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Maratona dles Dolomites 2025 è Lüm. La luce che trasforma la fatica

La 38ª Maratona dles Dolomites-Enel torna il 6 luglio con 8.000 ciclisti, tre percorsi spettacolari e un tema ispirato alla luce. Un evento tra sport, natura e stile che trasforma la fatica in esperienza e la montagna in racconto condiviso

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Maratona dles Dolomites 2025 è Lüm. La luce che trasforma la fatica

C’è un momento, poco dopo le sei del mattino, in cui le Dolomiti sembrano trattenere il respiro. Il cielo schiarisce, il silenzio si fa denso e 8.000 ciclisti prendono il via da Corvara con una compostezza che somiglia alla preghiera. È la Maratona dles Dolomites Enel, appuntamento che da 38 anni trasforma la fatica in un gesto corale, misurato, irripetibile.

Il tema di quest’anno è Lüm, parola ladina che significa «luce». Quella che filtra tra i pini alti del Gardena, che si rifrange sulla roccia del Falzarego, che colora di rosa il Sassongher. Ma anche quella che ognuno porta dentro, e che in salita, proprio lì dove il fiato si spezza, torna a farsi chiara. Non è un caso che la medaglia sia realizzata in cirmolo e sabbia rossa, a evocare l’Enrosadira, il tramonto che accende le vette d’estate.

Tre i percorsi, come sempre: Maratona, Medio e Classico, 138, 106 e 55 chilometri. Tre idee diverse di sforzo, ma un unico modo di stare al mondo: pedalare dove non passano le auto, dove l’unico rumore è quello delle ruote su asfalto pulito e degli uccelli che sorvolano i tornanti. Qui il ciclismo è paesaggio attraversato. È epica sobria.

Attorno alla corsa si muove un universo fatto di stile, cura e comunità. A cominciare dal Maratona Village, che anima San Leonardo con stand tecnici, talk, musica e ospiti inattesi: da Peter Sagan a Fabio Aru, da Vincenzo Nibali a Fabio Cannavaro, fino agli imprenditori che della bici hanno fatto una scelta di vita. Non c’è separazione tra professionisti e amatori, qui. Solo storie diverse, ma affini.

E poi ci sono i dettagli. Il gilet Carvico in filato rigenerato, la maglia Castelli con sfumature dolomitiche, il «piatto del ciclista» reinterpretato dallo chef Davide Crazzolara con barbabietola, ricotta affumicata e yogurt al pino mugo. Ogni gesto, anche il più piccolo, è intessuto di rispetto: per il territorio, per il corpo, per il tempo degli altri.

Non è solo sport. La Maratona è anche gesto etico. Oltre 73.000 euro sono stati devoluti in beneficenza grazie alle iscrizioni solidali, a sostegno di progetti in Siria, Uganda e Ciad. E non è solo performance: 1.550 volontari, oltre 23.000 ore di lavoro, sei punti ristoro e tonnellate di cibo distribuito con precisione artigianale. Senza retorica, ma con una dedizione che non ha nulla da invidiare al professionismo. (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 04/07/2025 13:11
Ultimo aggiornamento: 04/07/2025 13:11
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