La presentazione tecnica c’è stata qualche giorno prima, lontana dai riflettori, al quartier generale di via Tiburtina, a Roma. Lì Roberto Cingolani, amministratore delegato di Leonardo, ha svelato prima al ministro della Difesa, Guido Crosetto, e poi al capo di stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano «Michelangelo - The Security Dome». Si tratta di un nuovo sistema anti-missile basato su intelligenza artificiale, in grado di rispondere alle «nuove guerre» il cui nome «richiama la grande tradizione ingegneristica italiana».
Sempre nella sede romana si è deciso il futuro del nuovo sistema avanzato di difesa integrata «fondamentale per la sicurezza dell’Italia e dell’Europa negli anni a venire». Un sistema che, secondo le stime del gruppo, avrà un valore di mercato di 1.140 miliardi di euro nei prossimi dieci anni.
«Il progetto diventerà un integrated project team (si creerà un gruppo misto, partecipato da tutte le forze armate, ndr) con la Difesa italiana e con Leonardo che disegnerà questa nuova architettura secondo le necessità delle forze armate italiane, che dovranno poi usare la tecnologia». L’annuncio lo ha fatto giovedì 27 novembre Cingolani durante la «terza puntata» dedicata al Michelangelo Dome: quella della presentazione alla stampa, ma anche ai rappresentanti delle forze armate, del parlamento e dei futuri investitori.
«La guerra non sta finendo. Anzi, bisogna investire nella difesa perché ne sta iniziando una nuova: quella ibrida», ha spiegato il numero uno di Leonardo, facendo eco alle parole del titolare di Palazzo Baracchini messe nero su bianco nel suo non paper sulla minaccia ibrida. «E bisogna farlo sotto l’ombrello della Nato», ha puntualizzato Cingolani a MF-Milano Finanza interpellato sull’ipotesi che il progetto possa essere inserito nel computo delle spese italiane per la Nato.
«Tutte le aziende della difesa europea, compresa Leonardo, sono strettamente legate ai ministeri della Difesa. È giusto che ci sia un controllo da parte delle istituzioni, com’è giusto che l’azienda risponda ai mercati. Ci deve essere sincronizzazione. Pertanto è molto probabile che questo progetto possa diventare industrialmente caratterizzante per il nostro Paese. La difesa è un’istituzione nazionale e noi siamo un’azienda multinazionale che vuole essere una risposta alle minacce future, per l’Italia e l’Europa».
Perché è proprio a queste minaccia che Michelangelo Dome saprà rispondere. «Non è un singolo sistema, ma un’architettura completa che integra sensori terrestri, navali, aerei e spaziali di nuova generazione, piattaforme di cyber defence, sistemi di comando e controllo, intelligenza artificiale ed effettori coordinati», ha aggiunto Cingolani, spiegando che «la piattaforma crea una cupola dinamica di sicurezza, capace di individuare, tracciare e neutralizzare minacce su tutti i domini di operazione: aeree e missilistiche, inclusi missili ipersonici e sciami di droni, attacchi dalla superficie e sotto la superficie del mare, forze ostili terrestri».
L’investimento futuro di tutti i Paesi avanzati sarà proprio questo: sicurezza. «Ecco perché è importante far capire la visione industriale di Leonardo nel cui futuro non ci siamo solo noi». Visione industriale che sarà integrata nell’aggiornamento del Piano strategico «che sarà comunicato subito dopo la chiusura di bilancio, diciamo entro marzo», ha detto il capo azienda.
«Ci stiamo affermando come catalizzatori delle alleanze e lo si vede dalle join venture e dalle partnership, da Rheinmetall a Baykar. Ora stiamo parlando con i colleghi americani perché se non si fanno le cose insieme, sotto l’ombrello Nato, le cose non funzionano. Tutto questo è fatto per difenderci, non per attaccare», altrimenti, ha concluso Cingolani, «ci sterminano». (riproduzione riservata)