Il Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità) «è un cappio al collo» e sarebbe meglio investire la quota dell’Italia, 15 miliardi, altrove. È questo il senso della nota diffusa dal ministro dei Trasporti e leader della Lega, Matteo Salvini, all’indomani del confronto avvenuto il 12 maggio tra i vari ministri delle Finanze Ue nell’Eurogruppo, a Bruxelles.
L’Italia resta l’unico Paese a non aver ratificato la modifica del Fondo Salva Stati e il titolare del Mef, Giancarlo Giorgetti, è di nuovo sotto tiro.
«Mes? No! Il Parlamento, grazie anche alla posizione ferma della Lega che ha sempre combattuto il Mes sin dai tempi di Monti, ha già respinto il tentativo dell’Ue di metterci questo cappio al collo. Dalla trasformazione in “salva banche” non avremmo nessun vantaggio perché le nostre banche godono di ottima salute», ha affermato Salvini.
«Visto che si insiste a proporre questa modifica che la Lega non ratificherà mai, rispondiamo proponendo di liquidare la quota italiana per riprenderci i nostri quindici miliardi con cui potremmo abbassare le tasse, fare investimenti e aumentare le pensioni, lasciando liberi gli altri di fare quello che vogliono».
«Diversi tra i ministri intervenuti hanno sottolineato l’importanza del ruolo del Mes nell’assicurare stabilità finanziaria, rilevando che il fatto che l’Italia non ne abbia ancora ratificato la riforma impedisce allo stesso Mes di mobilitare le sue risorse, nell’ipotesi di una crisi bancaria, accanto a quelle del Fondo di risoluzione unico Ue», ha spiegato il presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe.
A questi incontri il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, «dà sempre contributi rilevanti, e oggi - ha detto ancora Donohoe - ci ha ricordato ancora una volta delle difficoltà notevoli sulla ratifica della riforma del trattato del Mes nel Parlamento italiano. Lo rispettiamo e lo capiamo, diversi governi hanno sfide politiche rispetto alle decisioni che devono chiedere ai loro Parlamenti». Fonti italiane invece hanno parlato di normale dialettica.
Il Parlamento italiano, come ripetuto ieri dal ministro dell’Economia, resta contrario al Fondo Salva Stati perché lo accusa di limitare la libertà di scelta dei Paesi che lo utilizzano (il riferimento è a quanto accaduto alla Grecia con la Troika). Lato europeo viene ricordato invece che l’attivazione del Mes non ne rende obbligatorio l’uso e che il no dell’Italia blocca l’accesso anche agli altri Stati.
Con la nuova versione, inoltre, il Fondo Salva Stati interviene per tamponare le crisi bancarie, quindi è un passaggio centrale per completare l’Unione bancaria. «Tutti i Paesi dovrebbero ratificare con urgenza la revisione del trattato del Mes per istituire il sostegno comune al Fondo di risoluzione unico», è la posizione del Single Resolution Board. «Avere fonti di finanziamento adeguate in caso di crisi è più importante che mai in questi tempi volatili». (riproduzione riservata)