Una piccola torcia si illumina nell’oscura e immensa foresta del patrimonio immobiliare in mano allo Stato italiano. L’Agenzia del Demanio ha mappato quasi 43 mila immobili pubblici per un valore di 63 miliardi di euro, di fatto il patrimonio immobiliare dello Stato italiano che lei stessa è chiamata ad amministrare. Il tutto reso accessibile ai cittadini attraverso la sezione «Immobili di proprietà e in uso allo Stato» sul sito dell’Agenzia.
Il percorso di ricognizione del patrimonio pubblico nel suo complesso richiede però ancora molto tempo e lavoro. Basti pensare che il più recente rapporto del ministero dell’Economia sul patrimonio immobiliare della pubblica amministrazione, che risale al settembre 2021 (ma con dati del 2018), parla di 2,6 milioni di immobili pubblici. Per quanto negli ultimi anni ci siano state operazioni di dismissione e di vendita/locazione di immobili pubblici, non si registra nulla di così eclatante da rivoluzionare tale fotografia, quindi per ora risulta mappato l’1,6% del totale nazionale.
Per sopperire all’obsolescenza di questi dati sta lavorando la cabina di Regìa per la valorizzazione degli immobili pubblici, istituita al Mef e guidata dalla sottosegretaria Lucia Albano. D’altronde senza consapevolezza sulla consistenza del patrimonio pubblico non si può riuscire a tagliare il superfluo e a valorizzare l’esistente per produrre valore per il Paese e ridurre il debito pubblico tricolore da record, come suggerisce la campagna del Tagliadebito promossa da anni da Class Editori e sposata apertamente dal ministro Giancarlo Giorgetti anche ai microfoni di Class Cnbc.
Dalla mappatura fornita dall’Agenzia del Demanio però emergono diverse indicazioni sui territori da tenere maggiormente sotto osservazione e con quali priorità. Per numero di immobili dello Stato utilizzati domina la Puglia a quota 19.927, seguita dall’Emilia-Romagna con 15.182 e poi dalla Lombardia con 13.556. Da notare però che da sola la città di Roma conta quasi 4.000 immobili pubblici, d’altronde la Capitale ospita tutti e 15 i ministeri nonché il Parlamento, senza scordare, tra gli altri, la presidenza della Repubblica e la Corte dei conti. Eppure il Lazio non è neanche sul podio delle regioni che detengono più immobili pubblici per il funzionamento della macchina governativa. Restano nelle prime posizioni la Puglia (9.271) e l’Emilia Romagna (5.798), scalzata per pochi immobili dalla Campania (5.811).
Se si considerano invece gli immobili di proprietà dello Stato sparsi nelle regioni italiane ma che non risultano strumentali alle funzioni pubbliche, la medaglia di bronzo va alla Lombardia con 5.782 immobili. Non cambiano invece i primi due posti sul podio: oro alla Puglia (6.518) e argento all’Emilia-Romagna (6.156). Da evidenziare che il Veneto non usa neanche un immobile non direttamente funzionale alla macchina amministrativa.
L’Agenzia ha poi mappato quasi 9 mila immobili che le varie ramificazioni dello Stato usano a livello territoriale ma che non sono di sua proprietà, e in particolare su 6.525 viene pagato la locazione. Non proprio a sorpresa è la Puglia che paga più affitti, attestandosi a quota 2.993, seguita dal Friuli-Venezia Giulia (2.356) e dalla Lombardia (2.161). Si tratta invece di comodato d’uso per quasi 2.500 immobili utilizzati dallo Stato in tutta la Penisola, in primis ancora una volta in Puglia (1.145), in Emilia Romagna (872) e in Lombardia (723).
Proprio per compiere un primo passo tra fruibilità dei dati e valorizzazione del patrimonio pubblico nonché creazione di valore per i territori, l’Agenzia ha lanciato anche un portale («Crea Valore e Investi con noi») per permettere agli investitori privati di visionare e proporsi direttamente per un partenariato con il pubblico per operazioni di valorizzazione, recupero e rifunzionalizzazione.Tra i primi 400 immobili scelti per il mercato, ben 67 appartengono alla regione Sicilia. Segue il Lazio con 54 immobili online e la Lombardia con 38.
Da evidenziare che non sembra esserci pace sulla grande area di Tor Vergata a Roma attorno alla Vela di Calatrava. Il palasport doveva ospitare i mondiali di nuoto del 2009 ma i lavori non vennero completati in tempo. Si sono da lì susseguiti diversi i finanziamenti per finire l’impianto, che da ultimo ha ricevuto 70 milioni per farsi trovare pronto ad ospitare il Giubileo dei giovani tra giugno e agosto del 2025. Il Demanio però cerca ancora fondi e partecipazioni di privati con l’obiettivo di mettere i quasi 485 mila metri quadrati «a servizio delle Amministrazioni Pubbliche e della cittadinanza», realizzando - si legge nell’annuncio dell’Agenzia - parcheggi pubblici, uno spazio museale, delle terme urbane e un orto botanico/vivai, nonché aree per lo sport e da destinare alla Polizia.
Invece a Milano il Demanio cerca investitori privati per il Palazzo del Senato, ubicato in zona centrale tra il quadrilatero della moda e la Villa Reale ed i Giardini Indro Montanelli nel quartiere Porta Venezia. Il complesso, che occupa un intero isolato, è sede dell’Archivio di Stato Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Lombardia ma, si legge sul sito dell’Agenzia, le destinazioni previste sono: «ristorazione, caffetteria, eventi, spazio di aggregazione». (riproduzione riservata)