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Ma è proprio il caso di tornare a chiedere l’oro alla patria?
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Ma è proprio il caso di tornare a chiedere l’oro alla patria?

di Angelo De Mattia
07 novembre 2025, 02:00 Ultimo aggiornamento: 07:01

Tra ritorno all’oro e dubbi sulla nuova moneta digitale: un’Europa divisa tra passato e futur

Da un lato in Italia si torna all'oro, ma in una versione che evoca i caratteri del funesto «oro alla patria» della raccolta promossa durante la seconda guerra mondiale, un ritorno con il progetto di oggi, da trasfondere nell'ambito della legge di bilancio, riguardante la tassazione delle plusvalenze dei lingotti, quindi non solo delle compravendite.

Un’imposizione alla quale si ritiene siano sottratte le riserve auree della Banca d'Italia che già fanno parte del suo bilancio i cui utili affluiscono in consistente parte al Tesoro.

Dall'altro lato il quadro delle discussioni in corso nell'Unione sul progetto dell'euro digitale e sui problemi che possono provocare le criptovalute. Nel primo caso è il significato di una tale misura come extrema ratio che può dare più svantaggi che vantaggi con il negativo effetto-annuncio il quale segnala che si sta raschiando il barile. Non sarà, insomma, affatto facile fare emergere le plusvalenze per cui si potrà presentare, nella già densa casistica, un ulteriore caso in cui si intrecceranno elusione ed evasione.

Euro digitale: rassicurazioni, dubbi e un percorso accidentato

Passando dal micro al macro, sull'euro digitale (la forma più lontana dall'oro) cominciano a essere manifestati dubbi e contrasti pubblicamente, non solo a opera di alcune forze politiche, ma anche e soprattutto da settori del sistema bancario europeo che ovviamente fanno leva sui costi, sui rischi di disintermediazione, sui conseguenti problemi di liquidità.

Esponenti di vertice della Bce hanno dato rassicurazioni alle banche. In particolare, il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta ha fatto presente, nel discorso pronunciato nella recente Giornata del Risparmio, che l'equilibrio tra moneta pubblica e moneta privata sarà preservato evitando la disintermediazione.

Ha poi dato delle indicazioni da cui si ricava l'importanza del lavoro sinora svolto. La relazione per la commissione economica dell'Europarlamento, stilata dallo spagnolo Fernando Navarrete, prospetta invece perplessità e contrarietà sull'euro online. Sia chiaro: tutto è ancora da decidere e ci vorrà tempo, ma il percorso è già accidentato. Dal primo novembre è iniziata la fase di sviluppo della nuova forma monetaria, fase nella quale, come ha sottolineato Panetta, si realizzerà l'infrastruttura tecnica e si effettueranno i test sulle principali funzionalità.

Un’Europa chiamata a decidere: tra sovranità monetaria e rischio stallo

Decisiva resta però l'emanazione del Regolamento Europeo entro il 2026. Si tratta di mettere a punto una normativa non facile, dal punto di vista sia tecnico-giuridico, sia degli interessi che vengono coinvolti. Se l'obiettivo finale è quello dell'introduzione dell'euro digitale entro il 2029, allora non si può rimanere, alla fine dl 2025, nell'incertezza sull'an, direbbero i giuristi, se cioè si mira concordemente a raggiungere tale obiettivo; semmai incertezze sono ammissibili, e per neppure molto tempo ancora, sul quomodo, sulle modalità e sui limiti dell'euro in questione.

Non si può giustamente evidenziare l'essenzialità di questa moneta digitale innanzitutto per la tutela della sovranità monetaria europea e dunque per il ruolo contrario che possono esercitare le criptovalute, e poi temporeggiare sul «se». Tanto varrebbe allora ripiegare sul diverso generale obiettivo della digitalizzazione dei pagamenti e affrontare fino in fondo il problema di una piena regolamentazione e controllo sulle cripto, alla cui introduzione il presidente della Consob Paolo Savona ha dedicato proposte sulle quali riflettere.

Certamente sarebbe una battuta di arresto clamorosa dopo che da quasi un decennio si parla dell'euro digitale, ma almeno si conseguirebbe una certezza. Non è la via auspicabile, ma, di questo passo, potrebbe divenire inevitabile. E non sarebbe neppure giusto stare all'infinito a sfogliare la margherita del «si fa» o «non si fa».

Tutto ciò riguarda in primo luogo le istituzioni politiche dell'Unione, essendo invece chiara la posizione della Bce che spinge per la suddetta introduzione e svolge bene il lavoro tecnico di competenza, ma non può essere essa a decidere in via definitiva sull'adozione dell'euro digitale. Torna qui ancora una volta il problema della comunicazione quanto mai essenziale in una fase di confusione come quella che stiamo attraversando. (riproduzione riservata)



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