«Vorremmo dare un segnale al ceto medio, io credo sia molto importante allargare la platea. Per la fascia che arriva ai 50 mila. Per questo, in vista della prossima legge di Bilancio, stiamo valutando tutte le misure messe allo studio». Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, durante la registrazione della trasmissione Porta a Porta, condotta da Bruno Vespa, che andrà in onda nella serata di martedì 7 ottobre.
Solo poche ore prima, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo a un convegno della Lega a Livorno ha dichiarato che «gli spazi per fare la riduzione delle tasse per il ceto medio ci sono e ci sono anche gli spazi per la pace fiscale. Si dice che ha un costo ma il costo è una rispalmatura del costo nel corso del tempo. Se diamo fiato a chi è sommerso dalle cartelle, forse non uccidiamo l’impresa e questa può continuare a contribuire».
Restando in tema manovra, in merito all’ipotizzato contributo delle banche la premier ha spiegato «l’abbiamo già fatto lo scorso anno e io non ho alcun interesse punitivo verso il sistema bancario. Lo scorso anno abbiamo dialogato e trovato una soluzione, confido che si possa fare anche quest'anno».
«Quando lo spread scende anche le banche ne hanno un beneficio. Le cose vanno un pochino meglio, ma ci sono degli italiani che ancora vanno messi in sicurezza, penso che si possa chiedere, lavorando insieme, una mano».
«La proposta piano di pace presentata da Trump apre a più di uno spiraglio e prevede un cessate il fuoco, il rilascio degli ostaggi e il graduale ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza sino ad avere uno Stato palestinese», ha poi detto la premier parlando della situazione in Medio Oriente.
«C'è stata una convergenza totale» ma «è una tregua molto fragile e c'è da lavorarci. C'è stata una convergenza quasi totale, anzi direi totale», rintracciabile tanto nei Paesi europei quanto in quelli arabi. «Mi sarebbe piaciuto che il parlamento votasse a sostegno del Piano all’unanimità ma alcune forze dell’ordine dell’opposizione hanno deciso di non sostenerlo», ha concluso.
Sullo sciopero per Gaza «non sono stata dura, ho solo detto che è pretestuoso», ha poi detto la premier. E parlando della Flotilla, Meloni ha fatto «un richiamo alla responsabilità. Sulle navi della Flotilla c’erano, da quello che abbiamo ricostruito, circa 40 tonnellate d’aiuti. Ora, il governo italiano ha consegnato 2.300 tonnellate d’aiuti. Le quaranta tonnellate le nostre istituzioni le avrebbero consegnate in una mattinata con due aerei. Non serve rischiare, non serve mettersi in pericolo, non serve creare problemi alla propria nazione e non serve magari rischiare di dare un alibi a quelli che la pace dovessero non volerla».
La premier ha poi rivelato che lei con «il ministro Crosetto, il ministro Tajani, e credo l’amministratore delegato di Leonardo Roberto Cingolani, siamo stati denunciati alla Corte penale internazionale per concorso in genocidio. Ora io credo che non esista un altro caso al mondo e nella storia di una denuncia del genere».
Meloni ha poi dichiarato che «l’Italia non ha autorizzato nuovi invii di armi a Israele dopo il 7 ottobre, siamo fra le nazioni europee che hanno avuto la posizione più rigida. La Francia, Macron che riconosce lo stato della Palestina, ha fatto questa scelta un anno dopo di noi, la Germania questo agosto, la Gran Bretagna ha bloccato 30 forniture su 350. Noi abbiamo tenuto la posizione più rigida e veniamo accusati di cose che non abbiamo fatto con toni surreali da chi ha responsabilità di classe dirigente in questa nazione». (riproduzione riservata)