Maire si difende in merito al contenzioso con EuroChem. La società guidata da Alessandro Bernini ha annunciato che «contesterà con forza le azioni illecite di EuroChem NW2 e EuroChem Group e di chiunque agisca per ledere i diritti del gruppo e delle sue affiliate, in violazione di molteplici ordinanze e direttive emesse da un tribunale arbitrale internazionale e dal tribunale inglese».
Il tribunale di Mosca ha imposto a Tecnimont, controllata del gruppo Maire, un risarcimento di 202,7 miliardi di rubli, pari a 2 miliardi di euro al cambio attuale, nell’ambito del contenzioso con EuroChem sul progetto dei fertilizzanti di Kingisepp, sospeso nel 2022 in conformità alle sanzioni europee.
Si tratta del progetto EuroChem North-West-2, assegnato a Maire nel 2020, del valore complessivo di 1 miliardo di euro, per la costruzione di un impianto di 3.000 tonnellate metriche al giorno di ammoniaca e di un impianto di 4.000 tonnellate metriche al giorno di urea a Kingisepp, Leningrado, con completamento previsto per metà 2023.
I lavori sono stati stoppati a metà 2022, dopo lo scoppio della guerra e le conseguenti misure sanzionatorie messe in atto dalle autorità internazionali verso entità e soggetti russi. Il cliente successivamente ha fatto richiesta di escussione delle garanzie (280 milioni), ma le banche non hanno pagato. Si è aperto un arbitrato internazionale a Londra.
In merito Maire ha ricordato che EuroChem è di proprietà di Andrei Melnichenko, sanzionato ai sensi del regolamento Ue 269/2014, che esercita anche il controllo di fatto su EuroChem NW2, come accertato dalla Corte inglese e da diverse altre autorità competenti nell’Ue.
Nell’arbitrato in corso, la controllata Tecnimont ha chiesto un risarcimento danni superiore a 700 milioni di euro, derivanti dalla risoluzione illecita dei contratti K2 da parte di EuroChem NW2 nell’agosto 2022, risoluzione dichiarata da EuroChem AG, a seguito della sospensione legittima dei contratti K2 da parte di Tecnimont tra maggio e luglio dello stesso anno, dovuta all’entrata in vigore di sanzioni contro la Russia e l’economia russa.
A settembre del 2022 EuroChem NW2 ha avviato procedimenti presso l’Alta Corte inglese contro Ing Bank e Société Générale, chiedendo il pagamento di garanzie emesse su richiesta di Tecnimont a garanzia dell’adempimento dei contratti K2. Tecnimont è intervenuta nei procedimenti inglesi.
La sentenza è stata emessa il 31 luglio del 2025 dal giudice Bright, che ha stabilito, tra l’altro, che Melnichenko è il proprietario di EuroChem NW2 e di EuroChem AG, che esercita il controllo di fatto su EuroChem NW2 e sui suoi asset, incluse le garanzie, congelate ai sensi dell’articolo 2(1) del regolamento Ue 269/2014. «Si proibisce, quindi, alle banche di soddisfare le garanzie e pagarle», aveva indicato il giudice.
Dopo la sentenza Bright, EuroChem NW2 ed EuroChem AG hanno cercato di rifugiarsi presso i tribunali russi, a loro più favorevoli, in violazione dell’accordo arbitrale previsto nei contratti K2. Tecnimont ha, quindi, richiesto e ottenuto dal tribunale arbitrale internazionale diverse ingiunzioni anti-causa sia contro EuroChem NW2 sia contro EuroChem AG: il tribunale arbitrale ha vietato a EuroChem NW2 di proseguire i procedimenti russi in violazione dell’accordo arbitrale e ha ordinato a EuroChem AG di far abbandonare tali procedimenti illeciti a EuroChem NW2. Entrambe le società hanno ripetutamente violato le ingiunzioni, costringendo la controllata di Maire a rivolgersi al tribunale inglese per l’esecuzione delle stesse.
Il 21 novembre il giudice Butcher ha emesso sentenza contro EuroChem NW2, ordinandole, sotto sanzione penale, di adempiere alle ordinanze del tribunale arbitrale. La sentenza Butcher è entrata in vigore ed è divenuta immediatamente eseguibile. Ad oggi, EuroChem è in violazione della sentenza Butcher e sta quindi agendo in oltraggio alla corte inglese.
Secondo il codice di procedura civile russo, la sentenza russa non è esecutiva per legge e, anche se lo diventasse dopo l’esaurimento dei gradi di appello, non sarà comunque esecutiva al di fuori della Russia perché emessa in violazione della Convenzione del 1958 sul riconoscimento e l’esecuzione dei lodi arbitrali stranieri, a cui aderiscono oltre 170 Paesi, inclusi i paesi Cis e Brics.
La sentenza russa è priva di effetti economici e il titolo Maire ha recuperato il 28 novembre il 2,67% a quota 12,69 euro a Piazza Affari. Dal punto di vista finanziario, sottolinea Equita, non vi sono impatti: Maire non possiede asset finanziari in Russia e quelli del progetto sono contrattualmente del cliente, con passività speculari verso sub-fornitori locali. La sentenza russa, quindi, non influirebbe sugli utili, sulla posizione finanziaria netta o sulla liquidità del gruppo, rendendo la reazione del titolo del 27 novembre eccessiva.
«Il rischio è più di natura operativa e non economica. In base alla normativa locale, la decisione del tribunale russo potrebbe essere utilizzata da EuroChem per chiedere il riconoscimento ed esecuzione della sentenza in Paesi che cooperano con la Russia in materia di assistenza legale», spiega la Sim. In uno scenario avverso, avverte, «questo potrebbe generare interferenze amministrative o blocchi temporanei su progetti in tali giurisdizioni come in Kazakistan, dove recentemente Maire si è aggiudicata i progetti Silleno e Tengiz, per un valore combinato di 4,7 miliardi di dollari».
Ad oggi, comunque, Equita ritiene che questo scenario resti a bassa probabilità, per una serie di motivi: Maire è protetta dal quadro sanzionatorio Ue, come già riconosciuto dall’arbitrato inglese; i contratti internazionali prevedono clausole di giurisdizione e arbitrato che limitano il riconoscimento automatico delle sentenze russe; i clienti del gruppo nei vari Paesi sono major nazionali e Ioc, con un forte interesse a non subire interferenze da un contenzioso terzo; nessuna causa europea post-invasione mostra precedenti di sanzioni imposte da tribunali russi con effetti extraterritoriali su progetti in Paesi terzi».
Per cui Equita non si aspetta un impatto economico immediato, ma un rischio di tipo «geopolitico-operativo» che merita un monitoraggio, pur restando mitigato dalla cornice contrattuale internazionale e dal track record legale favorevole a Maire.
Non si prevede che il verdetto finale dell’arbitrato venga emesso prima del secondo trimestre del 2026. «Crediamo che le possibilità che Maire perda l’arbitrato siano remote», ha detto Intermonte, ricordando che Maire mantiene una posizione neutrale in Russia, con i crediti/debiti relativi ai progetti stoppati nel Paese dopo lo scoppio della guerra in Ucraina sostanzialmente bilanciati.
Intermonte ha un rating outperform e un target price a 15 euro sul titolo Maire, Equita buy con un target price a 14 euro e Banca Akros accumulate con un prezzo obiettivo a 13 euro. (riproduzione riservata)