Lo scippo dell’oro di Bankitalia e l’aumento della Tobin tax hanno superato il primo vaglio del Senato. O meglio, i due emendamenti di Fratelli d’Italia sono stati dichiarati «ammissibili» dalla presidenza della commissione Bilancio, superando così il primo step dell’iter parlamentare sulla manovra. Mentre Palazzo Madama tira dritto per consegnare il testo alla Camera entro il 19 dicembre, Palazzo Chigi ammette che resta «del lavoro da fare», nonostante al vertice di maggioranza di mercoledì 26 novembre siano stati fatti «passi in avanti», come «sugli affitti brevi e sull’articolo 18 riferito ai dividendi».
La prima scrematura tra gli emendamenti è compiuta: dei 414 segnalati, tra maggioranza e opposizione, ben 105 sono stati dichiarati «inammissibili». Tra questi, 18 potranno essere sostituiti dai gruppi con altre proposte di modifica (per difetto di «materia») mentre 87 sono stati bloccati per mancanza di copertura economica; anche in questo caso è previsto che possano essere riformulati, a condizione che siano indicate le risorse necessarie.
La presidenza della commissione Bilancio del Senato ha dichiarato inammissibili 105 emendamenti (o parte di essi) alla prossima legge di Bilancio. Nel dettaglio, diciotto sono stati dichiarati inammissibili per materia e potranno, quindi, essere sostituiti dai gruppi con altre proposte di modifica. Altri 87 sono stati bloccati perché senza copertura economica, in questo caso è previsto che possano essere riformulati ma con previsione delle risorse.
Dopo la decisione della commissione, Palazzo Chigi ha convocato, per le 12 di mercoledì 26 novembre, un nuovo vertice di maggioranza. Tra i temi da approfondire, come evidenziato dopo l’ultimo incontro, «gli affitti brevi, l’estensione dell’iperammortamento, il regime fiscale sui dividendi, l’ampliamento dell’esenzione dell’Isee sulla prima casa e le misure per favorire l’emersione dell'oro da investimenti».
È stato intanto ammesso l’emendamento 1.1 a firma del capogruppo di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, secondo cui le riserve d’oro di Bankitalia «appartengono allo Stato, in nome del popolo italiano». La Banca centrale detiene oltre 2.400 tonnellate di oro (distribuite in dei caveau tra Italia, Stati Uniti, Regno Unito e Svizzera) come garanzia di solvibilità dei pagamenti pubblici.
Ammesso anche quello a firma di Raul Russo, sempre del partito della premier Meloni, sull’aumento graduale della cosiddetta Tobin Tax: l’imposta sulle transazioni finanziarie, ampiamente criticato dagli operatori borsistici anche in vista della Riforma del Tuf, voluta dal sottosegretario all’Economia Federico Freni. Salvi dalla tagliola anche tre dei quattro emendamenti sulla sanatoria edilizia.
Si è guadagnato il primo disco verde della commissione Bilancio del Senato la proposta sulla tassa sull’oro segnalata da Forza Italia, del capogruppo Maurizio Gasparri, che è legata alla soppressione della norma sui dividendi e che prevede «un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nella misura del 13%» per la rivalutazione dell'oro da investimento a copertura del minore gettito derivante dalla soppressione dell'articolo 18. Anche la Lega ha presentato una proposta sull'oro da rivalutazione, con aliquota al 12,5%. Sopravvive alla tagliola delle inammissibilità della presidenza della commissione Bilancio del Senato l'emendamento della Lega che ripropone il taglio del canone Rai a 70 euro per il 2026. La proposta, a prima firma Bergesio, entrerà quindi nel fascicolo da porre in esame.
Tra gli ammissibili anche l'emendamento all’articolo 52 del ddl Bilancio, richiamando quanto aveva anticipato in un’intervista a MF-Milano Finanza – ancor prima dell’inizio della sessione di bilancio – il sottosegretario al ministero del Lavoro, Claudio Durigon, anticipando l’intenzione del governo di replicare il modello del Fondo pensione dalla culla lanciato dalla Germania. In particolare, FdI chiede che dal primo gennaio 2026 venga istituito presso l'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, il fondo di previdenza per i Giovani (Fpg) a favore dei nuovi nati.
Il fondo ha natura individuale e viene attivato entro i primi tre mesi di vita del nuovo nato da parte dei genitori o di un parente entro il terzo grado o affine entro il secondo grado, con un primo versamento volontario iniziale minimo di 100 euro. All'attivazione del fondo, l'Inps concorre con un versamento pari a 50 euro.
Le somme accantonate nel fondo, a partire dal diciottesimo anno di età sono interamente riscattabili dal beneficiario, che può utilizzarle per il pagamento delle spese universitarie o di formazione professionale o per l'avvio di un'attività d'impresa o di lavoro autonomo, svolta sia in forma individuale che di partecipazione.
Non ha superato, invece, l'ascia dell'ammissibilità, per copertura, l'emendamento alla a firma Mancini (FdI), che prevedeva la proroga di Opzione donna. Secondo quanto scritto nella proposta emendativa depositata in commissione Bilancio del Senato, veniva ampliata la platea ed era esteso al 31 dicembre di quest'anno il termine per maturare i requisiti che permettono di usufruire del trattamento pensionistico. L'emendamento verrà riformulato, ha assicurato la senatrice Mancini.
È stato ritenuto ammissibile anche l’emendamento alla manovra firmato da sei senatori del Pd che stabilisce che «è fatto divieto alle banche di traslare gli oneri a loro carico derivanti dall'attuazione delle disposizioni di cui al Titolo II sui costi dei servizi erogati nei confronti di imprese e clienti finali». Un divieto che vale anche per le assicurazioni che, allo stesso modo, «non potranno traslare gli oneri a loro carico derivanti dall'attuazione delle disposizioni di cui al Titolo II sugli assicurati». Insomma le nuove tasse per banche e assicurazioni previste dalla legge di Bilancio non devono ricadere sui clienti finali. A verificarlo dovranno essere le autorità di vigilanza, l’Antitrust e Ivass, che potranno anche effettuare accertamenti a campione sugli operatori.
Porta sempre il timbro del Pd anche l’emendamento – ritenuto ammissibile – che interviene sulla disciplina delle farmacie. La proposta introduce obblighi rafforzati di trasparenza nelle partecipazioni societarie e prevedendo, per la prima volta in maniera espressa, l’adozione di rigorosi protocolli di separazione informativa («Chinese walls») tra società controllanti e controllate, al fine di garantire l’indipendenza del servizio farmaceutico rispetto ad attività potenzialmente incompatibili. E sul versante della responsabilità sociale d’impresa, l’emendamento prevede che le società titolari dell’esercizio di farmacia con maggiore capacità economica possano destinare fino allo 0,20% dell’utile netto a interventi di prevenzione sanitaria e sostegno socio-assistenziale nei Comuni più piccoli e fragili, in particolare quelli con meno di 1.500 abitanti.
Salvi dalla tagliola – come anticipato da MF-Milano Finanza – anche tre dei quattro emendamenti sulla sanatoria edilizia, mentre è stato considerato inammissibile per le coperture quello che prevede che «i Comuni hanno l'obbligo di rilasciare i titoli abilitativi edilizi in sanatoria in esito ai procedimenti istruiti ai sensi delle norme di cui al Capo IV della legge 28 febbraio 1985».
Semaforo rosso per l'emendamento della Lega alla Manovra che riscriveva il Piano Casa, dando priorità ai giovani, alle giovani coppie, ai separati e agli anziani. La proposta a prima firma Romeo stanziava risorse già dal prossimo anno, per complessivi 877 milioni fino al 2030. Le risorse per il 2026 erano attinte per la stragrande maggioranza (100 milioni su 122) dal Fondo per interventi strutturali di politica economica. Allo stesso tempo l'emendamento prevedeva che sia per il Piano casa che per il contrasto al disagio abitativo potessero essere utilizzate risorse derivanti dalle rimodulazioni del Fondo europeo di sviluppo regionale 2021-27. L'inammissibilità è proprio per assenza di coperture adeguate.
Non passa, al momento, il vaglio (per le coperture) l’emendamento a firma dei leghisti Elena Testor e Marco Dreosto che prevedeva la vendita delle quote del Mes detenute dall’Italia per «girare» le risorse alla sanità o aumentare la dotazione del fondo per la riduzione della pressione fiscale. Si tratta di una vecchia battaglia del senatore del Carroccio Claudio Borghi, che inizialmente si era detto «felice» perché l’emendamento da lui ispirato poteva essere messo ai voti. Interpellato successivamente, ha aggiunto, «verificheremo, se è un problema di coperture lo sistemeremo perché l'emendamento porta coperture».
Non ha passato il vaglio delle ammissibilità l'emendamento alla manovra di Lega e Forza Italia che escludeva dal tetto degli stipendi della pa i compensi corrisposti ai manager dalle società quotate, anche se a controllo pubblico. La proposta a firma, tra gli altri, di Massimiliano Romeo, capogruppo Lega al Senato, e Maurizio Gasparri, capogruppo FI al Senato, stabiliva che i compensi non venissero computati ai fini del calcolo del tetto delle retribuzioni previsto per le società pubbliche non quotate. L'emendamento è saltato perché considerato estraneo per materia. (riproduzione riservata)
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