Un weekend a Livorno per celebrare Giovanni Fattori
In occasione del bicentenario del genio rivoluzionario dei Macchiaioli, una mostra con oltre 200 opere che invita a scoprire tutta la città toscana. Ecco i nostri consigli
Nella straordinaria cornice di Villa Mimbelli, sede del museo dedicato al pittore, la mostra Giovanni Fattori. Una rivoluzione in pittura (fino all’11 gennaio 2026) ci fa scoprire fino in fondo chi è Giovanni Fattori, tanto da inquadrarlo in uno scenario internazionale e non soltanto locale. A questo proposito, basta fermarsi ad osservare Il Muro Bianco (o In Vedetta, sotto) il capolavoro assoluto di Fattori, realizzato nel 1874. A dominare la scena è il bianco, il colore del nulla, dell’attesa e del silenzio, un invito ad andare oltre la realtà contingente, per immergersi nel pensiero dei tre solitari soldati, scoprendo il vero dietro le apparenze. Viene in mente Lucio Fontana che realizza il suo primo taglio sulla tela bianca, suggerendoci di vedere oltre il quadro. E ancora, Alberto Burri, che per coprire le macerie di Gibellina, crea un enorme cretto bianco, il colore del silenzio.

L’uomo e l’artista rivoluzionario
Giovanni Fattori (1825/1908), livornese doc, tanto da sentirsi orgoglioso di avere «il sangue livornese strafottente» e la battuta sempre pronta, studia all’Accademia d’Arte di Firenze, dove tutti lo conoscono come «lo scolaro più sovversivo e burlone». Nel 1855 si unisce al gruppo dei giovani artisti che propugnavano un’arte libera dalle costrizioni accademiche, in nome del realismo. Gli obiettivi da raggiungere erano due: rompere lo spazio prospettico e vedere la natura attraverso le macchie di colore (come succede con gli occhi), da cui nasce il termine Macchiaioli.

Siamo di fronte a un «indomabile rivoluzionario», lo definisce l’appassionato curatore Vincenzo Farinella, fuori da ogni schema, personalissimo nello stile, pronto a cambiare «Perché l’arte soddisfa, consola e distrae».
Invitato nella primavera del 1875 a Parigi, ospite di Federico Zandomeneghi, di fronte all’infuriare dell’Impressionismo, l’artista del popolo annuncia che la sua pittura instantanea dai «fugaci effetti luminosi» non ha nulla a che spartire con l’osannata e ricercata arte francese di quel periodo, tacciandola di «pittura appiattita».

La mostra si svolge in ordine cronologico nelle 24 sale su tre piani di Villa Mimbelli . Un lungo percorso pieno di sorprese, 220 opere tra cui splendide acqueforti, da godere accompagnati da una delle bravissime giovani guide proposte dal museo, come la dottoressa Giulia. Costruita a fine Ottocento dal ricco mercante di grano Francesco Mimbelli e dalla moglie Enrichetta Rodoconacchi, restaurata alla perfezione dal comune di Livorno, la Villa immersa in un parco romantico rivela la grandiosità di quei tempi. Al piano terra, imperdibile la Sala Moresca, in stile orientale, riservata al fumo, cosi come la scala monumentale decorata con putti di ceramica che conduce ai piani superiori, dove ancora oggi si sente vibrare l’anima dei primi proprietari.
In mostra vita e arte s’intersecano

Per la prima volta è possibile ammirare il dipinto bifronte, che raffigura Una carica di Cavalleria a Montebello del 1862, dove la battaglia appare in tutta la sua cruda realtà: non esistono eroi da osannare, ma solo morte e grida di dolore. E quando non si è battaglia? Non si muore, ma nei soldati senza espressione non appare scintilla di vita. La passione di Fattori per la pittura bellica lo insegue per tutta la vita, anche se in maniera differente. Il successo gli arride, tanto da essere invitato ad esporre all’estero e alla Biennale d’arte di Venezia.

Tra il 1863 e il 1866, Fattori lascia Firenze per rientrare a Livorno. Alle opere militari si aggiungono numerosi altri soggetti. Sono anni di capolavori. L’artista torna a dipingere il mare azzurro dell’Ardenza e le barche dei pescatori, mentre nella La rotonda dei Bagni Palmieri immortala le signore in conversazione (sopra). L’attenzione si rivolge in particolare alla dura vita dei contadini, alle donne che lavorano nei campi, alle boscaiole, ben lontane dalle bucoliche immagini campestri.

Straordinarie le opere del periodo Maremmano, quando è ospite del principe Tommaso Corsini nella tenuta La Marsiliana. A dargli la carica, è l’ambiente rustico e primitivo in cui si trova. Ed ecco la Marcatura dei torelli, il ritratto del buttero dagli occhi azzurri, quello leggermente imbronciato della fanciulla avvolta nello scialle rosso, o ancora, il dipinto Ciociara. Ritratto di Amalia che ritrae la governante degli amici Gioli, di cui si era innamorato.

La mostra invita a scoprire Livorno, immortalata da Fattori in scorci che ancora oggi possiamo godere (per iniziare il giro di buon umore, si consiglia di parcheggiare nella nuova sede del Mercatino Americano, a pochi passi dal centro, con molto spazio a disposizione). Una città singolare, «dal sangue strafottente», come la definisce Fattori, gravemente ferita dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, ma fiera del suo passato, ben visibile nel quartiere Venezia e Venezia Nuova, l’anima della città.
Per godere Livorno, si deve conoscerne la storia

Il punto di partenza non può che essere il vecchio porto, dove svetta la Fortezza Vecchia con il Maschio di Matilde. A iniziarne la costruzione nel XVI secolo è Cosimo I de Medici, che acquista il porto dai genovesi in alternativa a quello pisano, ormai quasi interrato. Il duca affida il progetto a Antonio da Sangallo il Vecchio: da questo momento Livorno è il porto dei Medici, dando inizio alla storia della città. Per assicurarsi uno sbocco al mare, il figlio Francesco I si affida al top degli architetti ingegneri di quel tempo, Bernardo Buontalenti, con l’incarico di costruire una città ideale. La scelta cade sulla pianta stellare, quindi pentagonale, secondo i principi rinascimentali, ancora oggi riconoscibile. Nasce cosi la prima Venezia con mura, bastioni e un grande canale di acqua del mare.

La città cresce grazie al porto e al commercio, tanto che per favorire l’economia il Granduca Ferdinando I nel 1590 dichiara Livorno porto franco, aperto a tutto il mondo e soprattutto a tutte le religioni. Una mossa di grande successo a cui segue la necessità di creare un nuovo quartiere, che potesse soddisfare le esigenze di una classe mercantile emergente. Nasce così dal nulla un quartiere sull’acqua per favorire il trasporto delle merci dal porto all’interno della città. Per realizzarlo i Medici nel 1629 chiamano i carpentieri veneziani che costruiscono sulla laguna le fondamenta su cui sorgerà la Nuova Venezia, con i magazzini a pelo d’acqua sotto i palazzi dei mercanti.
Oggi, è piacevolissimo esplorare a piedi la Nuova Venezia, alla sera teatro della movida, tra piccoli ristoranti, ponti, musei, chiese, come la barocca Santa Caterina con i suoi ex voto e la pala della Vergine di Giorgio Vasari. Vale la pena una sosta in piazza del Luogo Pio, l’agorà del quartiere Venezia, con l’interessante Museo della città, in parte ospitato nei settecenteschi Bottini dell’Olio, e il ristorante L’Amo, una sicurezza per quanto riguarda il pesce fresco.
Da non perdere un giro al Mercato delle Vettovaglie, conosciuto come Mercato Centrale, lungo il fosso Reale, un capolavoro maestoso di architettura fine Ottocento, dove si vende pesce freschissimo, ma anche ideale per un piacevole lunch locale (qui sopra). Uscendo dal mercato a sinistra c’è Gagarin, il maestro livornese del 5 e 5, il pane e torta, panini farciti di farinata pepata che un tempo costavano 5 centesimi il pane e 5 la farinata. Per gustare un ottimo cacciucco, la specialità del luogo, il consiglio è la Trattoria Sottomarino, a due passi dal quartiere Pontino, affacciato sui Fossi Medicei.
Se le condizioni del tempo lo consentono, il miglior modo per godersi Livorno è il giro della città in battello lungo i Fossi Medicei, passando sotto il Voltone alla scoperta dei luoghi più caratteristici, come il pittoresco rione dell’Ovo Sodo, il quartiere chiamato così per le maglie bianco-gialle dei remieri durante il Palio Marinaro, la spettacolare festa in mare, che esprime l’anima più vera di Livorno. Last, but not least, il frequentatissimo lungomare, oggi dominato dalla spettacolare Terrazza Mascagni del 1931, dove Fattori dipinse nel 1866 la Signora al sole, «trasformata dalla luce e dal colore in una sagoma quasi astratta», come scrive il curatore Vincenzo Farinella. (Riproduzione riservata)
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