La spinta arriva da Palazzo Chigi. Tra i 21 emendamenti alla manovra ritenuti prioritari dal governo c’è quello a prima firma di Lucio Malan che riconosce che le riserve d’oro di Bankitalia «appartengono al popolo italiano».
Dopo l’altolà della Bce alla proposta di Fratelli d’Italia, il Tesoro sta lavorando a un’ulteriore riformulazione della proposta. Il tutto in contatto costante con Via Nazionale. Tra le ipotesi allo studio c’è quella di tenere il punto sulla detenzione e la gestione dei lingotti in capo a Banca d’Italia, come ricordato dall’Eurotower, specificando che queste funzioni sono esercitate in nome del popolo italiano, per venire così incontro alla richiesta del partito guidato dalla premier Giorgia Meloni.
Anche perché «un conto sono la detenzione e la gestione, un altro invece è la proprietà, che non è prevista dai trattati: la Bce non farà fatica a riconoscere che quest’ultima spetta agli italiani. È un tema di democratizzazione del sistema delle banche centrali» ha spiegato a Repubblica Marco Osnato, responsabile economico di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Finanze della Camera.
D’alto canto, alla Ragioneria dello Stato spetterà invece il compito di apporre la bollinatura sulla nuova norma. Nel frattempo è stata avviata una nuova consultazione con Francoforte per un via libera preventivo.
Al fianco di FdI sarebbero pronti a schierarsi i senatori della Lega, ossia concretamente ad aggiungere le loro firme in fondo all’emendamento nel corso dell’esame del ddl Bilancio in commissione a Palazzo Madama.
Tra le altre priorità che hanno il timbro di Palazzo Chigi c’è il tentativo di alzare ancora, a 10mila euro, la soglia per i pagamenti in contanti. L’emendamento in questione agisce in modo indiretto perché chiede di introdurre «un’imposta speciale di bollo di 500 euro» su ogni pagamento cash effettuato in Italia, ma indicando la forchetta su cui applicare il balzello - tra 5.001 e 10.000 euro - aumenta la tolleranza nei confronti dei pagamenti con le banconote.
Nel pacchetto delle proposte blindate c’è anche l’aumento della tassa sulle transazioni finanziarie. Sarebbe quindi pronta a diventare più gravosa dopo 13 anni, la Tobin Tax, introdotta nel 2012 come eredità degli anni convulsi dello spread. Concretamente l’emendamento alla manovra a prima firma del senatore Raoul Russo propone un incremento graduale del prelievo sulle operazioni di borsa, portando l’attuale aliquota sui trasferimenti dello 0,1% allo 0,3% nel 2027 per poi salire «allo 0,35% nel 2028» e arrivare allo «0,4% da gennaio 2029». Così nelle casse pubbliche dovrebbero entrare 250-300 milioni in più all’anno, giungendo a 1 miliardo nel 2029 quando l’imposta quadruplicherà. (riproduzione riservata)