Dietro la brusca inversione di tendenza dei mercati, costata in pochi giorni decine e decine di miliardi, può esserci anche una mancanza di strategie di comunicazione adeguate da parte di enti, agenzie governative e istituzioni nel rilasciare dati e informazioni che hanno impatti fortissimi?
Un esempio viene dalla diffusione dei dati macro sull’andamento delle economie e alcune trimestrali dei big di Wall Street peggiori delle attese. C’è davvero da credere che gli uffici studi e gli strateghi delle investment bank e dell’asset management siano stati colti così di sorpresa dai dati sull’andamento dell’occupazione USA, per esempio? Probabilmente no. Allora vale la pena chiedersi se a scatenare il panico non siano stati anche il tono dei messaggi, la tempistica stessa e le modalità di rilascio di tali dati e informazioni.
Ovviamente i numeri sono numeri, ma se ci si pone anche l’obiettivo di evitare over o incorrect reactions, non si può non attribuire un peso strategico alla gestione stessa di tali annunci. La Fed, per esempio, ha in passato spesso sorpreso e disorientato i mercati con i suoi annunci, adottando traiettorie di comunicazione poco lineari. La sensazione è che non ci si ponga abbastanza l’obiettivo di indirizzare correttamente le aspettative, gli effetti stessi delle comunicazioni effettuate: il dato va sempre più contestualizzato e rilasciato in modi e tempi adeguati.
Il timore è che a guidare questa comunicazione siano soprattutto le esigenze di compliance. Certo, ci si muove in un ambito di comunicazione fortemente regolamentata e guidata da ben precisi vincoli di estrema riservatezza e copertura. Ma il risultato è che essa avviene di solito tramite annunci troppo secchi al termine delle riunioni, ottenendo, appunto, il risultato di scatenare reazioni spesso sproporzionate, più dettate dalla immediata reazione che dalla reale comprensione delle notizie e dei relativi impatti.
Ma si è realmente preoccupati di accompagnare i dati da sufficienti e ben calibrati messaggi capaci di orientarne correttamente la lettura? Sono adottati i canali e le tempistiche più efficaci? Sono effettuati studi e ipotizzate le possibili interpretazioni e reazioni agli annunci in modo da calibrarli di conseguenza?
Gli strumenti e le competenze non mancano: strumenti predittivi, Intelligenza artificiale, scienze comportamentali, continuous stakeholders engagement e quant’altro.
Strategie e tecniche di comunicazione sofisticate devono trovare posto di maggior rilievo ai piani alti e nell’ambito dei comitati esecutivi anche nelle dimensioni più soft, andando oltre il limite degli annunci troppo secchi o anodini, preoccupandosi maggiormente delle possibili reazioni ingenerate. (riproduzione riservata)