1Ma è proprio così vecchio e malridotto il patrimonio edilizio italiano? In questo quadro rientrano anche gli edifici storici?
Risposta. Gli edifici di valore storici e artistico sono a parte, e comunque rappresentano solo il 3% del totale. Per il resto quello tricolore è il secondo patrimonio immobiliare più vecchio dopo quello della Germania. E per tre quarti ha bisogno di essere riqualificato, con focus appunto sui decenni 60, 70 e 80, quelli del boom economico ed edilizio. Basta pensare che l'85% degli edifici è stato costruito prima che venissero emanate le prime normative in tema di qualità architettonica ed efficienza energetica. Anche sugli edifici storici sarebbe necessario intervenire, al fine di coniugarne il pregio e le caratteristiche con le esigenze moderne, e ci sono già esempi interessanti in questo senso, ma ovviamente il processo è più complesso.
2Un quadro disastroso... Come mai visto che gli edifici più recenti sono tutti in classe A o B, il top per efficienza energetica, e in altri sono state apportate migliorie?
R. Purtroppo la classe energetica vale fino a un certo punto perché le indicazioni che fornisce sono spesso discrepanti rispetto ai consumi veri e propri: arriviamo al paradosso che esistono edifici in classe B che consumani di più di quelli in classe D. La classe si riferisce poi al tema del riscaldamento, trascurando il raffrescamento, molto più d'impatto in molte zone d'Italia.
3Come intervenire allora?
R. Il problema non è del singolo appartamento o ufficio, ma degli interi edifici, sui quali è necessario mettere mano ora, in modo radicale, collettivo e trasversale, se davvero si vuole affrontare la questione in modo efficace. Gli immobili usano il 40% dell'energia totale e con riqualificazioni importanti questi consumi potrebbero ridursi del 40%, e così pure le emissioni nell'atmosfera e quindi l'inquinamento dell'aria. Intervenire su involucro e impianti degli edifici vorrebbe dire alleggerire di molto i 6 miliardi di euro dell'attuale bolletta energetica, da spendere in modo migliore e creando anche nuova occupazione. Il problema è muoversi in modo corretto.
4In che senso?
R. Per esempio, grazie a bandi Ue sono stati stanziati 200 milioni per la riqualificazione delle scuole. Il problema è che ci si è affidati alla buona volontà di sindaci e presidi invece che a un attento audit dell'edificio che avrebbe permesso di risparmiare non solo sull'energia, ma anche su acqua e smaltimento rifiuti, con tagli dei costi del 10-20% l'anno.
5Quali gli obiettivi di REbuild?
R. Con REbuild vogliamo ragionare su nuovi modelli di riqualificazione e nuove soluzioni, fondamentali in un segmento ristrutturazioni che nel 2014 supererà i 33 miliardi di euro e dove la sostenibilità ambientale pesa parecchio. Quest'anno REbuild per la prima volta ha portato esperienze estere, per esempio come è stato riqualificato l'Empire State Building di New York senza interrompere le attività al suo interno nemmeno per un giorno. Allo stesso modo stiamo pensando a sistemi incentivanti come introdurre i consumi all'interno dei canoni di locazione oppure fare edifici di social housing che producano energia più di quanta ne consumano. Nell'industria l'ottimizzazione di costi e consumi è già prassi. È ora che anche il mattone diventi una vera industria. (riproduzione riservata)