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Lo scontro Ue-Regno Unito e i timori sulla Scozia possono affossare la sterlina
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Lo scontro Ue-Regno Unito e i timori sulla Scozia possono affossare la sterlina

di Marco Vignali
16 aprile 2021, 14:25

Le due parti non riescono a trovare un accordo in merito all'applicazione delle regole commerciali nell'Irlanda del Nord, dove crescono le proteste. A farne le spese è la sterlina che si deprezza rispetto all'euro. Con un referendum in Scozia può perdere fino al 2% e i ritardi sui vaccini aggravano la situazione

Si è concluso con un nulla di fatto il primo round della battaglia tra Europa e Regno Unito in merito alla sottoscrizione di un accordo sull'applicazione delle regole commerciali nell'Irlanda del Nord. A farne le spese, anche se in maniera contenuta, sembra essere soprattutto la valuta britannica, con il cross euro-sterlina che si muove in rialzo dello 0,20% a 0,8682. Stabile invece il tasso di cambio con il dollaro, dato che entrambe le valute palesano uno stato di debolezza diffusa. Si muove in rialzo, invece, l'indice Ftse 100 della Borsa di Londra, che guadagna lo 0,51% a 7.018,33 punti.

Tornando all'attualità, i due negoziatori, Sefcovic per la Commissione europea e il ministro britannico Frost, hanno indicato che "restano alcune questioni difficili ed è importante continuare a discuterle", concordando di "intensificare i contatti a tutti i livelli nelle prossime settimane". Le discussioni si sono tenute in un clima piuttosto agitato, con diverse proteste anche decisamente accese ad opera degli unionisti irlandesi, i quali temono che il confine doganale definito "invisibile" nel Mare d'Irlanda fra Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito, per salvaguardare il flusso delle merci fra la prima e la Repubblica d'Irlanda evitando confini "duri", possa invece portare ad una netta separazione dal Regno Unito, con il rischio di diventare una minoranza protestante nella prospettiva di un'Irlanda unita a maggioranza cattolica. 

L'attuazione dell'accordo commerciale tra Ue e Regno Unito è dunque in uno stato di provvisoria attesa, mentre si aspetta che l'atto legislativo sia approvato formalmente. Ieri le commissioni affari esteri e commercio del Parlamento europeo hanno votato a favore dell'accordo che fissa le regole delle future relazioni tra l'Europa e il Regno Unito, raccomandando che gli eurodeputati in sessione plenaria approvino il trattato. L'intesa commerciale e sulla cooperazione risale a dicembre 2020. Per ridurre al minimo le interruzioni dei commerci, l'accordo è stato applicato in via provvisoria dal 1° gennaio e scadrà il prossimo 30 aprile.

È dunque necessaria, affinché possa entrare in vigore in modo permanente, l'approvazione del Parlamento. Tuttavia, proprio due giorni fa, i capigruppo del Parlamento hanno deciso di non fissare una data della seduta plenaria in attesa che la parte britannica attui pienamente l'accordo di recesso. Il Regno Unito ha prorogato unilateralmente la sospensione di alcuni controlli sui flussi, decisione seguita dall'irrigidimento della Ue che ha denunciato la violazione dell'accordo di divorzio. Frost e Sefcovic hanno comunque evidenziato che "si è stabilito un certo slancio positivo" nelle discussioni.

Nel frattempo, gli investitori restano focalizzati sulla questione legata all'indipendenza scozzese, per la quale si teme la necessità di un nuovo referendum. Proprio questi timori hanno portato stamani il cambio euro-sterlina a un massimo da sette settimane a 0,8723. "Un po' di cautela potrebbe essere giustificata in vista delle elezioni scozzesi del 6 maggio, dove verrà valutato l'appetito per l'indipendenza", afferma l'analista di Ing Chris Turner, che considera quota 0,8730 un livello chiave per il tasso di cambio.

"Una maggioranza per i partiti pro-indipendenza nelle elezioni scozzesi sembra probabile, e se questo dovesse portare ad un referendum e ad una successiva mossa per dissolvere l'unione, ciò potrebbe creare nuove incertezze per gli asset del Regno Unito e per la sterlina, in modo simile al post-voto sulla Brexit nel 2016", avverte Mark Dowding, cio di BlueBay. "Questa potrebbe essere un'altra ragione per sostenere una visione negativa sulla sterlina", prosegue, "con il ritmo delle vaccinazioni nel Regno Unito che è sceso anche al di sotto dei livelli europei negli ultimi giorni a causa dell'interruzione delle forniture".

Secondo Pantheon Macroeconomics, la sterlina potrebbe perdere "fino al 2% se si tenesse un secondo referendum sull'indipendenza scozzese". Infatti, i sondaggi di opinione suggeriscono che lo Scottish National Party vincerà la maggioranza assoluta alle elezioni parlamentari del 6 maggio, il che "darebbe alla leader del partito Nicola Sturgeon il mandato per richiedere un altro referendum entro il 2023", spiega l'economista di Pantheon, Samuel Tombs. La sterlina è aumentata solo dello 0,8% dopo il referendum sull'indipendenza scozzese del 2014, ma i bookmaker vedevano solo una possibilità su cinque di una vittoria del sì. "L'impatto di smorzamento sulla sterlina potrebbe essere da due a tre volte maggiore questa volta, poiché i sondaggi mostrano una divisione 50 e 50 a sostegno dell'indipendenza", sottolinea Tombs.

Inoltre, "l'opinione diffusa che le azioni della sterlina e del Regno Unito siano a sconto e attireranno investimenti stranieri per finanziare il deficit delle partite correnti della nazione potrebbe essere fuorviante", affermano da Rbc Capital Markets. "Ci sono poche prove che la sterlina sia sottovalutata o che le azioni del Regno Unito comportino un premio di rischio insolitamente elevato ai livelli attuali", afferma lo strategist valutario di Rbc, Adam Cole. Ciò significa che "non ci sono ragioni valide per pensare che ci sarà un'ondata di capitali stranieri che cercano buoni investimenti", sostiene Cole, secondo cui "ci aspettiamo che il disavanzo delle partite correnti si allarghi ulteriormente da qui in poi e siamo più preoccupati di molti sulle fonti di finanziamento. (riproduzione riservata)



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