C’è un quadrilatero nella proposta di legge di bilancio che appare esposto a contraddizioni, quanto meno sotto il profili dell’equità e della par condicio.
Si tratta delle misure previste rispettivamente per le banche, per gli affitti brevi, per la rottamazione delle cartelle e per la tassazione delle stablecoin, con questi due ultimi interventi che, in qualche modo, per il favor di cui fruiscono, contrastano con le prime misure per le quali si introducono nuove tassazioni o si inaspriscono quelle vigenti. Torna qui il principale problema di una manovra.
Prima ancora del merito delle misure che si propongono vengono in rilievo il contesto in cui esse si collocano - con la motivazione delle differenziazioni - l’equilibrio, dunque, che si progetta e la loro stabilità e chiarezza applicativa. Oggi forse avremo conoscenza di quella che è l'ultima proposta riguardante le banche. Dopo il Consiglio dei ministri e le dichiarazioni di soddisfazione per gli approdi conseguiti da parte dei vicepresidenti Antonio Tajani e Matteo Salvini, la manovra da 18,7 miliardi come proposta dal governo (con 154 articoli) sembrava ormai definita per questi aspetti, quanto meno negli importi progettati per le diverse operazioni e per i diversi soggetti, ferma restando la previsione che il successivo passaggio parlamentare non sarebbe stato facile.
Si è invece dovuta osservare la continuazione del confronto tra governo e Abi che prevederebbe l’aggiunta alle misure già definite di altre sulla deducibilità degli interessi passivi e delle perdite delle banche.
Secondo alcuni, dal previsto gettito per il complesso degli interventi su queste ultime pari a 4,5 miliardi si passerebbe, anche con la predetta aggiunta, a 5,5 miliardi, un ammontare superiore a quello indicato nella proposta di legge. Si può dire che, dopo poche ore dalle dichiarazioni di soddisfazione rese in conferenza stampa da Tajani e Salvini, presente la premier Giorgia Meloni, già si passa, se viene confermata, a una prima modifica dell’intesa conseguita. Non è certo un bel segnale.
A maggior ragione perché si accompagna alla richiamata rottamazione, che è un premio a chi non ha assolto ai suoi doveri con il fisco e un incentivo per gli altri a non pagare: tanto sopravverrà dopo qualche tempo un’altra rottamazione. Quanto alle stablecoin, ancorché limitate a quelle con sottostante l’euro, si riporta l’imposizione dal 33 al 26%, pur essendo le loro disciplina e Vigilanza a livello europeo ancora parziali e aperta la riflessione su criptovalute e moneta unica digitale.
Da un altro versante, è positivo che, al di là del merito, sia comunque continuato in sede tecnica il confronto del governo con le banche. Vale qui quanto altre volte si è scritto: non è di certo infondato sostenere la necessità di un contributo delle banche alla manovra. Occorrono però adeguatezza, proporzionalità e coerenza del disegno complessivo, anche per evitare che alla fine i maggiori oneri vengano traslati sulla clientela e sui lavoratori.
Non si può dare l’immagine di un agire alla spasmodica ricerca di dove attingere risorse e poi finanche compiere metaforicamente quello che un tempo si chiamava il furto «della seconda mela», del cliente cioè che la mangia dopo aver pagato il conto, in modo che non sia da lui pagata.
Nel nostro caso il conto è a favore del Tesoro, che, chiusa la prima parte, rilancia a intesa conseguita (almeno così si deve dedurre) con nuove misure. Il parlamento è e deve essere libero di compiere le sue valutazioni e decidere di conseguenza. Anche in questo caso permangono rischi, come quello della strozzatura del dibattito e della comparsa del solito maxi emendamento prenatalizio.
Si riuscirà quest’anno a fare diversamente per un impegno della maggioranza e un raccordo con l'opposizione? Il presidente dell’Abi Antonio Patuelli correttamente ha detto di attendere, per pronunciarsi, di leggere il testo della manovra una volta stampato dal Senato che lo esaminerà. Intanto, in relazione al prevedibile quadro complesso del prossimo anno con l’ipotesi di un aumento dei crediti deteriorati, Patuelli ha riproposto il tema delle garanzie pubbliche e della crescita dell’economia. (riproduzione riservata)