convertite in azioni ordinare di tipo B che avranno un valore nominale di 0,60 euro rispetto agli attuali 52 centesimi. A tutti gli azionisti sarà poi attribuita un'azione ordinaria di tipo A, con un valore nominale di 0,06 euro, per ogni azione B detenuta. Queste due categorie avranno gli stessi diritti patrimoniali (per esempio i dividendi) e saranno quotate all'Euronext Milan di Borsa Italiana ma ogni azione A avrà diritto a un voto e ogni azione B a 10 voti, avendo un valore nominale con questo rapporto.
La nuova struttura permetterà agli attuali azionisti del Biscione di pianificare l'espansione avendo azioni (A) da poter utilizzare come valuta, insieme con altri strumenti, per future operazioni di fusione e acquisizione, mantenendo nel contempo stabilità nella governance, con Fininvest che già oggi è al 51% dei diritti di voto e con la successiva diluizione di Vivendi. Sul cambiamento di struttura azionaria e sull'emissione di nuove azioni avevano già espresso il loro giudizio contrario i proxy advisors, mentre Vivendi aveva garantito il voto favorevole della fiduciaria Simon che detiene il 19,2% delle azioni dei francesi. Ieri i due punti all'ordine del giorno hanno ottenuto oltre il 94% dei voti a favore. Peraltro, sia la differenza di valore nominale fra gli attuali titoli in circolazione e le azioni B, sia l'emissione di nuove azioni A saranno finanziate utilizzando riserve a bilancio. L'implementazione della struttura azionaria a doppia categoria è subordinata all'ammissione alla quotazione e alla negoziazione su Euronext Milan (EXM) delle azioni ordinarie A, nonché all'ottenimento delle necessarie approvazioni da parte delle autorità competenti. Si prevede che la nuova struttura azionaria a doppia categoria entri in vigore prima del 1° gennaio 2022. (riproduzione riservata)